Sono le note di Don’t stop me now dei Queen ad accogliere Giovanni Toti al teatro Brancaccio di Roma. Quale sia l’aria che tira alla convention dei rifondatori azzurri «Italia in crescita!» è palese dalle prime parole del governatore della Liguria: «Siamo qui perché abbiamo visto il declino di un’area politica senza che nessuno avesse il coraggio di dirlo». E, mentre il pubblico sventola bandiere di Forza Italia e alza cartelli con scritto «io sto con Toti», il coordinatore nazionale del partito di Silvio Berlusconi incalza: «Se il cambiamento oggi non è più associato alla nostra parte politica è perché non siamo stati capaci di leggere la realtà che cambiava nonostante quello che diceva la nostra classe dirigente». Una fucilata diretta a chi ha governato il partito e lo ha ridotto all’8,8 per cento alle elezioni europee di maggio, quando la Lega di Matteo Salvini superò il 34 per cento e l’ex alleata Giorgia Meloni, con Fratelli d’Italia, raggiunse il 6,4. Insomma, tutto il centrodestra in crescita tranne però Forza Italia, che il centrodestra lo ha inventato.
Il teatro Brancaccio, dove ieri andavano in scena le prove di scissione, è strapieno: circa duemila persone. Presenti quasi 800 amministratori: consiglieri regionali e comunali, assessori, sindaci un po’ da ovunque ma soprattutto Lazio, Lombardia, Calabria e ovviamente dalla Liguria. Cosa chiedono? Che a comandare sia chi è più bravo e chi ha più consenso sul territorio e non i «raccomandati» del Cavaliere. In platea si distinguono volti noti: Laura Ravetto, Paolo Romani, Osvaldo Napoli, Francesco Giro, oltre a Vittorio Sgarbi. Ed è soprattutto a loro che Toti si rivolge dicendo «la nostra effervescenza fa paura a qualcuno, siete coraggiosi a essere qui nonostante la minaccia di alcuni dirigenti». Di certo i timori non frenano Sgarbi: «Il marchio di Forza Italia è un marchio consumato, nel partito occorre un restyling», attacca il critico d’arte, «Berlusconi resti come padre nobile ma non alla guida. Va individuato un nuovo leader che, a mio avviso, deve essere uomo perché Forza Italia è un partito maschilista. Le primarie? Mi candido».
Un assist arriva anche dal sindaco di Genova, Marco Bucci, che interviene con un video messaggio e parla della ricostruzione del Ponte Morandi: «Stiamo uscendo tutti da una tragedia, dopo sei giorni davamo le prime case agli sfollati. Le cose si possono fare se le amministrazioni lavorano assieme e se ci sono persone come Giovanni: un sistema sinergico di cui ha bisogno l’Italia». Ed è dallo spunto del primo cittadino che decolla il discorso di Toti: «A tempo di record ricostruiremo il ponte di Genova mentre i Di Maio e i Toninelli facevano processi in piazza», prosegue il governatore, «oggi qui ci sono persone con la tessera di Fi o che non l’hanno mai avuta. Siete coraggiosi perché c’è chi vi invitava a non venire. Il coraggio è contagioso. Oggi il centrodestra è una straordinaria macchina elettorale ma sui muscoli della Lega. Forza Italia è il mio partito e insieme alla Meloni valiamo il 12 per cento. Non è la stessa cosa: c’è un problema per il Paese perché le culture e sensibilità funzionano quando c’è equilibrio. Sicurezza e immigrazione non sono l’unico tema. Governiamo ovunque ma non a Roma, non nel Paese dove al governo la Lega tira fuori il peggio per necessità di stare con i 5 stelle».
Ora il presidente ligure si toglie definitivamente la casacca d’amministratore, per indossare quella di leader nazionale: «Le risposte non arrivano: il balletto della Tav non invita a investire», tuona dal palco del Brancaccio, «Gli stipendi? In media sono sotto i 1.300 euro, come si fa a crescere un figlio e aumentare i consumi? Non parlo delle tasse perché abbiamo promesso di abbassarle per 25 anni e non giova alla credibilità della nostra classe dirigente. Facciamolo, cominciando con il cuneo fiscale». Quindi Toti torna ancora sul futuro incerto del partito, chiedendo a gran voce le primarie: «Siamo passati in dieci anni dal 40 al 6 per cento. Cosa altro deve succedere? Lo zero assoluto? Le risposte non possono essere quelle del Pd. Gli invidio solo le primarie, non hanno fatto il bene dell’Italia in questi anni: né il bullismo di Matteo Renzi né il salotto di Carlo Calenda. Ma nessuno dica che sono contro Berlusconi. Lui ha creato la seconda Repubblica, quello che gli chiedo è di consentirci di fare la Terza. Di essere un grande movimento di popolo, noi abbiamo smesso di frequentarlo il popolo».
Il leitmotiv della convention, e anche l’unica alternativa per evitare la scissione che aleggia in questo torrido pomeriggio d’estate, sono le primarie in autunno. Martedì prossimo con Tajani, Carfagna, Bernini e Gelmini si riunirà il board azzurro che dovrebbe deciderne le regole e, in vista del vertice, Toti manda un avvertimento: «Non siamo qui per dividere. Io voglio riunire il centrodestra non fare scissioni dell’atomo. Mettiamo insieme le energie di questo Paese», dice al pubblico dei rifondatori, «ho accettato il ruolo di coordinatore per fare delle primarie aperte che per la prima volta consentano di scegliere da chi si vuole essere rappresentati. Non le primarie di Forza Italia ma di tutti, mettere dentro energie nuove. Chi pensa di allungare il brodo con gli escamotage e le regole ha sbagliato indirizzo. Avremo la nostra rivoluzione di ottobre, che è un buon mese per le rivoluzioni. Questo è l’unico percorso per avere voce in capitolo su questo Paese».
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