Berlino e Parigi urlano: «Ritorsioni». Ma l’Ue (per adesso) vuole trattare
La Von der Leyen si dice «pronta a reagire ma anche a negoziare». Per Teresa Ribera le tasse sulle Big tech «sono sul tavolo». Emmanuel Macron infuriato: «Basta investimenti negli Usa». Isteria in Germania: «Risposta dura».

Dazi amari, anzi amarissimi, quelli decisi da Donald Trump per l’Europa. La reazione delle prime ore, quelle di ieri, spazia dai toni apocalittici tedeschi a quelli minacciosi francesi ai commenti tutto sommato semi-soddisfatti degli inglesi (che, essendo fuori dalla Ue, hanno spuntato una tariffa al 10%). Dialogo, ritorsioni, diversificazione dei mercati sono gli scenari che emergono, non necessariamente in contrapposizione l’uno con l’altro, con sullo sfondo i due «bazooka»: una tassa Ue sulle Big tech americane, e il «meccanismo anticoercizione», adottato nel 2023 in chiave anti-Cina, concepito come deterrente contro i ricatti economici che consiste in un mix di dazi, limitazioni alla partecipazione agli appalti pubblici, ritiro di licenze e altre restrizioni.

Le due opzioni estreme sono sul tavolo, ma solo per ragioni tattiche: utilizzarle vorrebbe dire innescare una escalation dai risvolti imprevedibili, e non c’è e mai ci sarebbe l’unanimità. «È un po’ presto», risponde la vicepresidente della Commissione europea, Teresa Ribera, a una domanda sull’idea di tassare le Big tech, «prima di entrare in qualsiasi tipo di discussione concreta dobbiamo capire meglio le dichiarazioni ieri dal presidente Trump». «L’uso del meccanico anti coercizione», commenta il presidente della commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo e relatore permanente per gli Stati Uniti, Bernd Lange, «è la misura più forte che potremmo prendere, l’ultima spiaggia. Bisogna stare attenti ma ovviamente è sul tavolo. Vogliamo trovare una soluzione in fase di negoziazione».

«Siamo pronti a reagire, ma siamo pronti a negoziare», sottolinea Ursula von der Leyen, «non è troppo tardi. Finalizzeremo il primo pacchetto di contromisure sull’acciaio e prepareremo altri controdazi in caso di fallimento dei negoziati. Come europei promuoveremo e difenderemo sempre i nostri interessi e valori. E difenderemo sempre l’Europa. Il nostro commissario per il Commercio, Maros Sefcovic», aggiunge la Von der Leyen, «è costantemente impegnato con le sue controparti statunitensi. Lavoreremo per ridurre le barriere, non per aumentarle. Passiamo dal confronto al negoziato». «I dazi ingiustificati», scrive su X Sefcovic, che oggi parlerà con i suoi interlocutori Usa, «inevitabilmente si ritorcono contro. Agiremo in modo calmo, graduale e unificato e calibriamo la nostra risposta, lasciando tempo adeguato per i colloqui. Ma non resteremo inerti se non riuscissimo a raggiungere un accordo equo». «Ci sono contromisure in arrivo in risposta ai dazi sull’alluminio e l’acciaio annunciati il 12 marzo da Trump», fanno sapere fonti Ue a quanto riporta l’Ansa, «e i Paesi saranno chiamati a votare il 9 aprile. A seguito del voto, a maggioranza qualificata, i primi controdazi potranno entrare in vigore il 15 aprile, seguiti poi da una seconda tranche di misure il 15 maggio. C’è ancora qualche consultazione in corso e poi procederemo», aggiungono da Bruxelles, precisando che «la ritorsione rifletterà gli input ricevuti dai governi nazionali».

Il vicepresidente della Commissione europea, Stéphane Séjourné, ha convocato una riunione d’urgenza giovedì 10 aprile a Bruxelles per discutere con i settori industriali maggiormente colpiti dagli annunci di Donald Trump sui dazi. Lunedì e martedì prossimo Ursula von der Leyen incontrerà i big europei dell’automotive, dell’acciaio e della farmaceutica. Dalla Germania, obiettivo numero uno di Trump, arriva la reazione più dura: «Si tratta degli aumenti tariffari più destabilizzanti degli ultimi novant’anni», commenta il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck, «verso i quali è necessaria una reazione compatta e decisa, proprio come nel caso dell’aggressione russa all’Ucraina. L’affermazione di Donald Trump in base alla quale gli Stati Uniti verrebbero sfruttati nelle loro relazioni commerciali è falsa. Dobbiamo rispondere con l’atteggiamento giusto, rimboccarci le maniche e trovare una via d’uscita da questa situazione. La mania tariffaria degli Stati Uniti», aggiunge Haabeck, «può innescare una spirale che può trascinare i Paesi in recessione e causare danni ingenti in tutto il mondo. Abbiamo sempre puntato sulle trattative e non sullo scontro. Ma se gli Usa non vorranno una soluzione ci sarà una risposta ponderata, chiara e decisa dall’Ue. Siamo il mercato unito più grande del mondo. E dobbiamo usare questa forza». Duro anche l’ormai ex cancelliere, Olaf Scholz: «La decisione di Trump è sbagliata. Si tratta di un attacco a un ordine commerciale che è in gran parte il risultato degli sforzi americani. Il Paese è a disposizione del governo americano per discutere ed evitare una guerra commerciale».

Da Berlino a Parigi: «La decisione di Donald Trump sui dazi», commenta Emmanuel Macron, «è brutale e infondata. I dazi avranno un impatto enorme sull’economia europea e gli americani ne usciranno più deboli e più poveri». Macron ha invitato le imprese francesi a sospendere tutti i progetti di investimento negli Stati Uniti fino a quando gli annunci sui dazi non verranno «chiariti». Il premier spagnolo, Pedro Sánchez, ha annunciato un piano da 14 miliardi di euro per proteggere le imprese spagnole. «Trump», commenta Sánchez, «ha deciso di tornare al protezionismo del XIX secolo». Più morbido il premier britannico Keir Starmer, che esclude dazi di ritorsione contro gli Stati Uniti: «Nessuno vuole una guerra commerciale, abbiamo una relazione lunga e profonda con gli Stati Uniti che va preservata».

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