«Non sono ancora morta», la nuova serie comica targata Disney+
«Non sono ancora morta» (Disney+)

Non sono ancora morta, su Disney+ dallo scorso mercoledì, con Gina Rodriguez nei panni di una donna sulla soglia degli «anta», è divertente, nel modo semplice e genuino in cui dovrebbero esserlo tutte le commedie.

Visioni dell’Aldilà, condite via con un po’ di bonario moralismo. Non sono ancora morta, su Disney+ dallo scorso mercoledì, si regge su premesse mediocri. E, quasi, viene da cedere agli apriorismi, alla sensazione sconfortante di sapere già dove si vada a parare, in quali retoriche banalità possano indugiare gli sceneggiatori.

Quasi, viene da arrendersi alla propria concatenazione di pensieri (logici e legittimi) e non premerlo mai, il tasto «play». Quasi, però. Perché a contrastarle, le proprie resistenze (di nuovo, logiche e legittime), ci si imbatterà in un mondo non travolgente, per carità, ma bellino. Ben costruito. Un mondo grazioso, nel quale perdersi lo spazio di una puntata, sorridendo della sua comicità leggera e mai scontata.

Non sono ancora morta, con Gina Rodriguez nei panni di una donna sulla soglia degli -anta, una vita fatta di piccole sfortune, è divertente, nel modo semplice e genuino in cui dovrebbero esserlo tutte le commedie. La Rodriguez, diventata famosa con la serie Jane the Vergin, è Nell, nella serie: una donna che l’amore deludente ha costretto ad un brusco ritorno alla realtà. Se n’era andata dall’America, cullando sogni romantici. Era partita per Londra con quello che credeva sarebbe stato l’amore della sua vita. Aveva lasciato tutto, e a quel «tutto» si è vista obbligata a ritornare. Nell, chiusa la sua storia, ha fatto armi e bagagli ed è partita di nuovo, direzione casa. È partita sola, con pochi soldi e ben più conti, un bagaglio immenso di delusioni e desideri inespressi. Una volta atterrata, però, non ha trovato quel che aveva lasciato. Non esattamente. A capo del giornale per il quale lavorava, c’è Lexi ora, figlia arrogante e dispotica del direttore che fu. Il suo posto è stato riassegnato, e nessuno più può darglielo indietro. Quel che le resta, è una stanza in affitto e la possibilità di occuparsi dei necrologi. Nell, determinata a rimettere ordine nella propria vita, decide di fare buon viso a cattiva sorte. Scriverà di gente morta, le renderà l’ultimo omaggio. E così è.Nello show, dove pure Edward, coinquilino autistico di Nell, è destinatario di una comicità elegante e garbatamente irriverente, la (ex?) giornalista comincia ad occuparsi del servizio meno nobile. Meno ambito. Ed è al primo morto che le viene assegnato che scopre il suo superpotere. Quei morti che dovrebbero rimanere su carta, prendere vita attraverso le parole, le appaiono. Siedono davanti a lei. Le parlano, di discorsi e dialoghi che sono sì mossi da un certo moralismo, ma con cura e intelligenza.Non sono ancora morta, di questi morti e del loro rapporto con Nell, è la storia. Una storia su doppio binario, in cui i defunti sono la chiave perché Nell (e magari pure gli spettatori) capisca e reinterpreti il proprio presente. Ogni puntata racconta di un defunto e della sua vita, di come Nell impari a gestire parte della propria. Ogni puntata è breve, leggere. Simpatica come – di nuovo – dovrebbe essere ogni commedia, specie d’estate.

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