- La direttrice del museo della maison, Stefania Ricci: «Una mostra al momento solo digitale sull’archivio di Fulvia, figlia del fondatore».
- Gianni Chiarini lancia una linea amica della natura. Twinset la collezione Actitude.
Lo speciale contiene due articoli.
La storia racchiusa in un quadrato di seta. Una storia che parte 5.000 anni fa, quando un filo sottile e lucente generato dalla bava di un lepidottero ha dato origine al più bello dei tessuti, simbolo di regalità, eleganza e lusso. Ma anche una storia più recente iniziata nel 1960 quando Salvatore Ferragamo, sinonimo delle calzature delle star di Hollywood, pensa alla creazione di una casa di moda per vestire la donna dai piedi alla testa. È Fulvia, quarta dei sei figli di Salvatore e Wanda Ferragamo, prematuramente scomparsa, a dare avvio negli anni Settanta a una produzione continuativa di accessori in seta, da donna e da uomo, caratterizzati da disegni esclusivi, realizzati a Como da Ravasi, Butti e Ostinelli, Ghioldi, Canepa, Ratti e Mantero, tessiture selezionate in base alle specialità di stampa in cui eccellevano. Era però sempre Fulvia, in qualità di direttore creativo delle collezioni in seta, a dare l’idea di partenza e a curare le combinazioni cromatiche.
Da allora la produzione della casa fiorentina è diventata immensa e vanta un archivio straordinario dal quale s’è potuto trarre materiale per una mostra d’eccellenza dal titolo emblematico, Seta. Una mostra, a Palazzo Spini Feroni a Firenze, che ha lo scopo di raccontare l’unione perfetta di intuizioni creative e di alto artigianato industriale che sta dietro alla produzione di un foulard.
«L’idea della mostra nasce dall’archivio seta, per noi importantissimo», spiega Stefania Ricci, direttrice del museo e della Fondazione Ferragamo e storica dell’arte, in azienda dal 1984. Il museo è stato a lungo lungo diretto dalla stessa persona, Fulvia Ferragamo, che si è inventata questo reparto esclusivo e aveva un’impronta molto riconoscibile. Questo ha aiutato a dare un’identità molto forte».
Se dovessimo tradurre l’archivio in numeri?
«Solo di foulard se ne contano circa 5.000, 7.000 cravatte, più tutti gli altri accessori. E in archivio non c’è tutto perché viene tenuto un campione e non per tutte le varianti di colore, altrimenti servirebbero grandi spazi. Erano stati fatti anche pupazzetti con la seta di scarto delle cravatte, cuscini per la casa, portacenere con la stampa dei foulard».
Una mostra già «scritta».
«C’è sempre stata l’idea di una esposizione dedicata a questo settore. Appena finita quella sulla sostenibilità si è subito pensato di dedicare la mostra a Fulvia e a tutto il suo lavoro. È stata anche l’occasione di riunire i due archivi, quello che c’era già a Firenze con quello che lei teneva a Milano. Alla base della mostra c’è la raccolta in forma di collage di quelle che erano le fonti di ispirazione dettate da tante idee diverse: l’acquisto di un catalogo o una mostra dove Fulvia Ferragamo trovava elementi interessanti. Quelle pagine venivano fotocopiate, ridisegnate e trasformate in collage. Questi fogli sono stati riuniti in 1.065 libri».
Con quei fogli cosa avveniva?
«Venivano utilizzati in un moodboard, sempre suggerito da Fulvia, dove i disegnatori sviluppavano dei bozzetti che lei rivedeva e correggeva. Teniamo conto che per fare un disegno nuovo per un foulard ci voleva più di un mese».
Per diventare preziosi oggetti di seta.
«Sì, dal disegno finale si passa a una rifinitura, di solito eseguita all’interno delle stamperie per dare un segno definito altrimenti, quando si va a incidere, si impastano le forme e i colori, è un’operazione complessa. Poi, le prime prove colore e la scelta delle varianti che su un disegno possono essere anche otto, tenendo conto che possono esserci anche 15 disegni a collezione, ognuno con le sue varianti. Un lavoro dove c’è tanta tecnica ma anche una grande parte artigianale. Il pubblico non si rende conto di quello che c’è dietro, il mestiere della stamperia. Ci piaceva, da un punto di vista museografico, mettere l’accento su oggetti che si possono comperare al duty free, come un foulard o una cravatta, e che rispetto a un abito sembrano più semplici, mentre in effetti hanno dietro un grande lavoro. Abbiamo voluto dimostrare sia la grande passione ma anche l’arte dietro a questi foulard. Il materiale d’archivio è stato la molla per il taglio particolare della mostra in un confronto continuo dall’oggetto al foulard, al disegno, alla fonte d’ispirazione».
La scelta di cosa tenere e cosa scartare è stata difficile?
«Tanti anni fa avevamo partecipato a un’esposizione sulla seta a Genova: partiva con pezzi del 1400 e a Ferragamo avevano dedicato le ultime sale come l’azienda italiana più rappresentativa. Lì si trattava di mettere molti meno foulard, ma vennero scelti con la signora Fulvia e sapevo benissimo a quali teneva. Gli altri li ho selezionati in base all’importanza anche come fonte di ispirazione. Alcuni sono tratti da dipinti di grandi artisti, altri da un libro del 1600 conservato alla Biblioteca nazionale centrale. E poi sono stata aiutata dalla sorella di Fulvia, Giovanna, e con lei ne abbiamo scelto altri. Le sorelle avevano lavorato molto insieme».
In mostra quanti pezzi ci sono?
«Oltre un centinaio. Confesso che da alcuni non è stato facile separarsi. Oggi il nuovo progetto espositivo allestito fino al 18 aprile 2022 al Museo Salvatore Ferragamo di Firenze è visitabile online (sul sito https://www.ferragamo.com/museo/it/seta, ndr) e aspettiamo di avere il via per aprire le porte. A gennaio del prossimo anno sarà organizzata alla Biblioteca nazionale centrale la mostra Un battito d’ali dedicata alle farfalle e agli uccelli, quindi vedremo altri foulard con libri a confronto su questo tema particolare. Negli ultimi anni abbiamo cercato di uscire dalle sale del nostro museo per entrare in altre istituzioni di Firenze in modo da rafforzare questo continuo dialogo tra il mondo della cultura e il mondo della moda».
Un vero e proprio omaggio al lavoro di Fulvia Ferragamo.
«Nessuno ha visto la mostra in presenza ma i figli della signora Fulvia, Consolata, Ginevra, Emanuele e Angelica, che lavora all’interno dell’azienda, a porte chiuse sono venuti per una visita. Qui hanno ritrovato la storia della loro mamma, sono stati contenti e questo è il maggior successo che potevo ottenere».
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