Eternità montane. Cancellate nel 2010 ma divorano ancora i soldi delle Regioni
Ansa
  • Le Comunità dovevano essere trasformate in Unioni di Comuni: ne rimangono 94. Le 20 della Campania incasseranno 12 milioni.
  • I costi dei lavoratori prosciugano i bilanci, resta poco per favorire il turismo e combattere lo spopolamento.
  • Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Achille Bellucci: «Chiedemmo l’abolizione già nel 2013, ma Nicola Zingaretti non volle mai discutere la proposta. Intanto si è continuato ad assumere personale e mantenere strutture costose».

Lo speciale contiene tre articoli

Dure a morire, continuano a fagocitare denaro pubblico. Stiamo parlando delle Comunità montane, nate nel 1971 e disciplinate da un decreto legge del 2000: dovevano creare sviluppo dei territori non sufficientemente valorizzati. La legge finanziaria del 2010 ne decretò la fine. Già due anni prima dovevano essere dimezzate per numero, tornarono in vita grazie a una sentenza della Corte costituzionale che affidò la competenza alle Regioni. Il governo Monti scelse un compromesso e con il decreto della «spending review» del 2012 decise di trasformarle in unioni montane di Comuni.

Per ciascuna Comunità montana, i presidenti regionali avrebbero dovuto nominare un commissario liquidatore «che per le proprie attività si avvale delle strutture del soppresso ente montano», indicava la legge, specificando che il commissario «decade alla data di estinzione dello stesso ente». A distanza di anni, invece, molti enti ancora esistono: sono 94 in Italia secondo Ancitel, la società di servizi dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci). Sopravvivono in Trentino Alto Adige (22), Veneto (2), Lombardia (23), Lazio (22), Campania (20), Sardegna (5). Rimangono anche comunità non conteggiate, in attesa di essere liquidate. Tutte conservano dipendenti e funzionari; le Regioni sono obbligate a destinare risorse finanziarie per coprire spese e debiti di questi apparati. Fondi pubblici ingenti, che mantengono in vita enti ritenuti inutili almeno secondo quanto ha stabilito il legislatore.

In Lombardia, le 23 Comunità ancora esistenti (da quella dell’Oltrepò Pavese alla Val Brembana, passando per il Parco Alto Garda Bresciano), nel 2019 hanno ricevuto 10,5 milioni di euro. Altrettanti ne avranno quest’anno. In Campania, lo scorso anno a favore delle 20 Comunità la giunta regionale aveva stanziato 12 milioni di euro, più di 1 milione a ciascuno dei 3 enti (Bussento, Lambro e Mingardo; Taburno; Tanagro, Alto e Medio Sele) che oltre alle spese per il personale hanno anche costi molto alti per il funzionamento delle sedi.

In Molise, le 10 Comunità montane aspettano di essere liquidate da quattro commissari «tre dei quali erano candidati con l’attuale presidente della Regione, Donato Toma», accusava il consigliere pentastellato Andrea Greco, all’inviato del programma televisivo Striscia la Notizia. «La nomina è a discrezione del presidente», replicava Toma, spiegando che i tempi di liquidazione sono lunghi per «una miriade di cause da smaltire con i dipendenti e con le ditte», e che le Comunità montane «hanno un carico di beni da gestire». Intanto, lo scorso ottobre, sono stati stanziati 2,2 milioni di euro per le 10 che rimangono in piedi in Molise.

Nulla, in confronto di quanto spende la Regione Lazio per le 22 Comunità montane ancora presenti sul suo territorio: gli stanziamenti da bilancio sono stati per ciascuna annualità del triennio 2017/2019 di 7,3 milioni di euro. Nel nuovo bilancio 2020-2022, le risorse calano di 1 milione, sono di 6,3 milioni di euro complessivi per ciascuna annualità ma sempre di una marea di soldi si tratta, quasi 19 milioni di euro per pagare dipendenti, affitti e mantenere in piedi strutture svuotate di funzione.

Nelle Regioni dove si è proceduto a liquidare le comunità (come in Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Puglia), istituendo le Unioni di Comuni, le spese sono diverse. In Veneto, dove i 19 enti erano passati dal ricevere 3 milioni di euro nel 2006 ai 500.000 del 2012, le Comunità sono state trasformate in Unioni montane. Ora sono 21 e lo stanziamento regionale dello scorso anno è stato di 1,2 milioni di euro. Rimangono da liquidare le due Comunità montane commissariate della Lessinia e di Agno Chiampo, per le quali i fondi a disposizione nel 2019 sono stati rispettivamente di 100.000 euro e 75.000 euro. Altro che i 754.000 euro per la comunità Calore Salernitano, tirati fuori dalla Regione Campania nello stesso periodo.

La comunità montana ha un organo rappresentativo e un organo esecutivo, composti da sindaci, assessori o consiglieri dei Comuni partecipanti. Il presidente può cumulare la carica con quella di sindaco, i rappresentanti dei Comuni della Comunità montana sono eletti dai Consigli comunali. Forse il vero problema della transizione a Unioni di Comuni l’aveva centrato Marco Sandonà, sindaco di Caltrano e presidente dell’Unione montana Astico, nel Vicentino: «Manca una volontà politica da parte dei sindaci, le comunità montane erano vacche da mungere, ma quando è finito il latte ognuno è andato per conto proprio», affermò la scorsa estate alla Voce dei Berici. Le unioni dei Comuni, in zone montane omogenee, previste dalla legge del 2012 per effetto della trasformazione delle originarie comunità montane e per i Comuni con popolazione sotto i 5.000 abitanti, fanno fatica a svolgere l’esercizio associato di funzioni e i servizi. «Il primo problema è di natura economica: le comunità montane venivano completamente sovvenzionate dalla Regione, mentre il costo del mantenimento delle Unioni spetta ai Comuni», osservava Sandonà. Aggiungeva: «Le strutture amministrative non sono preparate a ragionare con logica sovracomunale, quindi i sindaci si trovano a lottare anche con i tecnici. Si pensi alla cosa più banale: ognuno si sceglie il software che meglio crede, e difficilmente rinuncerà al suo, così i computer dei diversi Comuni non possono dialogare».

Da non perdere

Attentato a Ranucci, quattro arresti
Video

Attentato a Ranucci, quattro arresti

Fermati i presunti autori dell’assalto dinamitardo contro il conduttore di «Report». Di origine campana, avrebbero operato su commissione in cambio di migliaia di euro.

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte
Inchieste

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte

Quasi amici. Anzi, no: proprio amici amici. Lo dice Domenico Arcuri, ex commissario straordinario durante l’emergenza Covid, a proposito di Giuseppe Conte, commissario che indaga sulla gestione dell’emergenza Covid. Vi pare un’anomalia o quanto meno una frequentazione poco opportuna? Può…