- Intanto la Sea Watch tuona: «Il confine italiano è una linea immaginaria disumana», ma Matteo Salvini non cede Allarme per un altro barcone con 120 naufraghi alla deriva. E Sergio Mattarella tesse l’elogio dell’accoglienza.
- Il Viminale diffonde i nuovi dati sugli sbarchi: nel 2019 sono stati solamente 2.252. Continuano però gli attracchi fantasma sulle rotte della Sicilia e della Sardegna.
Lo speciale contiene due articoli
La Corte Costituzionale, dopo aver esaminato i ricorsi delle Regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria, che avevano impugnato numerose disposizioni del decreto Sicurezza, li ha dichiarati inammissibili. La Consulta, si spiega in una nota, ha ritenuto che le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e Sprar sono state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato in materia di asilo, immigrazione, condizione giuridica dello straniero e anagrafi. Resta quindi «impregiudicata» ogni «valutazione sulla legittimità costituzionale dei contenuti delle norme impugnate». Bocciati, invece, i superpoteri dei prefetti rispetto alle prerogative dei sindaci.
Sul fronte della Sea Watch, intanto, tutto resta come da copione: vuole sbarcare a Lampedusa. La nave dell’Ong tedesca, che batte bandiera olandese, ha prima rifiutato di riportare in Libia i 53 immigrati che ha tirato su il 12 giugno, poi si è diretta verso Malta e, quando Matteo Salvini ha ribadito che «i porti italiani restano chiusi», ha deciso di sfidare il ministro dell’Interno e ha fatto rotta verso Lampedusa. Le motivazioni, a questo punto, solo solo politiche.
Sul natante sono rimasti in 43, perché donne incinte, minori e un uomo con problemi di salute sono stati fatti sbarcare. E subito dopo, sui social, è cominciato il solito piagnisteo: «Dobbiamo far scendere i migranti in un porto sicuro, il prima possibile», comunica il comandante della nave, «dopo otto giorni, siamo bloccati in mare con i naufraghi».
Neanche la sentenza del Tar che ha respinto il ricorso contro il «niet» all’ingresso nelle acque territoriali italiane disposto dal Viminale fa desistere la Ong tedesca (sono tre i ricorsi amministrativi notificati all’avvocatura dello Stato contro i divieti d’ingresso nelle acque territoriali di navi con migranti a bordo: uno della Sea-Eye per la Alan Kurdi, uno di una società attiva nei servizi connessi al trasporto marittimo e il terzo è quello della Sea Watch).
Che non perde occasione per attaccare il governo: «Il nuovo decreto legge impedisce al comandante di esercitare il diritto sacrosanto di entrare in un porto per uno stato di necessità determinato da una situazione di emergenza sanitaria a bordo». E subito dopo ci riprovano con la solita richiesta di un porto sicuro per lo sbarco: «È automatico che la presenza di naufraghi a bordo presenta tutti i caratteri dell’emergenza e normalmente darebbe tutto il diritto a un comandante di entrare in porto e essere assistito. Il comandante sta assumendo un atteggiamento cauto di resistenza, e tuttavia è sempre più forte l’insofferenza sua, dell’equipaggio e delle persone a bordo. La nave si muove si muove di continuo, la permanenza è debilitante». E per concludere in bellezza, un attacco diretto all’Italia: «Siamo intrappolati tra responsabilità del comandante sulla vita di questa persone e la criminalizzazione che ci aspetterebbe se varcassimo questa linea immaginaria, tra umanità e disumanità. Questo è diventato il confine italiano».
E mentre il parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra, annuncia che finché la Sea Watch non attraccherà, continuerà a dormire nella piazza della città, Salvini ricorda a tutti che «Sea Watch fa traffico di esseri umani e se ne frega delle regole». E aggiunge: «Io a una nave che per la terza volta se ne frega delle indicazioni della Guardia di finanza, delle capitanerie, l’autorizzazione allo sbarco non la concedo né adesso e né a Natale o a Capodanno».
Con la questione ancora aperta, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, ha commentato: «I rifugiati ci ricordano ogni giorno, con forza, vicende di sofferenza, di discriminazione, di separazione da famiglie, terre e radici». Poi ha rivendicato che «l’Italia, in prima linea nell’adempiere con costanza e determinazione ai suoi doveri di solidarietà, assistenza e accoglienza, vede l’alto impegno morale e giuridico di protezione verso coloro che fuggono dalle persecuzioni, sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, tra i principi fondamentali della nostra Costituzione». E si è rivolto all’Ue: «L’Unione deve essere protagonista per sviluppare una politica comune che riesca a mitigare i conflitti e sostenere le esigenze di sicurezza e sviluppo dei popoli più esposti alle crisi umanitarie, attraverso un partenariato strutturato con i Paesi e le comunità che ospitano rifugiati e richiedenti asilo. La preziosa opera dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati va affiancata da una vigorosa iniziativa internazionale in questa direzione». «Un pensiero ai veri rifugiati che nessuno tutela perché non hanno i soldi per pagare gli scafisti», lo ha mandato via Facebook il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
A fine giornata è arrivato l’ennesimo annuncio di Alarm phone: c’è una imbarcazione con 120 persone (delle quali 15 donne e sei bambini) a bordo alla deriva davanti alle coste della Libia. È facile scommettere che a salvataggio avvenuto punteranno verso l’Italia.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >