- Proprio dove gli effetti della secolarizzazione sono più devastanti, Dio torna a fiorire: in Norvegia, i fedeli sono aumentati del 470%. Crescita impetuosa pure in Svezia (+49%). In Finlandia c’è pienone alla Messa.
- Scacco matto a comunisti e sociologi. Chi, nel solco di Stalin, tifa per estirpare la religione dalla faccia della Terra ora deve ricredersi. Smentite dai fatti le profezie apocalittiche (e compiaciute) di certi studiosi.
Lo speciale contiene due articoli.
E se Dio stesse tornando in Europa? Le statistiche sulla secolarizzazione del Vecchio Continente, è noto, descrivono da decenni non tanto l’eclissi del sacro, per dirla con il sociologo Sabino Acquaviva, ma proprio la sua totale scomparsa. Chiese deserte o sconsacrate, seminari vuoti e stili del tutto indifferenti alla morale cristiana, in effetti, confermano in modo inoppugnabile questo scenario. Perfino in nazioni di storica tradizione cattolica – Irlanda, Spagna, Polonia e ovviamente Italia -, la religione pare lentamente avviata all’estinzione. Eppure potrebbe il destino europeo potrebbe essere un altro.
A sorpresa, infatti, ci sono segnali, ancora contenuti però già molto sorprendenti, di una nuova fioritura del cattolicesimo e, per giunta, proprio là dove la sua scomparsa pareva un fatto certo: nei Paesi del Nord Europa. Un primo esempio, a questo proposito, riguarda la Norvegia, dove i fedeli cattolici sono passati da 28.000 che erano nel 1993 a 160.000 nel 2019: è una crescita superiore al 470%. Attenzione, questi sono solo i fedeli ufficialmente registrati. Esistono infatti stime secondo cui il cattolicesimo norvegese, oggi, potrebbe contare su 230.000 fedeli; il che li renderebbe comunque una minoranza, in un Paese di 5,5 milioni di abitanti, ma comunque confermerebbe una crescita sbalorditiva. Se n’era già accordo papa Benedetto XVI, che nel 2012 ebbe a sottolineare come «oggi vediamo, dove non ce lo si aspetterebbe, quanto il Signore sia presente».
In tale contesto svetta, per importanza, la conversione del Premio Nobel della Letteratura 2023, Jon Fosse, che in un libro in uscita anche in Italia, Il mistero della fede (Baldini+Castoldi), ha raccontato: «La mia più grande trasgressione è essere cattolico». La crescita dei cattolici norvegesi comporta anche, va da sé, il ritorno delle vocazioni. È di febbraio, a questo proposito, la notizia dell’arrivo in quel di Munkeby, dove sorgono i resti di un antico monastero, di una comunità trappista: è un clamoroso ritorno, dopo oltre 700 anni di assenza di religiosi da quelle parti. Ma la Norvegia non è la sola testimone di una piccola primavera della Chiesa al Nord.
Avviene lo stesso in Finlandia, terra a dir poco improbabile dato che ospita una delle popolazioni cattoliche più piccole e disperse del mondo: una diocesi per un intero Paese delle dimensioni dell’Italia, con sole otto parrocchie e circa 30 sacerdoti. Non solo: dal 2019 i cattolici finlandesi non avevano neppure un vescovo, vuoto colmato nel settembre dello scorso anno da papa Francesco, che ha nominato per questo incarico padre Raimo Goyarrola Belda. Che in una intervista rilasciata a gennaio ha confermato la crescita della piccola comunità che guida come pastore: «C’erano circa 7-8.000 cattolici quando sono arrivato qui, ora siamo circa 18.000. Mi sono innamorato della possibilità di costruire la Chiesa qui, in un grande Paese alla fine del mondo». In realtà, ci sono già stime secondo cui i cattolici finlandesi potrebbero essere 30.000, con una crescita sempre di circa 500 membri all’anno.
Ma al di là dei numeri, un dato che colpisce quanto, da quelle parti, la fede sia sentita. Quando infatti il giornalista Edgar Beltrán si è recato nel Paese nordico alcuni mesi fa è rimasto stupito dal fatto che mezz’ora prima della Messa, durante la recita del Rosario, la chiesa in cui si trovava fosse già piena al 70%. Una cosa quasi impensabile in Italia.
