- Von der Leyen pretende che ogni anno i governi presentino un resoconto sugli acquisti per la difesa, in modo da controllarli e orientarli. Tra le priorità anche uno scudo spaziale e novità sugli aiuti pubblici.
- La Commissione stanzia 2 miliardi per Kiev. Oggi vertice a Copenaghen con schermo aereo e scorte armate. Rutte come Putin: ammette che l’Ucraina è il nostro cuscinetto.
Lo speciale contiene due articoli.
Non le bastava mantenere un controllo rigoroso sui conti pubblici dei singoli Paesi attraverso le regole del Patto di stabilità. E non le è sembrato sufficiente neanche imporre un piano di riarmo da 800 miliardi scavalcando l’Europarlamento e provocando una sorta di cataclisma all’interno dei partiti che la sostengono per l’uso spregiudicato dell’articolo 122 dei Trattati (procedura d’urgenza). Il capo della Commissione Ue Ursula von der Leyen si appresta a chiedere ai leader europei un vero e proprio resoconto annuale sullo stato dell’arte delle spese militari. L’obiettivo chiaro è monitorare passo per passo l’attività dei singoli Stati e nel caso entrare in pressing sugli esecutivi meno «belligeranti».
Il progetto verrà presentato in queste ore – è previsto un vertice informale – ai rappresentanti dei Paesi dell’Unione e prenderà spunto da un documento, che secondo le informazioni di Euractiv, è stato già inviato alle capitali Ue. Una bozza d’accordo. In buona sostanza, è stato individuato nel mese d’ottobre di ogni anno il momento giusto per fare il punto sugli acquisti, «valutare i progressi compiuti e dare indicazioni strategiche sulle azioni prioritarie». Per carità, la Commissione mette le mani avanti e rassicura sulle intenzioni di pubblicare delle relazioni annuali in modo aggregato, ci sono sempre dei segreti della Difesa da tutelare, ma il senso non cambia: spostare ancora una volta in modo arbitrario (escludendo il voto all’Europarlamento viene da chiedersi se i singoli parlamenti nazionali saranno interpellati) poteri e controlli dai governi locali all’Europa. Altro travaso di sovranità non autorizzato.
E c’è da stare all’erta perché al presidente della Commissione il resoconto annuale deve sembrare il minimo sindacale. Secondo quanto appreso dalla stessa Euractiv, la Baronessa al secondo mandato da leader dell’Ue era orientata a pretendere i cosiddetti «Semestri della Difesa»: due resoconti bellici annuali. A qualcuno deve essere sembrata un’esagerazione e così Ursula è arrivata a più miti consigli. Ma non finisce qui. Nello stesso vertice il capo dell’Unione ha intenzione di presentare quattro progetti centrali per riarmare il Vecchio continente.
Neanche a dirlo, la priorità va data al muro di droni che dovrebbe avere una duplice funzione: difensiva e offensiva. Da un lato servirà a rilevare, tracciare e scudare gli attacchi, dall’altro avrà la capacità di colpire obiettivi terrestri. Ma il Drone wall è solo l’inizio. Perché nelle intenzioni della Commissione sarà accompagnato da un Eastern flank watch che agirà contro le «operazioni ibride»: dalle minacce cyber fino all’indefinibile capitolo della lotta alla disinformazione.
Poi sono previsti, senza però l’indicazione di grandi dettagli, uno scudo di difesa aerea e uno scudo di difesa spaziale. Di cosa si tratta? Per capirne di più vanno riprese le parole del commissario Andrius Kubilius: «I dati spaziali», ha chiarito il responsabile della Difesa dell’Unione, «diventano fondamentali anche dal punto di vista militare. Per questo motivo dobbiamo creare una nostra industria dello spazio e lavorare sulla nostra autonomia per non dipendere più da lanciatori di Paesi terzi, come è successo fino a oggi».
Poi c’è tutto un tema regolatorio da affrontare. Il non detto è che se l’obiettivo è consentire ai singoli Stati di raggiungere i flussi bellici indicati dal piano di riarmo è chiaro che alcuni limiti normativi devono essere rimossi e che la cooperazioni tra Paesi è destinata forzatamente ad aumentare.
«L’Europa», si legge nel testo, «dovrebbe aggiornare i suoi quadri normativi in materia di concorrenza e aiuti di Stato, in particolare per contribuire a promuovere una maggiore cooperazione industriale nel settore della difesa tra gli Stati membri». Argomento molto controverso e assai delicato, visto quanto sono disarmonizzate al momento norme e politiche dei singoli Stati.
Se non è una rivoluzione poco ci manca. E come tutte le rivoluzioni annunciate da Bruxelles – dalla svolta sanitaria fino a quella ambientale – non si può andare tanto per il sottile. Per affrontare un’emergenza è lecito bypassare alcuni passaggi dei processi democratici. Da una parte si pensa di «strappare» con il voto all’unanimità per scansare il no di Orbán sull’ingresso dell’Ucraina nell’Unione, dall’altra si saltano i lunghi e pericolosi passaggi parlamentari pur di «liberare» il piano di riarmo. E se poi di questi strappi si avvantaggiano i soliti noti (Francia e Germania) poco importa, ciò che conta è difendere l’Europa da un attacco che viene dipinto come sempre più imminente.
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