Toh, guarda: c’è un politico che sale sulla ruspa. Rade al suolo un campo nomadi. E posta tutto su Facebook. La prima notizia è che non si tratta di Matteo Salvini. La seconda notizia è che è del Pd. In effetti stiamo parlando del sindaco di Firenze, il sinceramente democratico, già renzianissimo filo-buonista Dario Nardella, che in queste ore si sta vantando assai per la sua opera di demolizione delle baracche rom. «Tra oggi e domani completiamo lo smantellamento… Nei giorni scorsi mandati via tutti gli occupanti… Intervento concreto su legalità e anti degrado», scrive in un post ruspante (nel senso della ruspa). Non è fantastico? Ci manca solo la felpa «Io ruspo, tu ruspi, egli parte» e poi sarebbe pronto per Pontida.
In effetti il parallelo regge tutto. C’è la ruspa. Ci sono le baracche da sfasciare. C’è il campo nomadi. C’è la notizia su Facebook. Cosa manca? Se il sindaco Pd di Firenze avesse una t-shirt adeguata alla periferia, anziché la camicetta azzurra da Pitti Moda, si potrebbe sovrapporre al ministro dell’Interno, non vi pare? Ah no, dimenticavo: c’è un’altra grande differenza tra Salvini e Nardella. La reazione dell’opinione pubblica. Se il primo dice che bisogna fare un censimento dei campi nomadi, infatti, già si prefigura lo sterminio dei rom, si mostrano in tv le immagini di Auschwitz e si annuncia l’arrivo del nuovo Olocausto. Se invece un sindaco del Pd i campi nomadi, anziché censirli, li tira giù direttamente con la ruspa, sta facendo soltanto il suo mestiere. Così funziona (ancora) l’opinione pubblica in Italia.
Ma a noi non interessa tanto l’opinione pubblica. Interessa la realtà. Ed è un fatto che quando i benpensanti della sinistra, anche di quella più illuminata, si scontrano con la realtà, sono costretti ad ammettere di avere idee (le loro) che non condividono nemmeno un po’. Nardella, per esempio, si era già distinto per aver proposto di dare più punti agli italiani nelle graduatorie per le case popolari. «Leghista», aveva sussurrato qualcuno, senza che lui fosse nemmeno ancora salito sulla ruspa. Ma in realtà non è un leghista. È solo un sindaco che si è scontrato con la realtà. Dovendosi occupare dei suoi cittadini e non di dibattiti in tv, si è accorto che «prima gli italiani» o «rispetto delle regole» non sono pericolosi slogan razzisti, anticamera dello studio di Josef Mengele e nazismo strisciante. Sono, assai più semplicemente, una necessità del mondo reale.
Perché quello contro cui sta sbattendo la sinistra, ancor prima che la forza del grillo-leghismo o l’internazionale trumpista, è proprio questo: il banalissimo principio di realtà. Da anni, infatti, si sono abituati a disegnare un mondo tutto loro: dentro i loro circoletti intellettuali, dentro le loro redazioni di giornali, dentro le loro amache referenziali, dentro le loro terrazzine salottiere, dentro le loro stanzette profumate, hanno raffigurato un’Italia che in realtà non esisteva. E adesso, quando capita loro di incappare dentro elementi di mondo vero, impazziscono. Non sanno che cosa fare. Se non salire sulla ruspa. O sbarellare completamente.
Lo dimostra anche il commento del reggente del Pd, Maurizio Martina, al decreto dignità approvato dal governo Conte. Scossosi per un attimo dal depresso torpore in cui la reggenza lo ha evidentemente precipitato, Martina proclama con un sussulto d’orgoglio: «In Italia c’è una questione salariale». Voi capite che grinta? Sembra che dorma, invece no. È vigile. E infatti prosegue tambureggiante: «Occupazione subito». Mica pizza e fichi, che vi credete? Ha le idee chiare, questo reggente. Occupazione subito, tuona vibrando come un lumino. E poi conclude con il colpo da maestro: «Ora che si può».
Ma, mi scusi compagno Martina, in che senso: «Ora che si può?». Perché ieri non si poteva? Che cosa lo impediva? La profezia di Tutankhamon? Il suo gemello Fantasma Formaggino? La maledizione dello stregone Maximo (D’Alema)? Il destino cinico e baro? Una cistite acuta e perforante? La paralisi progressiva agli arti inferiori? O l’unica cosa che impediva di agire contro l’occupazione era il fatto che voi stavate al governo? E se non avete agito quando eravate al governo, che cosa vi fa essere così baldanzosi adesso nel chiedere «subito» le misure che per alcuni anni avete bellamente ignorato?
Il problema è la realtà, ecco tutto. Se non ci fosse la realtà, la sinistra avrebbe perfettamente ragione. Descriverebbe un mondo perfetto, dove tutto funziona, dove i campi rom non sono da abbattere, l’occupazione arriva subito, o almeno appena lo chiede Martina che sta all’opposizione, e l’immigrazione non è un’emergenza. Questo è l’ultimo ritornello in auge fra i benpensanti mainstream. Meraviglioso, non trovate? Ci hanno rotto gli zebedei per anni con il flusso epocale, le migrazioni che non si possono fermare, i popoli che spingono alle porte del Mediterraneo, etc etc, dicendo che non si poteva fare nulla per bloccare tutto ciò. E adesso che invece qualcuno dimostra che tutto ciò si può bloccare eccome, dicono che non è più un’emergenza. Anzi, qualcuno come Laura Boldrini aggiunge che il vero problema sono i 600.000 clandestini che sono qui. Come se quei 600.000 li avessero fatti entrare Salvini e Luigi Di Maio nottetempo per fare un dispetto al genio incompreso di Angelino Alfano. Ieri mattina a Omnibus (La7) un esponente del Pd non sapendo più come giustificare questo sacco di panzane di fronte a moderate obiezioni, ha tirato fuori dal cilindro il colpo magico, l’arma segreta: «Gli immigrati in Italia? Tutta colpa della Bossi-Fini!». Ma sicuro: tutto colpa della Bossi-Fini. E anche un po’ delle guerre puniche. Per altro, assai più contemporanee della sinistra di oggi.
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