Hanno studiato le Sacre scritture come le scienze sociali, parlano sempre almeno cinque lingue, hanno gestito milioni di anime e ordini religiosi che sono anche imperi economici, possono mettere a disagio qualunque capo di Stato, sanno vivere con poco come con tanto o perfino tantissimo. I migliori leggono anche dentro le persone. Sono i cardinali di Santa romana Chiesa, mediamente qualche spanna sopra le classi dirigenti laiche del mondo, ma quando si fanno intervistare sono umani anche loro.
E in questi giorni di festa per l’elezione di papa Leone XIV, qualcuno si è un po’ dimenticato della regola del segreto che coprirebbe il conclave. Una regola aggirabile solo su espressa autorizzazione del pontefice, che magari c’è stata. Non lo sapremo mai. La norma è chiara ed è una disposizione della Universi Dominici Gregis di Giovanni Paolo II: «Ordino, inoltre, ai cardinali elettori (…), di conservare il segreto su queste cose anche dopo l’avvenuta elezione del nuovo pontefice, ricordando che non è lecito violarlo in alcun modo, se non sia stata concessa al riguardo una speciale ed esplicita facoltà dal pontefice».
Il retroscena più ambito era questo: ma quanti voti ha preso Prevost? Considerando che bruciano le schede, tocca fidarsi. Comunque, sabato ci ha pensato il cardinale del Madagascar, Désiré Tsarahazana: «Ha avuto ben più di 100 voti: è stato un segnale fortissimo». Ha parlato con i giornalisti all’uscita del primo incontro del Papa nuovo con i cardinali ed era entusiasta: «L’incontro di questa mattina è andato molto bene. Abbiamo discusso anche della necessità di rendere la Chiesa più collegiale. È un ottimo Papa». E Dio benedica anche il cardinale malgascio, che è anche un ottimo cronista. Poi c’è Pietro Parolin, secondo gli esperti il favorito della vigilia, che ha scritto una lettera al Giornale di Vicenza nella quale ha voluto ricordare il ruolo dello Spirito Santo nella scelta del Papa. Come dire: basta con i retroscena in stile Montecitorio. Dopo di che ha, comunque, aggiunto: «Credo di non rivelare nessun segreto se scrivo che un lunghissimo e caloroso applauso è seguito a quell’“accetto” che lo rendeva il 267° Papa della Chiesa cattolica. Di lui mi ha colpito soprattutto la serenità che traspariva dal suo volto in momenti così intensi. Non ha mai perduto il suo sorriso mite».
Anche il porporato che ha dato l’annuncio mondiale da piazza San Pietro, Dominique Mamberti, intervistato da Repubblica sabato, ha ricordato che «si vota sotto il Giudizio universale di Michelangelo» e che «il giuramento ci ricorda di votare colui che si ritiene vada eletto secondo Dio». E, però, ha raccontato che cosa hanno provato i cardinali poco prima del voto decisivo: «Arriva un momento in cui si sente un senso di unità, è una cosa molto particolare (…) È questo ciò che si percepiva». Descrizione bellissima, per altro. Un altro membro del collegio che ha voluto esternare anche il non esternabile è il cardinale Arlindo Gomes Furtado, che nel weekend ha scelto Il Messaggero per svelare: «In conclave abbiamo eletto Prevost per guidare i fedeli indipendentemente dai fattori economici e politici». E si è concesso una precisazione un po’ così su Parolin: «A mio avviso era uno dei cardinali e naturalmente aveva la possibilità di essere eletto come qualsiasi altro. Tutti avevano la via aperta». Gli hanno chiesto quanti voti ha preso il primo Papa statunitense e qui Gomes Furtado ha ricordato che non si può dire. Ma a una domanda su eventuali divisioni e colpi bassi in conclave, ha risposto: «Queste sono le cose create anche dalla pressione politica e ideologica, ma la Chiesa resta una, santa, cattolica e apostolica». Innocente, ma comunque vietata, la rivelazione di un altro ex papabile come il filippino Luis Antonio Tagle sui momenti finali: «Prevost era teso, respirava in maniera profonda durante l’ultima votazione. Gli ho offerto una caramella».
È stato di buon esempio anche il cardinale toscano Augusto Paolo Lojudice, che, intervistato lungamente in video, ha raccontato solo questo: «Ognuno di noi in coscienza ha espresso quello che lo Spirito Santo ha suggerito». Da bravo giudice della Corte di cassazione del Vaticano sa che tutto il resto è vanità.
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