Fondata nel 1946 da Giovanni Parrilla, tecnico della meccanica diesel, la casa milanese divenne simbolo di eleganza, innovazione e sportività. Dalla raffinata 250 alla celebre 175, dagli scooter ai motori da kart, una storia di eccellenza tecnica conclusa nel 1967 ma ancora viva tra gli appassionati.
I suoi antenati erano spagnoli ma lui, Giovanni Parrilla, era nato nel 1911 a Longobucco, in provincia di Cosenza. Nei primi anni Trenta conobbe a Milano il mondo della meccanica, dopo il trasferimento della famiglia e nella capitale lombarda fu impiegato in un’azienda che produceva componenti per motori diesel. Qui imparò l’amore per la precisione nella progettazione e nella componentistica dei motori, alla base del grande sogno industriale che il giovane meccanico cullava da tempo e che divenne realtà quando la città era ancora un cumulo di macerie, nel 1946.
Un levriero fu il simbolo scelto per il marchio di motociclette che Parrilla fondò a Milano, simbolo di eleganza, stile e velocità. Un trittico che caratterizzerà tutta la produzione della casa motociclistica, da subito votata all’eccellenza qualitativa e tecnologica. Coraggiosa fu la scelta di Parrilla fin dall’esordio, quando un anno dopo la fine della guerra presentò la prima moto, una 250 quattro tempi con la raffinata distribuzione a coppie coniche, votata alle competizioni. Costruita artigianalmente nella prima sede di via Antonelli in circa 300 esemplari, era una moto da corsa proposta al pubblico ad un prezzo elevato, giustificato dall’estrema qualità costruttiva e dalle prestazioni superiori a tutte le concorrenti di marchi più importanti come Guzzi e Gilera. Un gioiello per pochi, in un’Italia che in quegli anni non poteva certo permetterseli.
Nel 1949 il marchio del levriero «Parilla» (con una sola «r», per questioni fonetiche) uscì con una più abbordabile motoleggera da 98cc, più semplice ma non meno affidabile e raffinata della precedente 250. Fu il primo successo commerciale della casa milanese, che continuò a produrre la 250 anche nella versione bialbero, ancora più performante, parallelamente alle competizioni che servivano al fondatore per migliorare i modelli di serie. La 250 bialbero trionfò l’anno successivo alla presentazione della piccola 98 nella Milano-Taranto, la gara di endurance più importante nell’Italia postbellica. Nel 1951 Parilla presentò la 125, inserendosi nel mercato in crescita delle quarto di litro dei primi anni della ricostruzione.
Ma il vero best-seller della casa milanese arrivò nel 1953, anno in cui Parrilla fece costruire un nuovo moderno stabilimento in via Oglio. La 175. Progettato dall’ingegnere William Soncini, il motore della nuova Parilla adottava l’innovativo sistema di distribuzione detto a «camma rialzata», che univa i vantaggi della distribuzione ad aste e bilancieri con quelli di una camma collocata in posizione elevata, vicino alla testata e azionata da una catena. Grazie a questa soluzione, le aste erano molto più corte e leggere, migliorando precisione e affidabilità.
Il progetto si rivelò un grande successo e costituì la base dei motori sportivi Parilla per oltre dieci anni, contribuendo in modo decisivo ai risultati agonistici della Casa milanese, che alla fine degli anni Cinquanta provò il suo ingresso anche nel settore in grande ascesa degli scooter, dominato da Vespa e Lambretta. Il primo modello importante fu l’Oscar, uno scooter elegante e innovativo, dotato di un particolare motore bicilindrico due tempi da circa 160 cm³, una scelta rara per l’epoca. Seguì il Levriero, più orientato all’uso cittadino, che riprendeva il nome del simbolo storico della casa milanese.
Tra i progetti più curiosi ci fu la Slughi, una via di mezzo tra scooter e motocicletta, con una linea originale e una maggiore impostazione sportiva rispetto ai modelli tradizionali. Gli scooter Parilla erano tecnicamente interessanti e di qualità elevata, ma non riuscirono mai a competere con il successo commerciale di Vespa e Lambretta, che avevano grandi numeri di produzione e prezzi più competitivi.
Gli scooter Parilla rimasero così prodotti di nicchia, apprezzati sia ieri che oggi dagli appassionati e dai collezionisti per la loro originalità e per la loro rarità. Con la crisi del settore motociclistico degli anni Sessanta, la Parilla abbandonò progressivamente questo mercato. Durante il nuovo decennio, la crisi investì tutto il settore delle due ruote a causa della sempre più larga diffusione delle automobili utilitarie.
Solo i grandi marchi più competitivi sopravvissero, relegando la qualità di Parilla ad un tempo ormai passato. Nel 1961 Giovanni Parrilla uscì dall’azienda che aveva fondato nel 1946 e nel 1967 gli stabilimenti di via Oglio chiusero definitivamente i battenti. Giovanni Parrilla proseguì la sua attività nel campo dei motori, scegliendo un’altra nicchia allora florida, quella dei kart, che già nel 1961 aveva iniziato a produrre nelle categorie 100 e 125cc. Giovanni Parrilla muore nella sua Milano nel 1984. Suo figlio Angelo sarà uno dei principali mentori di Ayrton Senna quando iniziò la carriera sui kart motorizzati con il «levriero», che oggi corre ancora su MTB elettriche di alta qualità che ne hanno rilevato il marchio.