Sia in Norvegia sia in Finlandia la crescita della comunità cattolica è dovuta in almeno la metà dei casi, se non nel 70% di essi, dall’immigrazione: comunità provenienti dall’Est Europa, ma in realtà anche dall’Africa e dell’Asia, si trovano accomunate dal proprio credo. Nella cattedrale finlandese dedicata a Sant’Enrico, padre Jean Claude Kabeza, parroco originario del Ruanda, dice la Messa ogni settimana in inglese e finlandese, ma talvolta pure in italiano, russo, tagalog, vietnamita, ungherese, russo, svedese, latino, in certe occasioni pure in lingua kinyarwanda; dunque in 11 lingue.
Oltre all’immigrazione, comunque, nella crescita del cristianesimo nordico un certo ruolo lo hanno anche le conversioni. Questo si vede anche in quello che, da alcuni, è considerato «il Paese più laicizzato del mondo»: la Svezia. Una fama meritata se si considera che, anche se due terzi degli abitanti risultano membri della Chiesa luterana – facendone la più numerosa del globo di tale denominazione -, in realtà meno di un quarto della popolazione crede effettivamente in Dio. Tanto che dal 2000 ad oggi sono state chiuse oltre 100 chiese. Il laicismo ha un suo megafono anche nella scuola: l’educazione religiosa è diventata «non confessionale» fin dal 1919 e, viceversa, dal 1956 quella sessuale è diventata parte integrante obbligatoria della didattica. Per Ewert del Clapham institute, il più grande think tank cristiano della nazione scandinava, per raccontare il suo Paese ha dato alle stampe un libro il cui titolo è già un programma: Landet som glömde Gud, traducibile come «La terrà che dimenticò Dio».
Una interpretazione, questa, rispecchiata anche nei numeri se si pensa che a inizio Novecento in Svezia si contavano appena 2.500 cattolici e le chiese erano quattro in tutto: quelle di Stoccolma, Göteborg, Malmö e Gävle. Poi però qualcosa è cambiato: nel 1951 è stata approvata legge che sancisce la libertà di culto, avviando una svolta. Dal 1975 al 2000, infatti, i membri della Chiesa cattolica romana sono più che raddoppiati. Una crescita condivisa con i fedeli ortodossi e delle Chiese orientali e continuata fino ai giorni nostri. Se nel 2000 i cattolici registrati erano 87.000, oggi sono circa 130.000: una crescita di oltre il 49%. Poi ci sono anche i cattolici non registrati, che si stima facciano lievitare il bacino complessivo dei fedeli a 150.000 persone. Un aumento netto si è registrato anche a livello ecclesiastico e parrocchiale.
Negli anni Settanta del secolo scorso Stoccolma, la capitale, poteva contare su 23 parrocchie e 11 sacerdoti diocesani: oggi nella capitale le parrocchie sono 44 e i sacerdoti in servizio in diocesi, secondo i dati del 2023, sono 178: sette in più rispetto al 2022. E non è il solo numero in crescita, dato che in terra svedese oggi si contano 33 diaconi permanenti (4 in più del 2022), 137 religiose (4 in più rispetto del 2022) e nel 2023 hanno ricevuto la prima comunione 791 persone (50 in più del 2022), il sacramento della Cresima 765 persone (49 in più del 2022). Questi numeri, come già si diceva, rispecchiano sì dinamiche migratorie, ma anche centinaia di conversioni dal luteranesimo, alcune delle quali eccellenti. Come quella di Ulf Ekman, che è stato chiamato «il Billy Graham della Svezia» e che nel 1983 aveva fondato una chiesa a Uppsala della quale è stato pastore per 30 anni. Ebbene, qualche anno fa sia il popolarissimo Ekman sia la moglie Brigitta hanno abbracciato il cattolicesimo. «Le nostre chiese sono ben frequentate. Possiamo utilizzare le chiese luterane per il culto cattolico e talvolta acquistare chiese protestanti», ha dichiarato questa estate, intervistato dal mensile il Timone, Anders Arborelius, il primo cardinale svedese e anch’esso, a ben vedere, testimone del cambiamento in atto: nato in Svizzera, battezzato luterano e cresciuto in Svezia, si è poi convertito al cattolicesimo.
Per quanto si stia parlando di numeri e statistiche ancora minoritarie, nel Nord Europa si sta dunque davvero verificando qualcosa di inatteso: una piccola, ma significativa, primavera cattolica sulle ceneri della secolarizzazione, proprio là dove si era già da tempo celebrata la grande primavera del secolarismo sulle ceneri della religione. Segno che, a volte, davvero la storia prende strade inattese. E che prima di dichiarare la morte di Dio è meglio pensarci bene.
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