Migranti, la ritirata della Merkel
ANSA

La Cancelliera parla di un equivoco, al vertice di domenica si discuterà della proposta italiana. Emmanuel Macron insulta: «Populisti lebbra». Luigi Di Maio e Matteo Salvini: «Lebbra è chi fa i blocchi a Ventimiglia».

C’è chi i veti li mette senza che nessuno se li fili e chi invece minacciando il veto ottiene di farsi ascoltare. Il primo caso riguarda Matteo Renzi. Quando ancora era presidente del consiglio, Matteuccio nostro alzò la voce mentre era sprofondato nel divano di Porta a porta. «O ci aiutano sui migranti o nel 2017 metteremo il veto sul bilancio Ue», abbaiò davanti a un attonito Bruno Vespa, ringhiando subito subito dopo: «A Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia diciamo: ragazzi, il meccanismo è finito». Come è noto, l’Europa se n’è infischiata dell’avvertimento del nostro e ha continuato a fare ciò che faceva prima, cioè ignorare le nostre richieste di intervento per fermare gli immigrati o per lo meno per spartirceli con i Paesi che non si affacciano sul Mediterraneo. Dalle frasi di Renzi sono passati quasi due anni e ora il suo posto è occupato da un signore che di fiorentino ha solo la cattedra. Giuseppe Conte di fronte alla bozza del nuovo regolamento europeo per i profughi ha minacciato il veto.

Il premier, senza alzare la voce, ha semplicemente fatto sapere a chi di dovere che nel caso il testo fosse già stato scritto e a lui toccasse solo controfirmarlo avrebbe evitato di scomodarsi per scapicollarsi fino a Bruxelles nella giornata di domenica. Tradotto: ho di meglio di cui occuparmi che fare la comparsa ad un incontro (fra Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Davanti alla minaccia di far saltare l’appuntamento, a stretto giro di telefono è arrivata la retromarcia di Berlino. Quella della cancelliera è stata una vera e propria ritirata, con promessa che la bozza preconfezionata sarà archiviata direttamente nel cestino della carta straccia.

A qualcuno tutto ciò potrà sembrare un discorso di lana caprina o forse anche una questione fra primedonne su chi debba avere l’ultima parola. In realtà in discussione c’è ben altro e questo accordo, se mai ci sarà, sarà la prima prova della tenuta del nostro governo in Europa. Se ho citato il precedente di due anni fa, quando Renzi provò a fare la voce grossa per ottenere che i migranti fossero ripartiti, è proprio per far capire che sul tema dei profughi si giocherà la partita dei nuovi equilibri europei. Se otterremo che i trattati siano riscritti ma non a nostro danno vorrà dire che a Bruxelles possiamo tentare di invertire la rotta che ci ha visto sempre sulla scia degli altri, diversamente ci dovremo rassegnare a fare da gregari di Francia e, soprattutto, Germania.

Insomma, la questione degli immigrati è cruciale e non solo perché sono molte le attese degli italiani dopo una campagna elettorale tutta incentrata sul tema, ma anche perché l’argomento può spingere l’Europa verso nuove regole e non tutte a nostro sfavore come invece è stato su altre questioni, come ad esempio sulle crisi bancarie. È chiaro che se il presidente del Consiglio ha minacciato il veto non lo ha fatto solo per ragioni di bon ton. In discussione non c’è il fatto che il documento sull’accoglienza fosse già pronto prima ancora che i capi di Stato ne parlassero, ma l’assoluta assenza nel testo di un principio cardine che l’Italia ha intenzione di far diventare la norma. Di che si tratta? Semplice: dell’accettazione che le acque territoriali italiane non sono solo nostre, ma sono il confine europeo e dunque chiunque le varchi non è affare esclusivamente italiano, ma dell’intera Ue. Insomma, l’Italia non ha più nessuna intenzione di lasciar correre, subendo da sola le conseguenze di un’ondata migratoria mai vista prima. Significa che il governo è pronto anche a decisioni unilaterali, compresa la disdetta degli accordi di Dublino sulle acque territoriali. In pratica per la prima volta batte i pugni sul tavolo e se del caso è pronto a mandare a quel Paese gli alleati. Ma si tratta di un bluff o di una minaccia vera? Non so, ma al momento un primo risultato lo ha ottenuto ed è quello di aver trasformato in carta straccia il patto che si stava preparando alle nostre spalle.

Del resto, la linea dura e il blocco dei porti fanno capire che senza un’intesa a livello europeo le navi che fanno la spola tra le coste africane e quelle italiane potrebbero presto prendere un’altra rotta, approdando in Spagna e in Francia. Certo, arrivare a Valencia o a Marsiglia non è la stessa cosa che sbarcare a Lampedusa, ma se l’isola è off limits per i trafficanti di uomini diventa indispensabile trovare altre spiagge. E proprio per questo anche ieri il ministro dell’Interno ha ribadito il concetto, negando il diritto d’attracco alla nave di una Ong. La qualcosa ogni volta suscita la reazione delle anime belle, tra le quali figura Roberto Saviano. Lo scrittore, in evidente crisi da foglio bianco, da giorni prende di mira Salvini per recuperare visibilità. E avendo ieri il ministro risposto in tv ad una domanda sulla scorta dell’autore di Gomorra, dicendo che gli organi preposti valuteranno se confermare il servizio di tutela ma aggiungendo che questo è il suo ultimo problema, Saviano ne ha approfittato per atteggiarsi a martire e attaccare a testa bassa, dandogli del buffone e accusandolo di essere il ministro della malavita, con il risultato che il presunto veto sui guardaspalle del gomorroico ha fatto più rumore che il veto sull’accordo europeo. Per questo ci permettiamo un suggerimento al ministro: lasci perdere il blocco della scorta di Saviano e si concentri sul blocco degli immigrati, che di Saviano e delle sue prediche inutili agli italiani non importa nulla, ma dei clandestini sì.

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