- Il presidente ha fissato il limite a 30 partecipanti: con la regola degli 8 metri quadrati, i luoghi di culto sono equiparati agli esercizi commerciali. Ma almeno non è in discussione (come in Italia) il rito di Natale
- Ieri, in pieno lockdown, lo scrittore di 74 anni ha dovuto percorrere 700 chilometri per presentarsi ai giudici e rispondere di un post social. Chiesti 4 mesi di prigione
Lo speciale contiene due articoli
Le parole di Emmanuel Macron sono riuscite, una volta di più, a far arrabbiare i vescovi e i cattolici di Francia. Martedì sera, il presidente francese è intervenuto in diretta tv – per l’ottava volta dall’inizio della pandemia – con l’obiettivo di illustrare ai suoi connazionali le soluzioni individuate per la ripresa delle attività economiche e sociali dopo il secondo lockdown. In estrema sintesi, si è appreso che la Francia ricomincerà a vivere un po’ più normalmente a partire da sabato 28 novembre. Da quel giorno, anche i negozi non essenziali potranno riaprire le porte al pubblico, a condizione che rispettino il rapporto di una persona ogni otto metri quadri di superficie. Gli esercizi commerciali potranno restare aperti anche la domenica per recuperare il tempo perduto. Bar, ristoranti, palestre e impianti sciistici, resteranno chiusi invece fino almeno alla metà di gennaio. Il capo di Stato francese ha spiegato anche che, se la diffusione del virus nato in Cina dovesse continuare a rallentare, il 15 dicembre prossimo verrà chiarito se si procederà con le aperture o se, al contrario, sarà necessario tirare il freno a mano.
Gli annunci relativi alle riaperture hanno fatto tirare un sospiro di sollievo ai negozianti, ma quelli sulla ripresa delle celebrazioni nei luoghi di culto hanno lasciato perplessi i cattolici d’Oltralpe. Questo perché Emmanuel Macron ha annunciato che ai riti religiosi potranno partecipare solo trenta persone alla volta, come avviene attualmente per i funerali. Sebbene il capo dello Stato francese non abbia ventilato ipotesi estreme – come quella minacciata dal ministro Roberto Speranza di sopprimere la messa di mezzanotte – deve aver fatto saltare sulla sedia i vescovi transalpini. In effetti, poco dopo alla fine del discorso, i presuli d’Oltralpe hanno diffuso un comunicato estremamente critico. Nella nota, la conferenza episcopale francese (Cef) si è detta «delusa e, allo stesso tempo, sorpresa» dalle parole di Macron a proposito del limite di persone autorizzate a partecipare alle celebrazioni religiose. Per i prelati transalpini la decisione «non è conforme alle discussioni svoltesi in queste ultime settimane con i ministri coinvolti» nella questione. In effetti, continua il comunicato della Cef, «la Chiesa cattolica ha proposto nel suo protocollo uno spazio di quattro metri quadri attorno ad ogni fedele e un’occupazione parziale delle chiese» fino al massimo a «un terzo della capacità».
Il capo dei vescovi francesi, monsignor Eric de Moulins-Beaufort, ha chiesto al capo dello Stato di rivedere questa misura. Nella mattinata di ieri, una nuova nota della Cef, ha rivelato che oggi sarebbero stati resi noti i nuovi limiti per l’accoglienza delle persone negli edifici di culto. Il comunicato ha rivelato anche che il presidente della Repubblica e quello della conferenza episcopale, si sono parlati al telefono poco dopo l’allocuzione televisiva. Lo scivolone compiuto da Emmanuel Macron, ha mostrato una volta di più la mancanza di sensibilità della burocrazia francese, nei confronti delle legittime richieste dei cattolici transalpini. In effetti, sorprende il fatto che nemmeno uno tra gli alti funzionari dello Stato francese – formatisi nelle grandi scuole di alta amministrazione d’Oltralpe – abbia pensato che la regola degli otto metri quadri si potesse applicare non solo ai negozi ma anche alle chiese. Dopo tutto, però, la Francia è la patria di una laïcité nata dall’anticlericalismo della rivoluzione del 1789, e che da decenni è alimentata anche dalla passività di una parte dell’episcopato transalpino rispetto al potere politico. Questa laicità permea tutto l’apparato statale. Quindi, per i burocrati transalpini, il fatto che in una cattedrale, rispetto ad una chiesetta di campagna, possano stare a debita distanza ben più di trenta fedeli, deve essere apparso come un fatto assolutamente irrilevante.
Indipendentemente da dove verrà posta l’asticella del numero massimo di partecipanti alle messe, le parrocchie francesi si stanno organizzando per moltiplicare il numero delle celebrazioni. In alcune chiese parigine, ci si muove per arrivare a celebrare otto o più messe domenicali, comprese le prefestive. Il discorso si fa più complicato per le zone di provincia dove il numero dei preti è più limitato e le parrocchie coprono la superficie di numerosi comuni. In certe zone si sta anche meditando sull’ipotesi di affiancare alle messe trasmesse su internet, dei momenti ad hoc per ricevere l’Eucaristia, in modo di rimanere in comunione con il resto della Chiesa. Esperienze simili sono state compiute durante questo secondo lockdown, soprattutto a Parigi e in altre grandi città francesi, quando le messe «con il popolo» erano vietate. La sensazione è che, almeno una parte dei cattolici, stia pensando a delle soluzioni concrete per scongiurare il pericolo di un Natale caratterizzato dall’«isolamento spirituale» in aggiunta a quello fisico, dovuto al Covid.
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