Aeroporto di Mekelle, capitale del Tigray in Etiopia, con misure di sicurezza predisposte dalle forze vicine al governo etiope dopo la ripresa dei voli regolari
Mekelle, capitale della regione etiope del Tigray: l’aeroporto è tornato operativo per i voli regolari da Addis Abeba l’11 ottobre 2026, dopo la sospensione del servizio (Getty Images)

La tensione si fa sempre maggiore nel Corno d’Africa. La scorsa settimana, il governo di Addis Abeba ha reso noto che la regione del Tigray passerà sotto l’autorità di un’amministrazione provvisoria della durata di sei mesi. L’annuncio è arrivato dopo che le forze militari etiopi hanno strappato l’area al controllo dei ribelli tigrini.

Etiopia ed Eritrea, cresce il rischio di guerra

Nel frattempo, le fibrillazioni tra Addis Abeba e Asmara non accennano a diminuire. Nei giorni scorsi, le truppe etiopi hanno ripreso il controllo di Zalambessa, una città a ridosso del confine eritreo. Poco prima, il Guardian aveva riferito che Addis Abeba aveva colpito con droni alcuni soldati di Asmara penetrati nel proprio territorio. Dal canto suo, il governo eritreo ha negato ogni sconfinamento militare e ha tacciato l’Etiopia di preparare un’invasione ai suoi danni.

Se Addis Abeba accusa Asmara di spalleggiare i ribelli tigrini, Asmara accusa a sua volta Addis Abeba di voler ottenere uno sbocco sul Mar Rosso a spese dell’Eritrea. È in questo quadro sempre più teso che, a inizio ottobre, i due Paesi hanno bruscamente interrotto le relazioni diplomatiche, alimentando così lo scenario di un conflitto armato.

Le alleanze regionali e la mediazione degli Usa

Non a caso, la macchina delle alleanze regionali si è già messa in moto. Egitto e Sudan, che sono ai ferri corti con l’Etiopia a causa delle sue ambizioni nei confronti del Nilo, si sono schierati al fianco dell’Eritrea. Stessa collocazione è stata inoltre assunta dalla Somalia. Anche l’Arabia Saudita, sebbene in modo più defilato, nutre simpatia per Asmara. L’Etiopia, di contro, può contare sul sostegno degli Emirati Arabi Uniti e di Israele. Tutto questo senza trascurare che Addis Abeba non ha granché gradito il fatto che, a settembre, Washington abbia revocato le sanzioni all’Eritrea.

Ciò, tuttavia, non significa che l’amministrazione Trump abbia rinunciato a un tentativo di mediazione. Mercoledì scorso, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha infatti avuto una telefonata con il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, auspicando un rilancio del dialogo tra Addis Abeba e Asmara. In particolare, nel corso del colloquio, Rubio ha chiarito che «tutti i Paesi del Corno d’Africa devono rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dei Paesi vicini ed evitare incursioni transfrontaliere».

Washington non ha del resto alcun interesse a un’ulteriore instabilità nell’Africa nordorientale. Senza contare che, se dovesse scoppiare un conflitto armato tra Eritrea ed Etiopia, tale guerra andrebbe probabilmente a intersecarsi con la crisi in atto sulla costa orientale del Mar Rosso, dove si registrano crescenti tensioni tra l’Arabia Saudita e gli Huthi, sostenuti dalle Guardie della rivoluzione islamica.

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