Greta sta con Biden: guai per i dem
Greta Thunberg (Ansa)

Greta Thunberg ha dato il proprio endorsement a Joe Biden. «Non mi occupo mai di partiti politici. Ma le prossime elezioni americane sono al di sopra e al di là di tutto questo. Dal punto di vista climatico ci sono ancora tante cose da fare e molti di voi ovviamente hanno sostenuto altri candidati. Ma, voglio dire … sai … dannazione! Organizzati e fai in modo che tutti votino Biden», ha scritto l’attivista svedese su Twitter.

Del resto, che i rapporti tra Greta e Donald Trump non fossero particolarmente idilliaci, era già emerso evidentemente lo scorso anno. Adesso, con l’endorsement dell’attivista, Biden punta chiaramente ad intestarsi la rappresentanza degli ambientalisti, strizzando l’occhio soprattutto alle nuove generazioni: quei giovani che sono finora rimasti particolarmente freddi nei confronti dell’ex vicepresidente e che, a sinistra, avevano trovato invece il proprio beniamino soprattutto nel senatore del Vermont, Bernie Sanders. È quindi utile cercare di comprendere quale possa realmente essere l’impatto di un simile endorsement nella corsa presidenziale americana.

In primo luogo, vale la pena di ricordare che Biden fosse già il candidato preferito da un certo ambientalismo molto spostato a sinistra. Ragion per cui, su tale fronte non si verificheranno eclatanti mutamenti. In secondo luogo, come accennato, è molto probabile che un tale endorsement aiuti l’ex vicepresidente nel voto giovanile. Eppure, se andiamo oltre le semplici apparenze, ciò potrebbe per lui rivelarsi un sonoro boomerang. L’incremento del voto giovanile è infatti un incremento in termini di voto popolare a livello nazionale. Un fattore sicuramente importante ma non decisivo, visto che – come dimostrano le presidenziali del 2000 e del 2016 – si può arrivare alla Casa Bianca pur perdendo nel voto nazionale.

Il problema sorge nel momento in cui l’endorsement di Greta possa per Biden rivelarsi ostico in determinate aree degli Stati Uniti: aree, in cui l’ambientalismo spinto dell’attivista svedese viene visto come preoccupante sul piano economico e occupazionale. Si pensi solo alla Rust Belt, dove i colletti blu non hanno mai mostrato di amare troppo quel tipo di politiche ambientali. In particolare, quest’anno si riscontra una battaglia particolarmente serrata per la conquista della Pennsylvania: uno Stato, la cui economia in buona parte è retta sul fracking (controversa tecnica di estrazione del gas naturale). Se Trump si è sempre detto decisamente favorevole a questa pratica, Biden è risultato invece molto più ambiguo. E ha cercato di correre ai ripari negli ultimi mesi, dicendo di non volerlo vietare. Una tesi ribadita, mercoledì scorso, anche da una storica avversaria del fracking come Kamala Harris, che di Biden è notoriamente la running mate.

Adesso però l’endorsement di Greta rischia di cambiare tutto. Perché è un po’ strano che una paladina dell’ambiente come lei si schieri a favore di un candidato favorevole alla fratturazione idraulica: un problema che, per una idealista siffatta, non può essere banalmente risolto nell’ottica del sostegno al candidato meno peggiore. Quindi i casi sono due: o Biden e la Harris mentono quando dicono che non vogliono vietare il fracking. Oppure Greta si è consapevolmente piegata alle strumentalizzazioni di una campagna per delle elezioni in cui lei – in quanto svedese – neppure può votare. E intanto in Pennsylvania la preoccupazione verso Biden rischiano di aumentare. Ricordiamo che, al 9 ottobre 2016, Hillary Clinton era in vantaggio di 9,4 punti su Trump nel cosiddetto Keystone State. Di contro, al 9 ottobre 2020, in loco l’ex vicepresidente è avanti di 7,1 punti. Ricordiamo anche che, quattro anni fa, fu proprio l’allora candidato repubblicano ad aggiudicarsi alla fine – per quanto d’un soffio – la Pennsylvania. Insomma, non è detto che, per Biden, l’endorsement di Greta si rivelerà necessariamente una manna dal cielo. Potrebbe infatti ritorcerglisi contro. E questo Trump lo sa benissimo.

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