Il revisori Ue bocciano la transizione. Per il clima già sprecati 135 miliardi
  • La Corte dei conti europea diffonde i risultati delle analisi di spesa dei fondi Pac destinati al «climate change»: nessun effetto. In cantiere ci sono altri 1.000 miliardi.
  • L’eurodeputato leghista Paolo Borchia: «Servono tempi più lunghi e flessibilità. La sinistra vuole rinunciare al gas ma sarebbe un suicidio, le rinnovabili hanno ancora costi troppo alti».

Lo speciale contiene sei articoli.

Una montagna di soldi spesi male. Negli ultimi mesi la Corte dei conti europea ha acceso il faro sui finanziamenti e le politiche green messi in atto da Bruxelles. E gli esiti dei controlli effettuati dai revisori sono sconfortanti. Finiti nel vento, ad esempio, i 100 miliardi destinati dalla Politica agricola comune (Pac) alla lotta ai cambiamenti climatici. Non avrebbero sortito praticamente alcun effetto in termini di impatto sul climate change. Ininfluente anche l’effetto delle misure sull’utilizzo sostenibile dell’acqua, un bene che sta diventando sempre più prezioso con il passare del tempo. La Commissione ha stabilito di introdurre una condizionalità piuttosto blanda sui 35 miliardi di euro di pagamenti diretti della Pac in relazione alla sostenibilità delle risorse idriche, e per giunta i controlli sono rari e le sanzioni lievi. Poco incisive anche le politiche sulle foreste e sulle reti di ricarica per le auto elettriche.

La tegola forse più dura è caduta su Bruxelles a luglio 2020, quando la Corte dei conti ha fatto le pulci all’azione della Commissione, concludendo che «senza una metodologia di monitoraggio affidabile vi è il rischio di sovrastimare la spesa sul clima». D’altronde, i target fissati dagli euroburocrati sono mostruosi: in termini di valore-obiettivo di spesa parliamo di 206 miliardi di euro per il settennato 2014-2020 (20% del budget) e di 320 miliardi di euro per il 2021-2027 (25% sul totale del bilancio). E il cosiddetto «green deal» mira a mobilitare nei prossimi dieci anni 1.000 miliardi di euro, in parte finanziati dal budget europeo. «La Commissione non ha tenuto conto dell’impatto negativo della spesa comportante un aumento delle emissioni», spiegano i revisori, «inoltre ha sovrastimato la misura in cui la spesa dell’Ue, e in particolare alcuni regimi di aiuto della Pac potevano contribuire a far fronte ai cambiamenti climatici».

Poco meno di un mese fa, poi, la Corte dei conti ha stilato un duro rapporto sugli investimenti green. «La transizione verso un’economia a zero emissioni nette richiederà ingenti investimenti pubblici e privati», si legge nel comunicato diffuso a margine della pubblicazione della relazione, «ma l’Ue non fa abbastanza per dirigere i fondi disponibili verso attività sostenibili». Uno degli impegni assunti dall’Ue a seguito della firma degli accordi di Parigi nel 2015, nell’ottica di una transizione verso un’economia a zero emissione nette, era quello di rendere i flussi finanziari coerenti con un percorso verso uno sviluppo a basse emissioni di gas a effetto serra e resiliente ai cambiamenti climatici. Obiettivo fallito per mancanza di trasparenza sugli obiettivi e ritardi nell’attuazione delle misure.


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