- Dalla riforma della polizia al sostegno ai disabili, dall’antiriciclaggio alla lotta ai prestanome: ecco tutti i provvedimenti rimasti lettera morta perché i vari governi se ne sono disinteressati.
- «Preferiscono norme fatte in fretta e rimandare i problemi a un domani». L’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli: «I politici sfruttano l’effetto annuncio per mostrare che mantengono le promesse. Se le questioni si complicano, si rinvia a un testo successivo. E se non arriva, nessuna sanzione».
Lo speciale comprende due articoli.
Leggi non ancora applicabili, in attesa di diventare operative perché mancano i decreti attuativi. Abbiamo centinaia di provvedimenti, approvati dal Parlamento, fermi da anni. Rimangono solo sulla carta, belle intenzioni come il promesso taglio fiscale della manovra di bilancio 2020 che, al contrario, ci riserverà nuove tasse. A metà ottobre, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Ufficio per il programma di governo, i decreti che ancora mancano all’appello sono 287 tra Conte uno e Conte due, oltre ai 409 eredità della XVII legislatura: in tutto 696. Per leggi risalenti al governo Renzi si tratta di 135 decreti, 262 quelli lasciati dal governo Gentiloni, 12 dall’esecutivo Letta. Gli arretrati erano 677 a luglio 2018, qualche cosa si è fatto ma il fardello di regolamenti ancora da predisporre resta pesantissimo.
Per ogni misura introdotta, infatti, servono norme che definiscano tecnica, attuazione, limiti delle leggi per dare loro piena operatività. Un secondo tempo complesso, un lavoro extraparlamentare macchinoso che accompagna i decreti attraverso diversi ministeri e agenzie competenti, protocolli d’intesa, linee di indirizzo, deliberazioni Cipe, in un arco di tempo anche lunghissimo. Nel frattempo possono «perdersi» nei corridoi o scadono i termini entro il quale devono essere adottati.
Per avere un’idea, considerando gli 80 provvedimenti legislativi pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dal 1° giugno 2018 al 4 settembre 2019, di questi 43 sono «auto applicativi» (non prevedono il rinvio a misure attuative), 37 richiedono 367 regolamenti dei quali solo 81 sono stati predisposti, mentre 286 (di cui 114 con termine scaduto) sono in attesa di essere attuati. A giugno, il network Openpolis segnalava che dal 2014 al 2019 le leggi di bilancio approvate sono tutte incomplete.
Al di là dei numeri, i decreti attuativi in sospeso, sommati a quelli dei precedenti esecutivi, rendono non fruibili progetti di legge necessari, dovuti o anche solo sbandierati per opportunismi politici, ma che dopo aver superato il consenso di Camera e Senato restano lettera morta. I cittadini pensano siano disposizioni in vigore, invece rimangono in un limbo sconosciuto ai più.
Scopriamo così che il riordino dei ruoli delle forze di polizia del 2017 è ancora in attesa di 15 decreti attuativi, di 5 decreti la legge sugli interventi in materia di antiriciclaggio, di 4 il reddito di inclusione e contrasto alla povertà, di 4 la promozione dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, di 7 il codice dell’amministrazione digitale. Un decreto legge del 2009 coinvolgeva il Pubblico registro automobilistico (Pra) nell’individuazione dei finti poveri, obbligandolo a segnalare ad agenzia delle entrate, guardia di finanza e alla regione competente la singola persona fisica che risulti proprietaria di 10 o più veicoli. Un anno dopo furono vietate per legge le intestazioni simulate. Però continuano a mancare i decreti attuativi, il risultato è che nel nostro Paese circolano 97.000 auto intestate a prestanome, utilizzate anche per scopi criminali. L’elenco è lungo e desolante di norme invocate, promesse in campo sociale, economico, in aree tematiche che vanno da ordine pubblico e sicurezza a infrastrutture, da sanità ad ambiente. Non sono applicate per l’inefficienza degli esecutivi, vanificando così il lavoro parlamentare.
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