• Persino all’università Cattolica di Milano spunta un collettivo Lgbt che invita alla sfilata. E papa Francesco, dopo averlo fatto cardinale, nomina nel dicastero che si occupa di scuole e atenei lo statunitense Joseph William Tobin, vicino alle istanze omosessualiste.
  • In un documento dell’associazione si lamentano le troppe «richieste inascoltate».

Lo speciale contiene due articoli

In occasione della settimana dei gay pride, accade che anche nel mondo cattolico spunti qualche arcobaleno, talvolta dove meno lo si attende. All’università Cattolica di Milano, per dire, è nato un collettivo studentesco chiamato Lgbcatt, che si propone di sostenere «l’uguaglianza e il rispetto di tutte le identità sessuali e di genere presenti nella nostra università» e di creare «uno spazio sicuro per chiunque si identifichi nella comunità Lgbtq+ offrendo un contesto di mutuo supporto e di libera espressione». I giovani militanti stanno raccogliendo le firme all’interno onde farsi riconoscere ufficialmente dal rettore e ottenere, di conseguenza, finanziamenti per iniziative che si propongono «di aumentare la consapevolezza su tematiche quali identità di genere, orientamento sessuale e la storia della comunità Lgbt». La notizia, ovviamente, ha suscitato un certo scalpore. Anche perché il collettivo non si limita a parlare di uguaglianza e rispetto, ma appare perfettamente in linea con le istanze politiche del mondo arcobaleno. Tramite la sua pagina Facebook, per esempio, invita gli studenti a partecipare al gay pride milanese in programma nei prossimi giorni.

Vedremo che cosa decideranno i vertici dell’università, ma è un fatto che il clima nei confronti della comunità Lgbt si sia decisamente ammorbidito anche all’interno della Chiesa. Ci sono perfino prelati che, proprio in occasione dei vari gay pride, si stanno dando parecchio da fare. Uno di questi è il cardinale Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark.

Questo signore si è guadagnato articoli sui giornali di tutto il mondo già nel 2017, quando dedicò una messa alla comunità Lgbt. Partecipò un centinaio di persone, e il New York Times dedicò un imponente servizio all’evento.

Quello di Tobin era ovviamente un gesto simbolico, e infatti gli attivisti arcobaleno di mezzo mondo manifestarono parecchio entusiasmo per il «pellegrinaggio Lgbt» (così fu ribattezzato). Tobin, via social network, ricevette pure i complimenti di James Martin, il gesuita che, ormai da tempo, battaglia per diffondere nella Chiesa l’ideologia Lgbt, uno che sicuramente apprezzerebbe iniziative come il collettivo dell’università Cattolica.

Dal 2017 a oggi, Tobin ha messo in piedi altri eventi analoghi. Il 30 giugno prossimo, tanto per fare un esempio, nella sua diocesi si tiene la seconda «Pride mass» annuale. Si tratta di una messa arcobaleno che verrà detta «in supporto dei nostri fratelli e sorelle Lgbt». Non è un caso, ovviamente, che nello stesso giorno, a poche ore di distanza, a New York si svolga la sfilata del gay pride. L’invito, abbastanza esplicito, che viene rivolto ai parrocchiani è: prima venite a messa, poi tutti a sfilare al pride.

Nel 2018 è andata esattamente così. La chiesa di Saint Joseph of Hoboken, nella diocesi di Newark, ha ospitato numerosi esponenti del mondo Lgbt. In quell’occasione a celebrare il rito fu Alexander Santora, che iniziò con una speciale benedizione rivolta ai partecipanti al gay pride.

Capite bene che qui non si tratta soltanto di rispettare gli omosessuali (cosa sacrosanta) o di combattere le discriminazioni (cosa altrettanto giusta). No, qui stiamo parlando di aprirsi a un’ideologia che è in contrasto con il catechismo della Chiesa cattolica e che risulta parecchio discutibile anche per chi cattolico non è.

Lo scorso aprile, il cardinale Tobin ha partecipato a una trasmissione televisiva sull’emittente americana Nbc. La conduttrice gli ha appunto ricordato i passaggi del catechismo relativi all’omosessualità. E Tobin ha risposto spiegando che il linguaggio utilizzato dal catechismo è «doloroso» e «molto sfortunato». Poi ha aggiunto: «La Chiesa, credo, sta portando avanti la sua riflessione su ciò che la nostra fede ci invita a fare e dire alle persone che hanno rapporti omosessuali. Quello che non dovrebbe essere in discussione è che siamo chiamati ad accoglierli».

In sostanza, pur con prudenza, Tobin è una delle personalità ecclesiastiche che più si spendono per l’apertura al mondo Lgbt. Il fatto interessante, tuttavia, è che la linea politica del porporato riscuote un certo successo. L’arcivescovo Joseph è stato creato cardinale da Francesco nel novembre del 2016, e ha appena ottenuto un altro incarico importante. Sempre per decisione del Papa, monsignor Tobin è appena diventato membro della Congregazione per l’educazione cattolica. Si tratta del dicastero che si occupa di «tutte le università, facoltà, istituti e scuole superiori di studi ecclesiastici o civili dipendenti da persone fisiche o morali ecclesiastiche, nonché delle istituzioni e associazioni aventi scopo scientifico».

Inoltre, la congregazione esercita la sua autorità «su tutte le scuole e istituti di istruzione e di educazione di qualsiasi ordine e grado pre universitario dipendenti dall’autorità ecclesiastica, diretti alla formazione della gioventù laica». La Congregazione, di fatto, si occupa di istruzione e formazione, delle scuole e delle università e, dal 2013, per volontà di Benedetto XVI, ha competenza anche sui seminari. A capo di questa istituzione, dal 2015, c’è il cardinale Giuseppe Versaldi, già noto per le posizioni immigrazioniste. «La Chiesa ha il dovere di annunciare il Vangelo, ed è evidente quello che dice il Vangelo circa i forestieri o gli stranieri: l’accoglienza per la Chiesa è un valore irrinunciabile», disse nel 2018.

Ora, è evidente che il cardinale Tobin non potrà, da solo, determinare l’orientamento della Congregazione, che conta una trentina di componenti. Tuttavia l’inserimento di una personalità di questo tipo – così schierata sul fronte arcobaleno – nella Congregazione che si occupa di istruzione e formazione ha un discreto peso. Chissà, può darsi che presto il collettivo Lgbt della Cattolica sia riconosciuto. E che altrove ne nascano altri analoghi.

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