Come previsto dopo il fallimento degli ultimi tentativi diplomatici, Israele ha avviato nella notte di venerdì una nuova offensiva terrestre su larga scala nella Striscia di Gaza. L’operazione – comunicata ufficialmente dalle Forze di difesa israeliane (Idf) – punta alla conquista di aree considerate strategiche, in preparazione a una più ampia espansione della campagna militare contro Hamas. «Nelle ultime 24 ore le Idf hanno lanciato attacchi su vasta scala e mobilitato unità terrestri con l’obiettivo di assicurarsi posizioni chiave all’interno della Striscia di Gaza», si legge nella nota dell’unità del portavoce militare. Un alto funzionario della Difesa ha fornito maggiori dettagli sull’operazione Gideon’s Chariots, ovvero Carri di Gedeone: «In conformità con il piano formulato dal capo di stato maggiore e dal comando delle Idf e approvato dal ministro della Difesa e dal primo ministro, le Idf aumenteranno le loro forze e agiranno con forza per sconfiggere e sottomettere Hamas e distruggerne le capacità militari e governative, esercitando al contempo una forte pressione per il rilascio di tutti gli ostaggi. Un robusto involucro protettivo sarà fornito alle forze che operano da terra, aria e mare, utilizzando al contempo equipaggiamento pesante per neutralizzare ordigni esplosivi e distruggere strutture pericolose».
L’alto ufficiale ha aggiunto: «Una componente centrale del piano è l’ampia evacuazione dell’intera popolazione di Gaza dalle zone di combattimento, compresa la parte settentrionale di Gaza, verso le aree della parte meridionale di Gaza, creando al contempo una separazione tra queste e i terroristi di Hamas, al fine di consentire alle Idf libertà d’azione operativa. A differenza del passato, le Idf rimarranno in qualsiasi area conquistata, al fine di impedire il ritorno del terrorismo, e gestiranno qualsiasi area bonificata secondo il modello di Rafah, in cui tutte le minacce sono state eliminate e l’area è diventata parte della zona di sicurezza». Per quanto riguarda la questione degli aiuti umanitari, «sarà attuato il piano umanitario, presentato dalle Idf e approvato dal governo, che distinguerà tra gli aiuti e Hamas, utilizzando compagnie civili e designando aree che saranno messe in sicurezza dalle Idf».
L’operazione militare israeliana è avallata dagli Stati Uniti e in tal senso Donald Trump ha rassicurato sui rapporti con Benjamin Netanyahu e alla domanda di Fox news se fosse frustrato dal primo ministro, Trump ha risposto: «No, guardi, la situazione è difficile. Bisogna ricordare che c’è stato un 7 ottobre che tutti dimenticano. È stato uno dei giorni più violenti nella storia del mondo, non del Medio Oriente, del mondo. Bibi è un uomo arrabbiato, e ha ragione a causa del 7 ottobre, ed è stato profondamente ferito da questo, ma in un altro senso è stato in un certo senso aiutato perché penso che abbia combattuto duramente e coraggiosamente».
Mentre l’offensiva terrestre israeliana entra in una nuova fase, Hamas ha reso noto – tramite il portavoce Taher al-Nono da Doha – che è in corso un nuovo ciclo di negoziati con Israele per raggiungere un cessate il fuoco. Una fonte informata, citata da Kan News, ha riferito che le trattative stanno registrando progressi significativi e che una svolta potrebbe arrivare nelle prossime 24 ore. In base alla proposta attualmente sul tavolo, Hamas rilascerebbe immediatamente dieci ostaggi in un’unica fase, dando contestualmente avvio a un cessate il fuoco della durata compresa tra sei e otto settimane. Il decimo giorno dall’entrata in vigore dell’accordo, il gruppo islamista fornirebbe un elenco dettagliato sullo stato di salute e sulle condizioni di tutti gli ostaggi ancora in suo possesso, vivi o deceduti. Tra i punti più delicati ancora in discussione figura la possibile liberazione di 200-250 detenuti palestinesi, elemento che continua a suscitare forti riserve da parte israeliana. Secondo fonti israeliane vicine ai negoziati, i colloqui in corso non rallenteranno la pianificata operazione militare. «Il tempo a disposizione è limitato: hanno meno di 48 ore per decidere. O si raggiunge un accordo o partirà l’offensiva totale». I vertici dell’organizzazione jihadista chiedono anche garanzie personali in caso di evacuazione dalla Striscia di Gaza: tra queste, un salvacondotto che consenta loro di lasciare il territorio in sicurezza, la liberazione graduale degli ostaggi solo una volta raggiunta la destinazione, la tutela dei patrimoni privati e soprattutto l’impegno – esplicito o tacito – che Israele, e in particolare il Mossad, non proceda con eliminazioni mirate. Nel frattempo, i funzionari israeliani hanno criticato la divulgazione pubblica dei colloqui, affermando: «Chi vuole veramente che i negoziati abbiano successo non corra a dirlo a tutti». Intanto ieri nel corso di un vertice straordinario della Lega araba a Baghdad, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas –Abu Mazen – ha lanciato un appello: «Hamas deve rinunciare al controllo di Gaza. Tutte le fazioni devono consegnare le armi».
Infine, l’amministrazione Trump sta considerando un piano per il trasferimento permanente di fino a un milione di abitanti della Striscia in Libia. L’iniziativa sarebbe oggetto di valutazioni interne a Washington. Il piano prevederebbe l’utilizzo di fondi statunitensi congelati in Libia come incentivo per facilitare il reinsediamento.
Dall’Italia, Giorgia Meloni ha commentato: «Italia e Germania sono amiche di Israele. Proprio perché siamo amici di Israele non possiamo restare indifferenti a quello che accade a Gaza, dove la situazione è sempre più drammatica. Ribadisco che in questo quadro non ci possano essere ambiguità nel chiarire che Hamas deve rilasciare tutti gli ostaggi e non c’è un futuro per la presenza di Hamas nella Striscia». Poi ha aggiunto: «Penso che si possa lavorare anche utilizzando come base il piano di ricostruzione presentato dai Paesi Arabi, un quadro di politica e di sicurezza regionale che possa davvero porre fine al conflitto, aprire la strada a un processo che conduca alla soluzione dei due Stati».
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