La Procura di Roma ha avviato un’indagine, senza indagati né ipotesi di reato, in relazione a presunte irregolarità nello svolgimento delle prove scritte del concorso in magistratura. All’attenzione dei pm capitolini sono finite alcune segnalazioni raccontate nelle chat di gruppo da alcuni candidati, di cui La Verità vi aveva dato conto nei giorni scorsi.
Le prove scritte della selezione pubblica consistevano nello svolgimento di tre elaborati su tre materie fondamentali – diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo – e si sono svolte a Roma da mercoledì 24 a venerdì 26 giugno. Per i 450 posti disponibili si erano presentati 7.000 candidati. Alla fine della prima giornata, mentre si concludeva la prova di diritto civile e si stavano consegnando gli ultimi elaborati, in alcune chat cominciava a circolare la notizia che le tracce di penale, prevista il mattino seguente, sarebbero state in bella vista sulla scrivania della commissione nel terzo padiglione, dove è possibile consultare i codici non commentati e il dizionario.
«Ragazzi scusatemi ma i colleghi mi hanno detto che quando sono andati a consegnare le buste c’erano sulla scrivania le tracce di penale». «Com’è possibile?», chiede incredula una collega. Risposta dell’amico: «Non so come sia possibile, ma le hanno lette», lasciando intendere che più di una traccia fosse stata vista. Di certo, il tema sulla devastazione e il saccheggio, uno di quelli segnalati come «a disposizione» sulla scrivania, era tra le tracce dell’indomani ma non venne estratto come prova, mentre quello sul delitto di bancarotta fraudolenta, invece, risultò estratto.
Eppure le norme prevedono che le tracce vengano preparate dalla commissione esaminatrice la mattina stessa della prova, per garantire la massima riservatezza fino al momento dell’estrazione. Come riportato su queste pagine da Francesco Bonazzi, molti candidati avevano denunciato il problema alla commissione, guidata da Franco Cassano, ex presidente della Corte d’Appello di Bari, ma i provvedimenti presi si erano limitati al girare alla Procura di Roma le generalità di chi aveva protestato, assieme alla verbalizzazione dei fatti denunciati.
Gli esami erano proseguiti come se nulla fosse accaduto, mentre le chat continuavano a registrare lo sconcerto e il disappunto per quanto successo. E c’è chi sta valutando un ricorso al Tar del Lazio per chiedere l’annullamento della procedura. La scuola di magistratura «Pensare diritto», fondata dal giurista Roberto Giovagnoli, ha sottolineato: «Se fosse vero tutto questo, non saremmo davanti a una mera disfunzione amministrativa. Naturalmente tutto dovrà essere accertato nelle sedi competenti. Ma proprio perché il racconto ha assunto contorni così precisi, non può essere liquidato come una semplice suggestione».
Da alcuni aspiranti magistrati era stato richiesto l’intervento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, attraverso una lettera arrivata anche alla Verità, dove si raccontano i fatti accaduti «provati in modo incontrovertibile dalle chat». Si aggiungeva: «È sicuramente accaduto che moltissimi altri candidati abbiano letto tutte e tre le tracce e non abbiano riferito nulla agli altri concorrenti per conservare il vantaggio competitivo», quindi lasciando intendere che il concorso andava annullato e rifatto. Quando alle indagini della Procura in seguito al loro esposto, si dichiaravano piuttosto scettici perché all’interno della stessa «svolge le proprie funzioni uno dei membri della commissione».
Interrogazioni sono state presentate alla Camera e al Senato per chiedere al ministro Nordio di fare chiarezza e, nel caso venissero appurate le irregolarità, di annullare il concorso. Adesso la Procura ha avviato un’indagine sulla fuga di notizie da un concorso che dovrebbe essere uno dei più selettivi e complessi.
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