Nadia Santini, la chef del ristorante Dal Pescatore insignita di tre stelle Michelin
Nadia Santini, chef del ristorante Dal Pescatore, tre stelle Michelin (Getty Images)

Una sera, finito il servizio, eravamo con Antonio, il miglior maitre d’Europa, e Nadia seduti sulle poltrone del salotto de «Il Pescatore». Si sembrava famiglia – quel tempio del buon gusto e del cibo portato a forma d’arte è famiglia – così m’azzardai a chiederle: «Ti è mai capitato che un cliente contestasse il conto?».

Allargò quel suo sorriso disarmante e disse: «Sì, mi ricordo di un tedesco a cui sembrava alto il prezzo dei tortelli di zucca. Lo pregai di seguirmi in cucina e gli mostrai come si fa la mostarda mantovana: io la faccio da me. Dissi che quel tortello retribuiva il contadino e le ore e ore che ci vogliono prima per coltivare e poi per acconciare il tortello e gli domandai: “Quanto si farebbe pagare se lo avesse fatto lei?” Ricordo che lasciò una generosa mancia».

Nadia Santini – nata Cavaliere – era così: mite e fermissima, gentile e orgogliosa del suo fare, misurata nei modi, fierissima nel difendere le proprie radici, di un’eleganza disarmante. È stata l’unica ad aver riscattato in toto il valore della donna come cuoca.

Se n’è andata stamattina a 72 anni. Con discrezione Antonio Santini – un vero gentleman – si è limitato a un annuncio sul sito de «Il Pescatore». Per piangere avrà scelto di sedersi, come ha sempre fatto fin da bambino, lì sulla riva dell’Oglio a Runate, dove tutto è cominciato 101 anni fa.

Nadia era cuoca colta, ha vissuto tutta la vita come un atto d’amore e ha cucinato per dare: il suo non era mettere in tavola, il suo era un dono.

La storia di Nadia è paragonabile a quella di un’artista immensa. È stata la prima ad avere le tre stelle Michelin (le ha conquistate nel 1996 e quest’anno ha fatto in tempo a compiere i trent’anni di primato assoluto) è stata l’unica a essere insignita, nel 2013, del titolo di miglior chef donna al mondo.

Si è sposata con Antonio Santini nel 1974 dopo la laurea in Scienze politiche, ha imparato tutto da Bruna e Teresa, mamma e nonna del marito, e ha cucinato sempre per rendere omaggio a loro e fare felici gli ospiti. È stata insignita di ogni premio.

Alla storia di questo luogo unico nato come friggitoria dei pesci che il primo degli Antonio Santini pescava nell’Oglio e Teresa offriva croccanti ai viandanti ha reso omaggio vivendo. La metamorfosi della trattoria fatta d’incanti e d’affetti e progredita con il propellente di un sentimento d’appartenenza reciproca che ha unito Nadia e Antonio in questa avventura meravigliosa.

L’immenso valore di Nadia è testimoniato dai suoi piatti eseguiti mai per stupire, ma per nutrire: i tortelli di zucca, gli agnoli mantovani a citazione dell’antico sorbir, la faraona, i risotti, l’anguilla, quell’inarrivabile sufflé all’arancia sono stazioni di un viaggio sentimentale.

Giovanni e Alberto continuano l’arte di mamma Nadia e lei li ha formati nell’exactitude culinaria così come ha accudito ogni ospite de «Il Pescatore».

Indimenticabile: mai s’è imposta, ha sempre affascinato. Di fronte a lei persino l’invidia (dei colleghi) si vergognava diventando elogio. Ora è stella tra le stelle e da oggi la vita nostra è assai più insipida.

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