- Per ritirare da 3.000 euro in su è necessaria la comunicazione, almeno 24 ore prima, all’Agenzia delle entrate. Le sanzioni variano dal 50 al 150% dell’importo. Una lotta al contante senza precedenti nel Paese che il 28 aprile si è fermato per il blackout.
- Pedro Sánchez spinge per la maxi sanatoria, citando presunte ragioni economiche. Ne godrebbe chi è arrivato entro il 31 dicembre.
Lo speciale contiene due articoli
Nuova tegola per i cittadini spagnoli, che hanno verificato a proprie spese gli effetti di un blackout energetico durato fino a dodici ore, nell’impossibilità tra l’altro di effettuare pagamenti elettronici. Un regolamento di Hacienda, l’Agenzia delle entrate con sede centrale a Madrid, ha rafforzato i controlli sui movimenti di denaro contante.
Aziende e privati sono tenuti a comunicare in anticipo, almeno 24 ore prima, prelievi di 3.000 euro o più. Lo devono fare utilizzando i moduli disponibili sul sito web dell’Agenzia. In caso contrario si incorre in sanzioni che variano dal 50% al 150% dell’importo, come stabilito dalla Legge tributaria generale. Si possono arrivare a pagare anche 150.000 euro di multa.
Questa procedura può essere completata con un certificato digitale, una «chiave» o un documento d’identità elettronico. La normativa stabilisce che la notifica deve contenere informazioni quali l’importo, lo scopo del prelievo, l’identità del richiedente e del beneficiario finale del denaro se sono diversi. Una volta inviata la comunicazione, si riceve dall’agenzia una ricevuta da mostrare alla banca al momento del prelievo.
Se non si opera in autonomia, provvede l’istituto di credito a segnalare alla Banca di Spagna e ad Hacienda tutte le transazioni in contanti a partire dai 3.000 euro, nonché l’utilizzo di banconote da 500 euro, tramite una dichiarazione nota come «Modello 171». La banca deve bloccare temporaneamente le transazioni, qualora rilevi che non è stato rispettato l’obbligo di notifica preventiva, ed è tenuta a comunicare informazioni sulle società o sui lavoratori autonomi che effettuano i prelievi, sull’entità del conto e sul valore finanziario dell’operazione compiuta. Il modello 171 è poi un documento annuale che viene compilato nel primo trimestre.
In poche parole, se un abitante della Penisola Iberica decide di tenere in casa una piccola riserva di denaro, per far fronte a un acquisto o a un pagamento in caso di corto circuito di bancomat e carte di credito come avvenuto durante il mega blackout dello scorso 28 aprile, le nuove disposizioni vietano questa possibilità. Solo pochi spiccioli vanno tenuti nel salvadanaio, giusto per comprare il latte e un chilogrammo di patate.
Un inasprimento della normativa che genera malcontento. Malgrado venga sbandierato che l’accesso al contante è limitato, a favore dei metodi di pagamento digitale, gran parte della popolazione ancora gira con soldi in tasca per far fronte alle piccole spese. Per questo tiene banconote in casa e vede male le restrizioni nei prelievi.
Il governo si è affrettato a spiegare che in caso di inosservanza dell’obbligo non scatta un’accusa diretta di frode, ma che si tratta di un punto di partenza per il Tesoro nel suo processo di controllo fiscale. Capirai che consolazione. La giustificazione ufficiale è che l’aumento delle transazioni digitali e i sospetti di riciclaggio spingono a rafforzare la vigilanza sul denaro contante nel timore che possa essere utilizzato per attività illegali, a causa della difficoltà di rintracciarne la provenienza.
Non è finita, sul fronte nuovi regolamenti. Anche le transazioni ripetute di importi ridotti, come prelievi frequenti di 800 o 900 euro, possono destare sospetti se non sono adeguatamente giustificate.
Allo stesso modo, quando si deposita denaro contante su un conto bancario, il limite senza giustificazione è di 3.000 euro, indipendentemente dal fatto che si tratti di un deposito una tantum o ricorrente. Nel mirino del controllo fiscale sono finiti pure i trasferimenti di denaro tra componenti della stessa famiglia. Ad esempio, contributi dei genitori per il pagamento di un’auto, dell’affitto o della ristrutturazione di una casa e altre forme di aiuto per le spese più ingenti di figli con scarse entrate o senza un reddito fisso, possono essere oggetto di accertamenti se non documentati.
Secondo la legge, quando l’importo supera i 6.000 euro, viene attivata una segnalazione all’Agenzia delle Entrate che esaminerà l’operazione per verificare che tutto sia stato eseguito nel rispetto delle normative. Nel caso in cui i beneficiari non riuscissero a dimostrare l’origine del denaro ricevuto, rischiano un’ispezione che comporta sanzioni fiscali.
Le autorità dispongono degli strumenti per rilevare questi movimenti e valutare se vi sia una giustificazione. Niente più causali generiche, dunque, per non mortificare il giovane che riceve l’aiuto da mamma e papà o dai nonni: tutto va sbandierato con pezze d’appoggio, improbabili quanto impietose che vanno conservate per non meno di cinque anni.
Le transazioni commerciali di importo superiore a 1.000 euro non possono essere pagate in contanti, così pure i pagamenti tra professionisti e imprese. Per le persone fisiche, il limite del pagamento cash è di 2.500 euro. Alle frontiere, in uscita o entrata si possono portare fino a 9.999 euro senza dover darne comunicazione. Movimenti all’interno del territorio nazionale di importi pari o superiori a 100.000 vanno dichiarati.
Se quest’ultimo obbligo riguarda un numero limitato di persone, l’imposizione di una soglia di sbarramento così bassa per avere accesso indisturbato ai tuoi soldi in banca risulta un vero sopruso.
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