Sulla lotta agli evasori la sinistra deve mettersi d’accordo con sé stessa
Giorgia Meloni (Ansa)
La reazione alla mossa del governo mostra la faccia di bronzo di Pd e M5s.

Giorgia Meloni ha fatto bene a gettare acqua sul fuoco del redditometro: parlare di tasse in campagna elettorale, a meno che sia per ridurle, è a dir poco un suicidio. Dunque, chi ha deciso di riesumare il redditometro, anche solo per correggerne le storture, alla vigilia del voto per l’Europa diciamo che ha fatto autogol. Il redditometro è uno strumento che esiste da cinquant’anni, perché fu introdotto nel 1974, allo scopo di consentire al Fisco di accertare in maniera sintetica il reddito di un contribuente in base al suo tenore di vita. Nel corso degli anni è stato affinato, anche grazie alle molte tracce che si lasciano facendo compere. Soggiorni in hotel, acquisti con la carta di credito, bonifici inviati sono piste che i funzionari dell’Agenzia delle Entrate seguono come cani da tartufo per individuare chi si sottrae all’obbligo di pagare le imposte oppure sceglie di autoridursele, dichiarando meno.

Naturalmente, certe pretese degli esattori, che addirittura stimano il reddito di un ristorante in base al numero di tovaglioli mandati in lavanderia, spesso appaiono vessatorie. E comunque le generalizzazioni che tendono ad attribuire guadagni a tavolino in base al settore e alla località in cui si svolge un’attività non paiono il modo migliore per dare prova di un Fisco amico, come spesso i vertici dell’Agenzia delle Entrate dicono di voler sembrare.

E però, una volta segnalata l’intempestività della decisione di riesumare il redditometro a venti giorni dal voto e anche la macchinosità e l’invadenza di certi accertamenti calati dall’alto, mi pare piuttosto comico che a indignarsi siano gli esponenti della sinistra, quelli che ogni giorno, se devono sostenere le misure che quando erano al governo non hanno preso, dicono che gli aiuti alle famiglie in difficoltà, gli aumenti ai redditi bassi e i sostegni allo studio si possono finanziare con la lotta all’evasione. Capisco la propaganda e anche l’incongruenza. Dopo aver creato voragini nei conti dello Stato con il reddito di cittadinanza e con il Superbonus, Landini e compagni, insieme a Conte e grillini, vogliono pescare i soldi dalle tasche di chi non paga le tasse. E poi, quando qualcuno propone di incrociare i dati e di verificare chi spende e spande ma dichiara un reddito da morto di fame, che fanno? Gridano allo scandalo. Vogliono la lotta agli evasori, ma quando c’è qualcuno che la fa, loro stanno dalla parte di chi evade. Se qualcuno fa vacanze da sogno o compra macchine di lusso, se ha un reddito capiente non ha nulla da temere da un accertamento. Ma se invece dici di vivere al minimo e poi te la godi al massimo, evidentemente c’è qualche cosa che non va. Eppure, per compagni e grillini, in campagna elettorale tutto fa brodo. O meglio: tutto si può usare, anche il gioco sporco.

Ripeto: il governo avrebbe fatto meglio a evitare di riesumare il redditometro a venti giorni dal voto per l’Europa. Ma Pd e 5 stelle dovrebbero evitare di mostrare agli italiani la loro faccia di bronzo.

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