- Il convoglio dell’elemosiniere Krajewski raggiunto da colpi vicino a Zaporizhzhia: illeso. Il Cremlino avverte Joe Biden: «Se la nostra sovranità sarà in pericolo, useremo la atomica». L’Italia accusa di genocidio i russi.
- Ankara: «Pagheremo il gas in rubli». Bilaterale Putin-Erdogan a Samarcanda. Il Sultano: «Il 25% delle forniture sarà saldato in valuta russa». E conferma il suo ruolo di mediazione: «Risposta a Occidente e Usa».
Lo speciale comprende due articoli.
Mentre a Samarcanda Putin cerca di costruire nuovi equilibri internazionali ed insegue il consenso dei leader ancora non allineati, la paura dell’uso del nucleare incombe e gli Usa cercano di cautelarsi contro sviluppi del conflitto in tale direzione.
Il presidente americano Biden ha infatti messo in guardia Putin sull’utilizzo di armi nucleari o chimiche. «Non farlo, non farlo. Se lo facessi il volto della guerra cambierebbe», è l’appello lanciato da Biden in un’intervista a 60 Minutes. Il presidente americano non è entrato nei dettagli di quale potrebbe essere la risposta americana, limitandosi a suggerire che «sarebbe consequenziale». Non si è scomposto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che sul punto ha invitato Biden a leggere la dottrina russa. «È tutto scritto lì», ha spiegato Peskov, riferendosi al testo che prevede l’utilizzo di testate nucleari tattiche nel caso di aggressione alla Federazione russa che «metta a rischio l’esistenza ma anche la sovranità e l’integrità territoriale dello Stato». Si alzano i toni e il nervosismo, dunque, e chiunque cerchi di portare aiuti non se la passa troppo bene.
Ne sa qualcosa l’inviato del Papa in Ucraina, il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski, che, insieme a due vescovi, ha caricato il suo pulmino di aiuti e si è inoltrato verso il fronte di Zaporizhzhia. Il cardinale è già noto per azioni «forti»: nel 2019 si era calato personalmente sotto il tombino davanti allo stabile occupato da 400 persone, in maggioranza migranti, nel quartiere Esquilino di Roma, per staccare i sigilli ai contatori e riaccendere la luce interrotta per i mancati pagamenti. Allora si trovò sotto il fuoco delle polemiche per l’azione non aderente alle norme di legge (che gli fece guadagnare l’appellativo «Don Bolletta»), stavolta si è trovato a dover schivare proiettili veri.
Il gruppo è stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco e il cardinale, insieme agli altri, si è dovuto mettere in salvo. Ora sta bene. Nel frattempo la Russia comincia ad avvertire il peso della controffensiva ucraina, anche se lo stesso Putin si è mostrato tranquillo al vertice di Samarcanda, confermando di «non avere fretta di concludere la sua invasione del Donbass». Secondo l’intelligence britannica, però, le forze russe sul campo potrebbero non avere «riserve sufficienti» o «morale adeguato» per resistere a un altro assalto ucraino a Lugansk. La valutazione è arrivata dopo che le forze ucraine hanno riconquistato più di 6.000 kmq di territorio, inclusa la città di Izyum, considerata la porta del Donbass. La controffensiva ucraina, tra l’altro, sta iniziando a funzionare anche nel Donetsk. Kiev ha annunciato la liberazione del villaggio di Shchurove, a 12 chilometri dalla città di Lyman che è il punto di accesso a importanti ponti ferroviari e stradali sul fiume Siverskyy Donets. Gli attacchi missilistici di Kiev hanno causato la morte di quattro civili a Donetsk e di tre a Horlivka. Ma le armi ucraine rischiano anche pericolosamente di oltrepassare il confine: una persona è morta e altre due sono rimaste ferite in un attacco delle forze ucraine al villaggio russo di Krasny Khutor, nell’Oblast di confine di Belgorod. Mosca, insomma, al di là della calma ostentata, inizia a sentire il bisogno di rinforzi. Così il leader ceceno Kadyrov ha annunciato che due battaglioni «si sono uniti all’enorme numero di truppe alleate nel Donbass». La controffensiva nel Sud, a Kherson, è invece stata per ora respinta. Le truppe ucraine hanno perso oltre 120 militari e sette carri armati. Sempre a Sud, Mosca si sta organizzando per nuovi attacchi. «Nel Mar Nero, vicino alla costa della Crimea, stanno manovrando 11 navi nemiche», hanno riferito le forze armate dell’Ucraina. Intanto l’Assemblea Generale Onu ha dato il via libera al presidente Zelensky per parlare a distanza, la prossima settimana, per il dibattito di alto livello.
L’Assemblea ha deciso che «l’Ucraina può presentare una dichiarazione pre-registrata del suo capo di Stato», ma non è escluso che Zelensky decida di partecipare di persona all’Assemblea. Di certo verrà affrontato il tema delle fosse comuni scoperte a Izyum dopo la riconquista della città, sulle quali l’Onu ha già deciso di indagare.
E a proposito di diritti umani, l’Italia ha firmato la richiesta di intervento della Corte internazionale di giustizia sulle accuse di genocidio avanzate dall’Ucraina nei confronti della Russia, invocando il suo diritto a sostenere la causa come parte della «Convenzione contro il genocidio».
In base alle norme che regolano la Corte, Russia e Ucraina potranno presentare osservazioni scritte sull’iniziativa italiana. Nel conflitto senza fine, un’unica buona notizia: Mattia Sorbi, il giornalista freelance milanese ferito in Ucraina, è in viaggio per tornare in Italia a bordo di un’aeroambulanza. Il reporter era rimasto vicino a Kherson.
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