- Avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta per le operazioni successive alla cessione al West Ham del centrocampista Obiang. La società calcistica ligure controllata da una Srl del valore di 1.000 euro
- Il consulente intercettato: c’è talmente tanta mer… nelle società. Le richieste dell’ex patron blucerchiato: voglio la barca e l’aereo
Lo speciale contiene due articoli
Il marasma di società mandate a gambe all’aria da Massimo Ferrero, il presidente della Sampdoria arrestato due giorni fa (per vicende a cui la società calcistica risulta estranea) su richiesta della Procura di Paola, sembra produrre una inchiesta giudiziaria dietro l’altra: da Roma ha ricevuto un ulteriore avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta, in un procedimento che lo vede indagato insieme alla figlia Vanessa, al nipote Giorgio e ad Andrea Diamanti. Prosciolto dalle precedenti accuse di dichiarazione fraudolenta, riciclaggio e truffa, si ritrova però a rischiare di doversi difendere dalla stessa ipotesi di reato che lo ha fatto finire nel carcere milanese di San Vittore. E in questo caso, invece, la Samp sembra coinvolta, ma come potenziale parte lesa.
I pm capitolini hanno infatti svolto accertamenti sulla cessione del centrocampista Pedro Obiang, passato al West Ham nel 2015 per 6,5 milioni di euro. E anche se le iniziali ipotesi di reato, che secondo il Gup che ha prosciolto Ferrero un anno fa «non sussistono», resta il fatto che una parte della somma incassata dalla squadra inglese, risulta essere stata usata dalla Sampdoria per pagare il contratto sottoscritto con una società della galassia Ferrero, la Vici srl, amministrata dalla figlia del Viperetta, Vanessa, anche lei coinvolta nell’inchiesta calabrese. Nel ginepraio societario targato Ferrero, insomma, si intrecciano le inchieste giudiziarie.
Alla società cinematografica della donna, che da due giorni si trova agli arresti domiciliari, la Sampdoria ha pagato 1,15 milioni di euro per «una nuova residenza atleti, il rifacimento dei campi di allenamento e della prima squadra, e la realizzazione di nuovi spogliatoi» da realizzare al centro sportivo della squadra. Dai conti della Vici, 805.000 euro risultano poi essere finiti alla Livingston Spa (fallita e per cui Ferrero ha patteggiato una pena a 1 anno e 10 mesi), già amministrata dal presidente dimissionario della Samp, a saldo di quanto dovuto da un’altra società del gruppo, la Farvem real estate «in difetto di alcuna ragione economica».
L’inchiesta romana punta anche su dei passaggi di denaro a Ferrero da parte di società del gruppo risalenti al 2014 sotto forma di conciliazioni che i pm ritengono «ideologicamente false» e che sono avvenute davanti alla direzione territoriale del lavoro: la Eleven Finance e la Mediaport cinema hanno versato a Ferrero 100.000 euro l’una, mentre la Cgs/Vici ha pagato al presidente della Sampdoria 200.000 euro. Gli inquirenti calcolano la distrazione complessiva di fondi in 1,35 milioni di euro che avrebbe danneggiato la Eleven finance, che, nel frattempo, ha incorporato la Cgs, la Vici e la Mediaport. Per salvare Eleven finance e Farvem, nel 2019, Ferrero ha messo in vendita la Sampdoria, cessione che per il momento non si è ancora realizzata nonostante una cospicua offerta arrivata da una cordata rappresentata da una vecchia gloria del club, Gianluca Vialli. Ma da un’intercettazione del 3 giugno scorso tra la figlia di Ferrero, Vanessa e il fiscalista Gianluca Vidal, si capisce che Viperetta fosse convinto di poter tenere per sé il suo fiore all’occhiello.
La figlia infatti dice all’uomo che sta cercando di salvare le società della famiglia: «Ma papà pe’ quello che concerne invece il discorso Sampdoria lui nun ce pensa proprio potrebbe continuare a tenerla andando avanti». Ma il professionista la gela: «No, no ascoltami, no ascolta, questi qua sono i sogni, Massimo va avanti a sogni dopodiché c’ha culo e tuo padre c’ha un culo micidiale […] e quindi magari realizzerà anche questo». Poi spiega che «il tema è che il Tribunale ha voluto la dichiarazione che noi la Sampdoria la mettiamo in vendita». La telefonata si conclude con un ulteriore bagno di realtà: «Perché altrimenti se lui trovasse qualcuno che da 33 milioni e li mette sul banco lui salverebbe la Sampdoria quindi potrebbe al limite trovare qualcuno a cui vendere una quota importante, il 50 per cento una cosa del genere, forse potrebbe essere una soluzione per tenere capre e cavoli». Ma Vidal non è un semplice commercialista. È il titolare della Trust services srl. Il trust è un istituto del sistema giuridico di common law che serve a regolare una molteplicità di rapporti giuridici di natura patrimoniale. E, soprattutto, in questo caso, per evitare che i creditori aggrediscano beni e liquidità della Samp. La Unione calcio Sampdoria spa, capitale sociale 14 milioni di euro tondi, è di proprietà, al cento per cento, della Sport spettacolo holding srl, che ha sua volta ha un capitale sociale di 950.000 euro. E che è controllata proprio dalla Trust service srl, proprietaria di tutte le quote. L’amministratore unico della Trust service, con mille euro di capitale sociale, è Vidal. Che, contattato dalla Verità, ha spiegato: «Non sono il commercialista del gruppo Ferrero, ma un loro consulente».
In gergo tecnico lo chiamano trustee, ovvero colui che gestisce i beni conferiti nel trust nell’interesse dei beneficiari (i Ferrero) e secondo quanto disposto nell’atto istitutivo. «In sostanza», spiega Vidal, «è un oggetto a garanzia dei creditori. Cioè il trust deve garantire l’adempimento dei concordati con il Tribunale ed eventuali azioni di responsabilità dei signori della Services srl».
Vidal, insomma, non può disporre liberamente dei beni affidati alla Trust services, dovendo seguire il programma delineato dai Ferrero nell’atto costitutivo. Grazie ai mille euro con cui controlla la Sport spettacolo holding srl, che a sua volta controlla la Samp, ha il potere di mettere la squadra in vendita. Sempre se lo vorranno i Ferrero. O il Viperetta.
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