Sette crisi in sette giorni: potrebbe essere il titolo del film andato in onda durante l’intera settimana appena trascorsa, con il M5s e la Lega che se le sono date di santa ragione sugli argomenti più disparati, dalla cannabis light al caso Siri, dalla Rai al conflitto d’interessi. Eppure, se su nessuno di questi argomenti c’è mai stato un vero rischio per la tenuta del governo guidato da Giuseppe Conte, la settimana che si apre domani sarà quella della verità per il futuro dell’esecutivo. Sulla sicurezza e sull’immigrazione, infatti, la Lega non farà sconti: sono i due temi sui quali il governo ha dimostrato la maggiore efficacia e (almeno fino ad ora) la più granitica compattezza. Dal caso Diciotti alla lotta al traffico di esseri umani, dalla linea dura nei confronti dell’Europa alla stretta sulle Ong, Lega e M5s hanno marciato determinati e uniti.
La stessa unità e la stessa determinazione, Matteo Salvini se la aspetta sul decreto sicurezza bis, che dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri la prossima settimana, probabilmente mercoledì. Se il M5s anteporrà la logica elettoralistica alla concretezza dell’azione governativa, il governo traballerà sul serio, come mai è accaduto fino ad ora. In sostanza, di fronte a un «no» del M5s al decreto sicurezza bis oppure a una strategia attendistica nel segno del «poi si vedrà», Salvini potrebbe decidere, seppure a malincuore, di staccare la spina.
Chi ha avuto modo, in queste ultime ore, di sondare gli umori dei massimi esponenti del Carroccio, ha avuto la conferma che la pazienza è al limite. «Far cadere il governo sul caso Siri», confida alla Verità un esponente dell’esecutivo, «sarebbe stato improponibile, ma sul decreto sicurezza bis se il M5s si mette di traverso ce ne andiamo tutti a casa».
Il decreto sicurezza bis rappresenta il completamento del suo illustre predecessore. Dodici articoli quasi tutti dedicati al contrasto dell’immigrazione clandestina, oltre a una serie di misure per rendere più efficace il contrasto alla criminalità organizzata e non. Si prevedono sanzioni pesantissime per chi «nello svolgimento di operazioni di soccorso in acque internazionali, non rispetta gli obblighi previste dalle Convenzioni internazionali»: una norma su misura per le navi delle Ong, che rischiano da 3.500 a 5.500 euro per ogni straniero trasportato e, nei casi reiterati, se la nave è battente bandiera italiana, la sospensione o la revoca della licenza da 1 a 12 mesi.
Particolarmente significativa la modifica al Codice della navigazione, che attribuisce al ministero dell’Interno competenze che al momento sono del ministero dei Trasporti, in particolare la limitazione o il divieto di transito nelle acque territoriali di navi qualora sussistano ragioni di sicurezza e di ordine pubblico, ovvero le navi cariche di immigrati clandestini. Si inaspriscono le sanzioni per chi devasta o danneggia nel corso di riunioni in luoghi pubblici e per chi si oppone a pubblici ufficiali con qualsiasi mezzo di resistenza attiva o passiva, dagli scudi alle mazze e ai bastoni. Si introducono modifiche al codice penale che aggravano il reato e dunque le sanzioni per violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale soprattutto se commessi durante manifestazioni in luogo pubblico. La norma «spazzaclan» prevede l’istituzione di un commissario straordinario con il compito di realizzare un programma di interventi finalizzati ad eliminare l’arretrato delle sentenze di condanna da eseguire nei confronti di imputati liberi. Previste le assunzioni a tempo determinato di durata annuale di 800 unità, l’impiego di altri 500 militari a Napoli in occasione delle Universiadi e lo stanziamento di tre milioni di euro per l’impiego di poliziotti stranieri in operazioni sotto copertura contro le organizzazioni di trafficanti di uomini.
«Per me», ha detto ieri Salvini, «il decreto sicurezza bis può andare in Consiglio dei ministri anche la settimana prossima. Lo abbiamo già inoltrato a tutti gli altri ministeri. Un decreto sicurezza bis è necessario per chiarire che chi raccoglie e trasporta illegalmente in Italia favorisce l’immigrazione clandestina ed è complice degli scafisti. Ci abbiamo lavorato per settimane e prevede anche l’aumento delle pene per chi compie episodi di violenza nei confronti delle forze dell’ordine, tutela la forza pubblica e dà strumenti di lavoro in più per contrastare l’immigrazione clandestina. Spero», ha aggiunto il leader del Carroccio, «che non ci siano nostalgici dei porti aperti in Parlamento e al governo. Perché i porti con me rimangono chiusi».
Luigi Di Maio da parte sua ha già anticipato un giudizio negativo: «È solo una bozza», ha commentato il capo politico del M5s, «ma sono molto deluso dal decreto sicurezza bis, perché non dice nulla sui rimpatri. Non vorrei che fosse l’ennesima iniziativa per coprire il caso Siri e quello che è successo sulla corruzione in queste tre settimane, perché all’interno non vedo grandissime novità sui rimpatri, che sono oggi il tema centrale per l’immigrazione, sui quali siamo pronti a dare una mano al ministro dell’Interno». La partita decisiva è appena iniziata.
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