Mosca a gamba tesa sull’Italia: «Obbedisce ai suoi padroni europei»
Presidente americano Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin (Ansa)

Restano gelidi i rapporti tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky. «Zelensky non è una persona con cui è una buona idea avere a che fare. Non sono un grande fan di Zelensky. Hanno distrutto quel Paese», ha dichiarato il presidente americano giovedì sera, riferendosi all’Ucraina, per poi aggiungere: «Non vuole trovare un accordo. Dice di volerlo, ma non lo vuole». Trump ha poi affermato che la guerra finirà presto.

«Penso che in realtà entrambi vorrebbero vederla terminare, ma trovo Zelensky più difficile da trattare rispetto a Putin», ha proseguito, bollando come una «vergogna» i rinnovati attacchi ucraini contro le raffinerie russe: attacchi che, secondo l’amministrazione americana, sarebbero tra le principali cause dell’alto costo del diesel che si registra attualmente negli Stati Uniti. «Ci sono molti altri obiettivi che si possono colpire», ha chiosato l’inquilino della Casa Bianca.

Mosca si schiera con Trump: «Zelensky non vuole la pace»

Sulla stessa linea di Trump si è prontamente collocata Mosca. «Il fatto che Zelensky non voglia assumersi la responsabilità e avviare un processo di soluzione pacifica è inequivocabile», ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. «Su questo punto, condividiamo pienamente la posizione del presidente Trump», ha continuato. «Come dimostra l’esempio relativo al carburante diesel, credo che a breve annunceremo alcune iniziative importanti: il ghiaccio ha finalmente iniziato a sciogliersi», ha dichiarato, dal canto suo, l’inviato di Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, auspicando un rafforzamento dei legami tra Stati Uniti e Russia.

Zelensky replica al presidente americano e critica l’intesa sul diesel

Nel frattempo, ieri, Zelensky ha replicato alle parole pronunciate da Trump giovedì. «Per me è più facile trattare con Trump che con Putin. Ho avuto diversi incontri con il presidente degli Stati Uniti e abbiamo sempre trovato argomenti di discussione e su cui prendere decisioni», ha detto, per poi tornare a criticare l’accordo russo-americano sul diesel. «Non possiamo accettare accordi sul diesel, perché seguiranno accordi sul gas. Ne sono assolutamente certo», ha dichiarato. Non solo. Il presidente ucraino ha anche detto che i servizi di Starshield non sarebbero ancora tornati a pieno regime. «Il nostro ministero della Difesa è in contatto e i miei partner mi hanno detto che dalla Casa Bianca sono arrivati ​​segnali che queste capacità sarebbero state ripristinate. Sono tornati ai limiti di velocità precedenti? No. Ma stanno tornando? Sì», ha dichiarato.

Starshield, il sospetto di pressioni americane sull’Ucraina

Nei giorni scorsi, pur auspicando un nuovo presidente per l’Ucraina, il ceo di SpaceX, Elon Musk, aveva respinto ogni addebito, attribuendo la decisione di rallentare Starshield al governo statunitense. Si è quindi registrato il sospetto che le limitazioni ai servizi internet siano state una forma di pressione condotta dall’amministrazione Trump per cercare di dissuadere il presidente ucraino dal portare avanti nuovi raid contro le raffinerie russe. Non a caso, secondo Reuters, l’ordine di attuare il rallentamento sarebbe arrivato dall’interno della Casa Bianca. Eppure, ieri, Trump ha dichiarato ad Axios che «il governo degli Stati Uniti non è stato coinvolto nella restrizione dei servizi Starlink per l’Ucraina».

Diesel oltre i sei dollari al gallone: Trump teme le elezioni di metà mandato

Come che sia, con il prezzo del diesel a oltre sei dollari al gallone negli Usa, il presidente americano teme sempre di più per le prospettive del Partito repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato che si terranno il 3 novembre. Per cercare di risolvere la situazione, Trump, domenica, aveva annunciato un cessate il fuoco energetico, che tuttavia non è mai realmente decollato. E così, l’altro ieri, l’Ucraina ha ripreso i raid alle raffinerie russe in risposta agli attacchi condotti mercoledì da Mosca contro alcuni impianti energetici a Kiev. È dunque questo l’elemento che sta principalmente avvicinando la Casa Bianca al Cremlino. Un Cremlino che, ieri, ha definito la «liberazione della Repubblica popolare di Donetsk» come uno dei suoi obiettivi principali.

La Germania cerca di ridurre le tensioni tra Washington e Kiev

In questo quadro, la Germania ha provato a gettare acqua sul fuoco con lo scopo di diminuire le fibrillazioni transatlantiche. «Bisogna sicuramente inquadrare le dichiarazioni di Trump nella fase finale della campagna elettorale negli Stati Uniti d’America», ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, riferendosi alle critiche del presidente statunitense a Zelensky. «Bisogna guardare all’essenza di ciò che gli Stati Uniti d’America continuano a fare. E questo significa il sostegno all’Ucraina insieme a noi», ha aggiunto.

Zakharova attacca Meloni: «L’Italia è succube dei suoi padroni di Bruxelles»

Frattanto, la Russia ha criticato duramente l’Italia. Ieri, oltre a promettere una «risposta devastante» nel caso di un eventuale attacco polacco all’exclave russa di Kaliningrad, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova ha lanciato degli strali contro il governo di Giorgia Meloni, sostenendo che, mentre gli italiani sarebbero «estremamente interessati» a mantenere in piedi le relazioni con Mosca, Roma sarebbe invece succube «dei suoi padroni di Bruxelles» e impegnata in una politica «anti russa».

Infine, sempre ieri, Trump ha risposto all’inquilina di Palazzo Chigi che aveva definito «troppo rischioso» l’accordo sul diesel con Mosca. «È una buona cosa. Ma in realtà non è un accordo che ci riguarda direttamente. È un accordo globale», ha affermato il presidente americano.

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