Washington tira il freno sull’Ucraina. E il G7 canadese va subito nel pallone
Giancarlo Giorgetti al summit dei ministri delle Finanze del G7 in Canada (Getty Images)
  • Alla riunione dei ministri delle Finanze stallo sulla dichiarazione finale: gli statunitensi si oppongono ai toni minacciosi verso Mosca mentre si tratta. Intanto l’Ue dà il primo via ai prestiti «Safe» per investire in Difesa.
  • La Casa Bianca presenta Golden dome, il programma di difesa da 175 miliardi. Cina furiosa: «Mina la stabilità globale». La Russia invece appare conciliante.

Lo speciale contiene due articoli.

Ucraina e commercio internazionale. Sono questi i punti al centro del summit dei ministri delle Finanze del G7 attualmente in corso a Banff, in Canada. «Credo che, per garantire il bene dei cittadini che rappresentiamo, la nostra missione sia in realtà quella di ripristinare stabilità e crescita», aveva in tal senso dichiarato, martedì, il ministro delle Finanze canadese, François-Philippe Champagne, ammettendo la presenza di tensioni a causa dei dazi statunitensi.

È in questo quadro che, ieri pomeriggio, il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, ha avuto un bilaterale con l’omologo tedesco, Lars Klingbeil. Nell’occasione, secondo fonti ascoltate da Reuters, Klingbeil avrebbe auspicato relazioni transatlantiche più strette e la speranza di superare le fibrillazioni commerciali. Il ministro tedesco avrebbe anche sottolineato la necessità, da parte del G7, di sostenere fermamente l’Ucraina. E proprio la crisi ucraina, oltre ai dazi, starebbe rappresentando motivo di tensione al vertice. Secondo quanto riferito da Politico, la delegazione statunitense si sarebbe opposta a bollare l’invasione russa dell’Ucraina come «illegale» nel comunicato finale. Gli americani avrebbero mostrato contrarietà anche all’uso, nel documento, dell’espressione «ulteriore sostegno» relativamente a Kiev. La stessa Bloomberg News, ieri sera, definiva «in dubbio» l’eventualità di un comunicato finale. Ed è in questo quadro che ieri è arrivato il via libera del Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l’Ue (Coreper) al «Safe», il regolamento sul fondo europeo che finanzierà fino a 150 miliardi di euro i prestiti agli Stati per il riarmo.

È chiaro che, dopo la recente telefonata con Vladimir Putin, Donald Trump sta spingendo per l’avvio di negoziati tra ucraini e russi: negoziati che il presidente americano vorrebbe fossero ospitati dalla Santa Sede. Se dovessero essere confermate, le indiscrezioni riportate da Politico andrebbero quindi lette in questo quadro. Un quadro che non rispecchierebbe tuttavia una linea di appeasement da parte della Casa Bianca. Innanzitutto Trump ha, sì, escluso delle nuove sanzioni alla Russia nel breve termine, ma ha anche aggiunto che potrebbe prima o poi ripensarci. In secondo luogo, il presidente americano ha recentemente inferto un duro colpo a Mosca in Medio Oriente, revocando le sanzioni al regime filoturco di Damasco: una mossa, questa, che va interpretata (anche) come una forma di pressione sul Cremlino. Da questo punto di vista, sarà interessante capire come si muoverà l’Italia. Il governo di Giorgia Meloni si è storicamente ritagliato il ruolo di pontiere tra Washington e Bruxelles sulla questione dei dazi. Non è del resto un mistero che, più in generale, l’inquilina di Palazzo Chigi abbia sempre sostenuto la necessità di rinsaldare i legami transatlantici non solo sul commercio ma anche sull’Ucraina. Sotto questo aspetto, è significativo che, nella sua recente telefonata con Leone XIV, la Meloni abbia affrontato proprio la questione ucraina. Non a caso, in una nota di Palazzo Chigi relativa al colloquio, si riferisce che il pontefice ha dato «conferma della disponibilità ad accogliere in Vaticano i prossimi colloqui tra le parti».

Non si può quindi affatto escludere che, nel summit canadese, l’Italia possa effettuare due mediazioni complementari sul dossier ucraino. Da una parte, potrebbe lavorare per rafforzare la sponda tra la Santa Sede e la Casa Bianca. Dall’altra, potrebbe adoperarsi per avvicinare la posizione di Trump a quella degli altri alleati e dell’Ucraina stessa.

Ma c’è un ulteriore fattore che, stando anche a indiscrezioni di Bloomberg News, potrebbe emergere nel corso del G7: la questione cinese. Trump punta a rafforzare i rapporti commerciali con la Russia per cercare di allontanare il più possibile Mosca da Pechino. Dall’altra parte, il Dragone sta tentando di avvicinarsi all’Unione europea per fare blocco contro i dazi americani: uno scenario che irrita Washington e su cui Bessent, già alcune settimane fa, si era espresso in modo piuttosto severo. L’aspetto rilevante è che sono stati finora soprattutto due membri del G7, vale a dire Francia e Germania, a spingere Bruxelles verso la linea morbida con Pechino, laddove l’Italia si è spesa per il consolidamento delle relazioni transatlantiche. Nel complesso, la questione è molto interessante, perché, soprattutto in sede di G7, i dossier commerciali possono essere letti anche in chiave di sicurezza nazionale. Il che è l’impostazione che ha intenzione di portare avanti Bessent durante il vertice.

Insomma, il quadro è complesso. Ma l’Italia potrebbe avere le carte in regola per svolgere un ruolo di primo piano nel corso del summit. E intanto Parigi ha iniziato ad ammorbidirsi. Ieri, il ministro delle Finanze francese, Eric Lombard, si è infatti detto fiducioso sulla possibilità di ridurre le divergenze con Washington anche in eventuale assenza di un comunicato finale. «L’obiettivo è progredire e se non c’è un comunicato non è un problema, ne otterremo uno la prossima volta».

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