- La proroga delle Dta al 2022 spinge alle nozze. I primi nodi riguardano Mps (avanza l’ipotesi spezzatino) e terzo polo, con il coinvolgimento delle Popolari. La lettiana Alessia Mosca entra nel cda di Crédit Agricole
- Prime nomine in Borsa italiana e nelle controllate dopo l’acquisto da parte di Euronext, con un massiccio arrivo di manager transalpini. I timori del Copasir diventano realtà
Lo speciale contiene due articoli
«Lo Stato italiano con le Dta ha creato sicuramente un ambiente favorevole e l’ulteriore revisione del decreto conferma che c’è un supporto tecnico per l’attività di fusioni e acquisizioni a livello bancario che continuerà», ha detto qualche giorno fa l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, ipotizzando nei prossimi 12 mesi «altre operazioni» favorite dalla conversione in crediti d’imposta delle cosiddette imposte differite attive. Ma un anno è lungo, soprattutto ai tempi del post Covid, ovvero quando si manifesteranno sui conti di molte aziende gli effetti devastanti delle chiusure. E l’ex banchiere centrale, Mario Draghi, nella sua veste di presidente del Consiglio, non ha ancora messo mano ufficialmente ai dossier più stringenti come quello del Monte dei Paschi, di cui il Tesoro possiede ancora il 67%. Anzi, nelle ultime conferenze stampa ogni qual volta viene toccato il tema, il premier svicola: «Non so rispondere. È un dossier che non ho ancora visto. Non c’è nessuna strada decisa», aveva detto Draghi lo scorso 8 aprile. Tace anche il ministro dell’Economia, Daniele Franco, assai più riservato e parco di dichiarazioni del suo predecessore Roberto Gualtieri.
A tenere vivo il dibattito nelle sale operative restano, quindi, solo i rumor di mercato che per altro non riportano alternative nuove rispetto ai possibili scenari delineati negli ultimi mesi per il futuro di Siena. Ieri, ad esempio, Repubblica è tornata a parlare dell’ipotesi spezzatino: l’ad di Unicredit Andrea Orcel non sarebbe infatti propenso ad accollarsi tutto il Monte di Stato. Di conseguenza, in attesa degli stress test con cui il 31 luglio la vigilanza dell’Eba (l’Autorità bancaria europea) scoperchierà un deficit patrimoniale su Mps fino a 2,5 miliardi, il socio pubblico inizia a valutare una seconda opzione possibile per rispettare l’impegno preso con la Ue di scendere da Rocca Salimbeni entro aprile 2022. Ovvero mettere sul mercato pezzetti del Monte come alcune attività in Toscana e nel Nord Est, che potrebbero interessare a Orcel. Mentre per le filiali del Sud potrebbe farsi avanti Mcc, la banca pubblica già dotata di 900 milioni a fine 2019 dal governo Conte per salvare la Popolare di Bari e creare un polo bancario nel Mezzogiorno (ma servirebbe un’altra iniezione di liquidità).
Chiusa la pratica Pnrr, però, il cantiere del credito dovrebbe essere aperto. E dalla politica arriva qualche segnale che i motori cominciano a scaldarsi. Il primo, è appunto quello rilevato dall’ad di Mediobanca, ovvero la proroga al giugno 2022 degli incentivi sulla fiscalità differita (le Dta) per le banche che si fondono, inserita dal governo nel decreto Sostegni bis al varo. Proroga che per Mps può valere fino a 3,4 miliardi in capitale. Secondo una simulazione degli analisti di Citi, con un merger Unicredit-Mps il beneficio fiscale sulle Dta atteso è pari allo 0,5%, con una creazione di valore a livello di utile per azione per l’acquirente dell’11%. Mentre con una fusione Unicredit-Mps-Banco Bpm il beneficio fiscale sulle Dta atteso è pari all’1,1%, con una creazione di valore a livello di utile per azione per l’acquirente del 17%. Infine, nel caso di integrazione tra Bper e Mps, il beneficio fiscale sulle Dta è stimato all’1,8% con una creazione di valore a livello di utile per azione per l’acquirente del 18%.
In ballo c’è infatti anche la nascita di un terzo polo bancario, a fianco delle due big Intesa e Unicredit, di cui si parla ormai dai anni per consolidare il sistema con il coinvolgimento delle Popolari come il Banco Bpm. Resta da capire se nelle prossime mosse del risiko avranno un ruolo attori stranieri, e in particolare francesi. A cominciare dal Crédit Agricole che però è reduce dall’Opa sul Creval e non guarda per ora ad altre operazioni in Italia, ha detto il 7 maggio il cfo, Jérôme Grivet, aggiungendo che la banca «prenderà le opportunità quando si presenteranno». Agli appassionati di poltrone, non è comunque passata inosservata la nomina nel cda della cosiddetta «Banque verte» di Alessia Mosca in sostituzione della consigliera Caroline Catoire. Ex deputata Pd, vicina a Vedrò, autrice della legge del 2011 sulle quote di genere nei consigli di amministrazione, (Legge Golfo Mosca), ex parlamentare europea, la Mosca oggi è visiting professor all’università Sciences Po di Parigi, dove tiene un corso di Eu trade policy. E soprattutto è una lettiana di ferro dal 2000. Quando a inizio marzo Enrico Letta è stato eletto alla segreteria del Partito democratico, ha lasciato il timone dell’Associazione Italia-Asean (fondata per favorire e stimolare le relazioni con i dieci Paesi del Sud Est asiatico) a Romano Prodi nominando proprio la Mosca – già segretario generale dell’associazione – vicepresidente esecutivo. Sul suo sito personale la neo consigliera di amministrazione dell’Agricole ha scritto: «A Enrico mi legano condivisione di principi, stima e affetto. Lo sostengo e lo sosterrò in questa sfida cruciale per il Paese e per il partito. Sostegno che verrà nelle modalità consentitemi dai ruoli che ricopro e mi troverò a ricoprire».
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