L’inner circle di Tiziano Renzi rischia di regalare nuovi dispiaceri al figlio Matteo. Ieri sono finiti in manette quattro imprenditori di Arezzo che con Luigi Dagostino, il socio del babbo dell’ex premier, avevano intrapreso diverse attività imprenditoriali. Affari in cui era stato coinvolto pure Renzi senior. Antonio Moretti Cuseri, 67 anni, il figlio Andrea, 40 anni, e i loro stretti collaboratori Marcello Innocenti (57 anni), consulente del gruppo della famiglia Moretti e titolare di alcune società, e Paolo Farsetti (45), responsabile del settore abbigliamento della holding, sono finiti agli arresti domiciliari con l’accusa di autoriciclaggio. Antonio Moretti, che risulta residente a Lugano dal 2013, e il figlio Andrea, trasferito ufficialmente a Londra dal 2014, in realtà vivono a Castiglion Fibocchi, storico quartier generale di Gelli.
Il comunicato stampa diramato ieri dalla Procura di Arezzo ha riportato questo distico sibillino: «Nel corso delle indagini taluno degli indagati ha tentato di avvicinare i finanzieri impegnati nelle verifiche fiscali e la loro linea gerarchica». Sino alle più alte sfere. Le Fiamme gialle hanno riferito ai pm i tentativi fatti dagli indagati, ma sono tuttora in corso investigazioni per capire sino a quale livello si sia spinto il tentativo di ammorbidire quelli che gli imprenditori consideravano semplici controlli fiscali, ignorando che parallelamente era in corso un’inchiesta penale con intercettazioni ambientali. Per questo i militari del Nucleo di polizia economico finanziaria di Arezzo hanno potuto monitorare in tempo reale le azioni di Antonio Moretti Cuseri, ex amico personale di Licio Gelli, e hanno accertato la caratura istituzionale dei suoi contatti. A quanto risulta alla Verità, l’imprenditore andava a caccia con l’allora direttore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), il prefetto Alessandro Pansa, e aveva ottimi rapporti anche con Pier Carlo Padoan, l’ex ministro dell’Economia nei governi di Renzi e Gentiloni. Ma nella sua agenda c’erano anche altri nomi di spicco. Le indagini fanno sospettare che Moretti non si sia fatto scrupolo di coinvolgere i suoi amici eccellenti e per questo, come detto, sono in corso approfondimenti investigativi per verificare eventuali interventi da parte dei soggetti istituzionali contattati. Nell’indagine sono state applicate nove misure interdittive, due delle quali nei confronti dei fratelli di Andrea Moretti Cuseri, Alberto (43 anni) e Amedeo (33), a cui sarà vietato l’esercizio di impresa per i prossimi 9 mesi. In tutto sono coinvolti 16 imprenditori. L’ipotesi degli inquirenti è che facciano parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, bancari, fallimentari e riciclaggio. È stato disposto il sequestro preventivo delle quote di 14 società e di beni, mobili e immobili, per un valore complessivo di 25,5 milioni di euro. Tra i beni sequestrati 179 immobili (tra cui Palazzo Bianca Cappello a Firenze), 14 società, diverse auto di lusso con targa estera, un maneggio con 40 cavalli, 500 ettari di terreni, prevalentemente adibiti a vigneti, in Toscana, Emilia e Sicilia. Secondo l’accusa gli indagati acquistavano aziende tessili, le facevano crescere, ottenevano con esse importanti finanziamenti bancari, quindi, dopo averle affidate a dei prestanome, le avviavano al fallimento, senza corrispondere imposte e contributi e senza restituire i prestiti. I soldi così accantonati venivano investiti in altri settori o utilizzati per spese milionarie (nella lista anche uno yacht e un aereo privato) a fronte dell’omessa dichiarazione dei redditi grazie all’artificioso spostamento della residenza all’estero, in particolare da parte dei fratelli Moretti Cuseri.
Un cognome questo, che i nostri lettori hanno già avuto modo di leggere. Nel 2016 la Procura di Firenze aveva già iscritto sul registro degli indagati per reati fiscali diversi imprenditori toscani, tra cui Amedeo Moretti Cuseri (per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio) e Luigi Dagostino. Quest’ultimo, Andrea Moretti Cuseri e il fratello Amedeo gestirono per alcuni anni la Tramor Srl, la ditta che versò circa 200.000 euro alla Eventi 6 e alla Party Srl di babbo e mamma Renzi come contropartita per operazioni che i magistrati considerano inesistenti (per questo i due genitori a partire dal 4 marzo saranno processati).
Sempre Dagostino e i due fratelli Moretti guidarono pure l’Immobiliare Armea di Sanremo, di proprietà di una società lussemburghese, la Medel investiments. Attraverso questo veicolo i tre provarono a realizzare un centro commerciale in Liguria e per raggiungere l’obiettivo nel 2014 si portarono al seguito come consulente per la logistica Tiziano Renzi, che evidentemente ritenevano un utile passepartout con una giunta a guida Pd. Andrea Moretti e Paolo Farsetti sono stati anche amministratori di un’altra società immobiliare, la Leccio Srl, attenzionata dagli investigatori di Firenze.
Nel 2017 Dagostino, in un’intervista concessa alla Verità, aveva negato di avere società all’estero: «Quelle sono della famiglia Moretti e in particolare del mio socio Andrea. Lui risiede all’estero come i due fratelli». Dagostino e i Moretti Cuseri hanno condiviso anche la scalata allo storico caffè fiorentino Rivoire. Un’operazione in cui venne coinvolto pure Renzi senior. Dopo l’acquisto da parte di Dagostino e soci, quote cospicue sono volate a Londra e in Lussemburgo in pancia a società riconducibili ai Moretti (Pl Retail holding limited e la Falstaff holding sarl), attraverso la mediazione dei procuratori speciali Innocenti e Farsetti, arrestati ieri. Non a caso le Fiamme gialle aretine nell’operazione di ieri hanno sequestrato le quote di Andrea Moretti Cuseri dentro al Rivoire. Nell’inchiesta sono finite sotto esame anche le società collegate agli outlet di Sanremo e a quello di Reggello (The Mall) e in quest’ultimo, a due passi da Rignano sull’Arno, i militari hanno messo i sigilli a un immobile, detto Le Torri.
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