Elon Musk. Il sogno di un sistema interconnesso dall’algoritmo, ai robot, a Marte
Elon Musk (Ansa)
Comincia questa settimana un viaggio nella Silicon Valley per conoscere da vicino i giganti della tecnologia digitale. Gente che non si limita a far soldi (tantissimi), ma costruisce il mondo che verrà. Si parte con Elon Musk, il fondatore di Tesla, SpaceX e Starlink: un impero in cui gli investimenti in settori all’apparenza distanti sono in realtà tutti collegati tra loro. Con un obiettivo: assottigliare sempre più il confine tra l’uomo e la macchina.

Raccontare Elon Musk non è semplice, anche perché la personalità dell’uomo pervade le aziende che ha fondato sino a fare dell’entità Musk un piccolo (grande) universo interconnesso.

Dopo la prima avventura giovanile tutta finanziaria di PayPal, le aziende di Musk sono diventate molto concrete. Tesla, SpaceX, Starlink, Neuralink, xAI non sono iniziative isolate, né semplicemente diversificate. Nel tempo hanno assunto la forma di un sistema industriale coerente, costruito attorno ad alcuni assi strategici molto chiari: controllo delle infrastrutture fisiche, integrazione verticale delle filiere, riduzione dei costi attraverso economie di scala e standardizzazione, un certo dominio del software a comando dell’hardware.

In questo universo, Tesla è il punto di partenza più visibile. Nata come casa automobilistica elettrica, è diventata progressivamente un’impresa di manifattura avanzata, con una forte componente energetica e informatica. Le batterie, i sistemi di accumulo, la gestione intelligente della rete, l’ottimizzazione dei processi produttivi sono man mano diventati elementi centrali quanto l’auto in sé. Negli ultimi anni l’attenzione di Musk in Tesla si è spostata sempre più verso la guida autonoma, la robotica e l’intelligenza artificiale applicata alla produzione. Il veicolo non è più soltanto un mezzo di trasporto, ma una piattaforma mobile di sensori e dati, integrata in un sistema più ampio. Allo stesso tempo, il business è stato complicato da due fattori esterni. Uno è l’arrivo sui mercati mondiali dei costruttori cinesi, che ha provocato una contrazione dei margini, un calo delle quote di mercato e costretto Musk sulla difensiva. L’altro fattore è l’arrivo di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Al di là del rapporto personale tra i due, Trump sta cancellando le norme sulle emissioni che sono alla base del meccanismo dei crediti di emissione, la cui vendita costituisce una parte sostanziale dei margini di Tesla.

Ecco perché la svolta verso le auto a guida autonoma non è solo una evoluzione di Tesla, ma un passo quasi obbligato per sopravvivere alla spietata concorrenza e al mutato quadro regolatorio. L’idea è quella di un parco di veicoli autonomi, sempre connessi in rete e gestiti centralmente, come terminali. Per il mondo dell’automobile, si tratta di un cambio notevole nei rapporti tra produzione, vendita e utilizzo. Lo stesso vale per la robotica umanoide, presentata come naturale estensione delle competenze sviluppate sull’auto. Su questo, Musk sta investendo molto del suo capitale di credibilità, puntando molto sull’intelligenza artificiale come anima dei robot.

Lo spazio rappresenta l’altro pilastro del sistema Musk. Con SpaceX il settore spaziale, tradizionalmente dominato da grandi programmi con fondi pubblici e costi elevatissimi, è stato trasformato attraverso una logica di produzione industriale piuttosto aggressiva. Il riutilizzo dei razzi, la standardizzazione dei componenti, l’accelerazione dei cicli di sviluppo hanno ridotto i costi di accesso allo spazio in modo sostanziale. Questo ha cambiato radicalmente gli equilibri del settore, rendendo l’aeronautica spaziale una dimensione industriale aperta e dotata di continuità, non più episodica. Tanto che il Pentagono è uno dei maggiori clienti di Musk, che tramite SpaceX fornisce lanci di satelliti del Pentagono e della U.S. Space Force, inclusi satelliti di comunicazione, navigazione e intelligence. In altre parole, SpaceX è un prime contractor industriale del governo americano, inserito pienamente nell’apparato militare-industriale statunitense.

Starlink è a un tempo creatura gemella e conseguenza diretta di questa trasformazione. La costellazione di satelliti a bassa orbita che fornisce connettività globale non è solo un servizio commerciale per la connessione ad Internet. È diventata (o è nata già come tale) una infrastruttura di comunicazione autonoma, pervasiva e difficilmente sostituibile nel breve periodo. In molte aree del mondo Starlink ha dimostrato di poter funzionare dove le reti terrestri non arrivano o vengono interrotte e ciò conferisce all’azienda un valore strategico che va oltre il mercato delle telecomunicazioni. Tanto è vero che il governo americano è grande cliente del sistema satellitare privato di Musk, al punto anzi da partecipare allo sviluppo di Starshield, la rete simile a Starlink per i servizi militari.

Diversa è la vicenda di X, l’ex Twitter, acquistata nel 2022 per 44 miliardi di dollari. Il controllo di un canale informativo di questo tipo, integrato con enormi capacità di calcolo e con progetti di intelligenza artificiale come xAI, introduce un ulteriore livello nell’ecosistema muskiano, quello della gestione e dell’elaborazione dei flussi informativi. Ciò è tanto più vero dal momento in cui la società di intelligenza artificiale di Musk, xAI, ha acquisito X con un’operazione da 33 miliardi di dollari lo scorso anno. X è una fabbrica di dati in tempo reale, tra flussi testuali, interazioni pubbliche, linguaggio non filtrato, dinamiche di influenza e polarizzazione delle opinioni. Si tratta di una vera miniera d’oro per i modelli di intelligenza artificiale che Musk sviluppa in xAI. Dunque, portare X dentro lo sviluppatore di Ia della galassia Musk aveva un perfetto senso industriale. In pratica, il social X è il cibo con cui si nutre l’intelligenza artificiale che finisce nei robot umanoidi. Detta così, la cosa può sembrare preoccupante e forse lo è.

Mentre Neuralink, che si occupa di interfacce uomo-macchina, si inserisce nella stessa logica di lungo periodo, qualche giorno fa Musk ha avviato l’acquisizione di xAI da parte di SpaceX. La compagnia di Ia è stata valutata 250 miliardi di dollari, mentre SpaceX vale circa 1.000 miliardi, dunque la società risultante vale circa 1.250 miliardi di dollari e rappresenta ora la punta di lancia per il progetto di creare data center nello spazio e integrare la comunicazione satellitare con le operazioni spaziali.

In questo quadro, il progetto di mandare l’uomo su Marte sembra abbastanza coerente, anche se per ora si parla solo di intenzioni. È vero però che anche se l’obiettivo finale resta lontano, il percorso per arrivarci produce in sé ricadute industriali concrete, dai materiali ai sistemi energetici, dalla logistica avanzata all’automazione.

Il risultato di tutto ciò è un sistema industriale in sé compiuto, che assomiglia sempre meno a un gruppo industriale tradizionale e sempre più a una piattaforma tecnologica estesa, capace di operare su più livelli contemporaneamente. Non tutte le promesse di Elon Musk si sono tradotte in risultati immediati, e alcuni progetti restano incompiuti o assai controversi. La concentrazione di competenze, infrastrutture e potere tecnologico spiega perché il percorso di Musk continui a suscitare attenzione, consenso e opposizione ben oltre il mondo della tecnologia.

Da non perdere