A Vigo e Saragozza la nuova piattaforma Stla small. E l’Italia rischia di vedere solo briciole dei 4,4 miliardi per le gigafactory.

L’Italia è sempre meno interessante per l’ex gruppo Fiat, prima Fca e oggi Stellantis, dopo il matrimonio con i francesi di Psa. Per tagliare i costi di produzione, infatti, il gruppo guidato da Carlos Tavares produrrà le piccole elettriche del gruppo in Spagna, Paese dove costruire modelli a quattro ruote costa meno che in Italia. In particolare, si tratta dei modelli di grande diffusione basati sulla piattaforma Stla small, l’ossatura di vetture come la e-208 della Peugeot. Il futuro produttivo delle piccole elettriche di Stellantis, insomma, è destinato agli stabilimenti di Vigo e Saragozza.

La notizia getta un’ulteriore ombra sul futuro degli stabilimenti italiani, in particolare su quelli di Pomigliano (dove il 16 febbraio i sindacati incontreranno il Mimit per trovare una soluzione) e Mirafiori che, secondo Tavares, «senza sussidi sono a rischio». D’altronde, la preoccupazione non manca dopo che nello stabilimento torinese di Mirafiori è già stato annunciato lo stop alla produzione del suv Maserati Levante, decisione che ha portato gli operai a scioperare. Anche perché il gruppo aveva già reso nota l’intenzione di fare sette settimane di fila di cassaintegrazione per la linea di assemblaggio della Fiat 500 elettrica.

Va detto che i volumi della casa del Tridente non paiono molto incoraggianti. L’anno scorso il marchio modenese si è fermato a poco meno di 9.000 unità, troppo poco per giustificare i costi produttivi dello stabilimento italiano. «Delle 33 vetture Maserati prodotte ogni giorno a Mirafiori», spiegano fonti sindacali della Uilm di Torino, «25 sono Levante. La comunicazione fatta dall’azienda sullo stop alla produzione di questo modello porta quasi a zero la produzione del marchio Maserati a Mirafiori».

La protesta dei lavoratori arriva, insomma, dopo che il segretario della Cgil Piemonte, Giorgio Airaudo, ha descritto una situazione di incertezza assoluta per Mirafiori, senza modelli dopo il 2027, e ha ricordato che la cassaintegrazione nello stabilimento torinese dura da 17 anni e che il numero di addetti dell’impianto è passato da 20.000 a 12.000.

I sindacati Fim, Fiom e Uilm, dunque, puntano a una produzione di 200.000 vetture l’anno per rendere il sito sostenibile da un punto di vista finanziario. Solo che, ora, il taglio della produzione Maserati mina ancora di più questo obiettivo. Un target già di per sé complesso da raggiungere se si guarda ai numeri odierni della produzione italiana. Secondo i dati di dicembre 2023, la produzione di auto nello Stivale è scesa nel 2022 sotto le 500.000 unità, più precisamente 473.194 (secondo i dati dell’Organizzazione internazionale di costruttori di veicoli a motore). Basti pensare che in Spagna l’anno scorso la produzione di veicoli ha sfiorato il milione di unità in arrivo da tre stabilimenti Stellantis. In dettaglio, la Spagna sforna il 27% della produzione Stellantis, la Francia il 20% e l’Italia il 21%. Non solo, l’Italia risulta poco attrattiva anche sotto il profilo dell’acquisto di vetture elettriche. Secondo l’Acea, l’associazione europea dei costruttori automobilistici, in Italia chi vuole un’auto a batteria ha diritto a un massimo di incentivi per 5.000 euro, valore ben più basso rispetto ai 6.750 di cui possono godere i tedeschi, ai 9.000 degli spagnoli e ai 13.000 dei francesi.

Come se non bastasse, ora si attendono lumi su un maxifinanziamento bancario (tutto francese) da 4,4 miliardi che servirà per costruire gigafactory in Europa per la produzione di batterie. La linea di credito andrà, secondo Bloomberg, ad Automotive cells company (Acc), la joint venture per la produzione di batterie per le auto elettriche creata da Stellantis, Totalenergies e Mercedes benz. Il punto è che, con ogni probabilità i soldi andranno in gran parte agli stabilimenti francesi e, solo in un secondo momento, a quelli tedeschi e (in ultimo) alla gigafactory di Termoli. Insomma, a noi, le noccioline.

Il fatto, in realtà, preoccupa non poco perché la fabbrica italiana dovrebbe essere operativa a partire dal 2026, ma al momento occupa circa 20 persone. Tutto questo, naturalmente, preoccupa i sindacati. Anche perché oggi il futuro italiano dell’automobile è fatto perlopiù di minacce in cui Stellantis chiede sussidi senza puntare davvero sul nostro Paese. «Mi sono confrontato con Stellantis, com’è doveroso, più volte in questi mesi di governo», ha ricordato il ministro per le Imprese e il made in Italy, Adolfo Urso. «Ho incontrato due volte Tavares, una volta a Roma, e in quell’occasione assicurò l’obiettivo di raggiungere un livello produttivo in Italia di un milione di veicoli. Poi l’ho incontrato anche in Francia, quando hanno inaugurato la prima gigafactory. Mi aspetto che presto sia realizzata anche nel nostro Paese».

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