Dal porto della città-stato africana che si affaccia sulle coste del Mar Rosso partono molte operazioni militari. Oltre alle basi americane, francesi, cinesi, giapponesi e spagnole, c’è anche quella di supporto italiana guidata dal colonnello Stefano Capriglione, che ha acquisito un ruolo determinante nella missione Aspides.
Il fronte del Mar Rosso è diventato sempre più importante nel conflitto mediorientale e lo dimostra anche il fatto che dalle zone dello Yemen controllate dai ribelli Houthi sono partiti droni per colpire Israele all’interno dell’operazione Vera Promessa dell’Iran. In queste acque incrociano da mesi navi da guerra di diverse missioni arrivare per difendere il passaggio dei mercantili diretti nel Mediterraneo, che dal novembre scorso vengono quotidianamente attaccati dai miliziani yemeniti.
La base di partenze delle determinanti operazioni militari di questa area è il grande porto di Gibuti, una città-stato africana che si affaccia sulle coste del Mar Rosso. Dal 2008 sono partite da qui le numerosi spedizioni navali contro i pirati che infestavano le coste della Somalia, poi negli ultimi mesi sono nate le operazioni Prosperity Guardian, voluta dagli Stati Uniti e la missione Aspides, frutto del lavoro dell’Unione europea e che vede l’Italia come paese guida. Il cacciatorpediniere lanciamissili Caio Duilio è stato il primo mezzo della marina italiana arrivato a Gibuti all’interno di questa missione dimostrando subito in mare quanto determinante sia la difesa delle navi che utilizzano lo stretto passaggio di Bad el Mandeb per raggiungere Suez e poi il Mediterraneo. Nei primi mesi del 2024 il calo delle merci attraverso questa rotta marittima ha sfiorato il 60% rischiando di mettere in crisi le economie dell’Egitto e dei Paesi europei per i quali da qui arriva il 16% del commercio globale. A Gibuti, grazie alla sua posizione strategica, si trovano basi americane, francesi, cinesi, giapponesi, spagnole e anche una base di supporto italiana che ha acquisito un ruolo determinante in questa situazione. Il colonnello Stefano Capriglione è al comando della Bmis (Base militare italiana di supporto) intitolata all’eroe della seconda guerra mondiale Amedeo Guillet.

Colonnello nelle scorse settimane la nave Caio Duilio è arrivata a Gibuti per are il via alla nuova missione Aspides.
«Questa base è stata creata nel 2014 con il compito specifico di supportare le missioni e le attività italiane in questa delicata area del Corno d’Africa. In questi ultimi anni abbiamo svolto attività in favore della missione Atalanta che si è occupata di combattere la pirateria. Ora ci siamo occupati di supportare la task force di Aspides e delle richieste specifiche arrivate dal comando delle nave Duilio. Ci siamo occupati della logistica compreso il rientro e l’arrivo di marinai che facevano parte dell’equipaggio ed anche tutti i rifornimenti necessari per portare avanti la missione».
Colonnello la presenza militare italiana in questa regione è determinante vista la complessità della situazione?
«Noi ci siamo occupati anche della crisi in Sudan, quando allo scoppio della guerra civile di circa un anno fa abbiamo fatto attività di recupero ed evacuazione dei nostri connazionali. Militari, civili ed anche il personale diplomatico presente a Khartoum è stato fatto rientrare in Italia con voli militari».
Colonnello l’Africa è diventata geopoliticamente determinante. Come viene percepita la nostra presenza a Gibuti?
«Noi abbiamo ottimi rapporti sia con le autorità civili che militari gibutiani, ma ci tengo a sottolineare che abbiamo un bellissimo rapporto anche con la popolazione di Gibuti perché portiamo avanti diversi progetti di cooperazione sia civile che militare riuscendo a fornire un aiuto in diversi campi . Noi siamo qui lavorare insieme e siamo orgogliosi della riposta che stiamo ricevendo dal popolo gibutiano».
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