Il sistema dei controlli di Uni Pegaso al momento delle immatricolazioni «era molto lasco». Come il regolamento. A descrivere con tanta franchezza il rigore tutt’altro che ferreo delle verifiche è proprio colui che guida l’ateneo della telematica: il magnifico rettore Pierpaolo Limone. Ha appena appreso dalla responsabile dell’ufficio prevalutazioni, nel corso di una conversazione intercettata dagli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Napoli, che sui giornali è stata pubblicata una notizia sulle indagini che riguardavano il percorso universitario dell’imprenditrice pompeiana Maria Rosaria boccia (La Verità se ne era già occupata a settembre 2024 nel corso delle verifiche sul suo curriculum), diventata famosa per la vicenda che ha portato alle dimissioni dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.
È il 13 giugno 2025 e Limone vuole sapere come venivano controllati i titoli dichiarati dagli studenti prima dell’immatricolazione. La risposta non sembra particolarmente rassicurante: «Il meccanismo di verifica delle autodichiarazioni non è mai stato in carico all’ufficio valutazioni, ma agli uffici amministrativi». E «le autodichiarazioni fornite all’atto della prevalutazione non rientravano in procedura».
Le intercettazioni sul sistema di controlli di Uni Pegaso
Il rettore, secondo la ricostruzione degli investigatori (confluita in un’informativa monstre da oltre mille pagine), non sapeva nulla. Tanto da chiedere se Pegaso fosse «parte lesa» oppure se «abbiamo responsabilità». La dirigente gli aveva prospettato la seconda possibilità. E Limone aveva annunciato verifiche. L’attività investigativa della Procura di Napoli sulle lauree facili, però, era già in corso. Il caso Boccia, lo scopriranno i 40 indagati nel primo filone dell’indagine condotte dal pool coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Ferrigno (di cui fanno parte i pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francescapaola Colonna Romano), appartiene a un procedimento diverso, condotto da un’altra articolazione dello stesso Nucleo della Guardia di finanza.
Il rettore interrompe la telefonata per confrontarsi con il direttore generale Andrea Proietti. Pochi minuti dopo richiama la dirigente. «Mi ha spiegato Andrea che il regolamento che avevamo, cioè che abbiamo fatto nel 2004, fa un check minimo del 5 per cento, ma appunto si tende a fare il cento per cento, delle verifiche dell’autodichiarazione». Poi, quasi rassegnato, ricorre a un’espressione dialettale che gli investigatori traducono con «cosa possiamo fare?».
I presunti favoritismi e il ruolo dei dirigenti
La questione viene commentata anche nei centri di orientamento per gli studenti. L’indagata Generosa Manzo afferma: «La Boccia ha detto che lei aveva fatto cinque esami alla Parthenope, in realtà questi esami non li aveva proprio fatti». Secondo la donna, «Daniela (probabilmente la funzionaria che avrebbe dovuto verificare i titoli, ndr) non ha controllato questi cinque esami». E attribuisce ad Andrea Buonomo, dirigente operativo e commerciale di Multiversity (indagato sia nel filone delle lauree facili, sia in quello per il pressing sulla stampa finalizzato a evitare che venissero pubblicate notizie sfavorevoli all’ateneo telematico), un suggerimento: «Non dire che sei stata tu a valutare, dici che è stata questa ragazza che se ne è andata». La conclusione dell’intercettata è netta: «Andrea ha coperto Daniela».
È un’altra chiacchierata, però, ad aver destato una certa curiosità in chi indaga. Commentando la candidatura alle regionali della Boccia in Campania salta fuori un dettaglio che viene prima annotato e poi interpretato dagli investigatori: «Immagina quella là che si è presa una laurea […] e chi capisce come stanno gli altri». Per i finanzieri «questo passaggio consente di rilevare come i favoritismi […] siano, anche in tempi recenti, prassi consolidata all’interno dell’Università telematica Pegaso». Boccia, dal canto suo, all’epoca ha contestato soprattutto il trattamento mediatico riservatole. E nelle carte acquisite dalla Procura di Napoli la questione che la riguarda ci è entrata solo perché ha prodotto intercettazioni tra gli indagati che gli investigatori hanno ritenuto rilevanti.
L’inchiesta si allarga al caso Gemme
Al pari di un’altra vicenda. Che proviene dalla Sicilia. Mentre la Procura di Napoli aveva già attivato le attività di intercettazione nell’ateneo, da Roma viene trasmesso, per competenza territoriale, un fascicolo su un presunto sistema di mercimonio dei titoli universitari che avrebbe interessato Pegaso e Università Mercatorum, entrambe appartenenti allo stesso gruppo: Multiversity. Il nome principale è quello di Claudio Andrea Gemme, già presidente poi diventato amministratore delegato di Anas. Nel suo caso gli investigatori palermitani, dove erano stati avviati gli accertamenti, ipotizzavano che alcuni esami sarebbero stati sostenuti per lui da altre persone. Il nome di Gemme compare fin dalle prime pagine dell’informativa.
Gli esami a distanza e il programma TeamViewer
Da quel procedimento viene separato un filone che riguarda la carriera universitaria del manager in Mercatorum. Per gli esami a distanza, gli investigatori ricostruiscono un possibile meccanismo di sostituzione dello studente attraverso «TeamViewer», un programma che permette di controllare un computer da remoto. In pratica, mentre l’università registrava un esame sostenuto dallo studente, un’altra persona avrebbe potuto intervenire materialmente sulla prova. Stando a quelle indagini, si sarebbe verificata una «costante interposizione sostanziale di altri soggetti durante lo svolgimento delle prove solo formalmente attribuibili al suddetto studente». In pratica, sarebbero state «abilmente» aggirate «le regole di sicurezza previste dai regolamenti universitari per lo svolgimento degli esami a distanza e on line».
I server in Irlanda e le oltre 4.200 iscrizioni sospette
Ed è per questo che il 22 aprile 2024 viene sentita a sommarie informazioni testimoniali Patrizia Tanzilli, direttore generale di Mercatorum. Le cui conversazioni Whatsapp sono poi finite nell’informativa. Quando gli atti arrivano alla Procura di Napoli vengono ipotizzati reati informatici: accesso abusivo a sistema informatico, danneggiamento informatico e frode informatica. I server che conservano i video delle prove d’esame, però, si scopre, sono in Irlanda. E la verifica sulle oltre 4.200 iscrizioni sospette ora riparte da lì.
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