Il governo d’Oltralpe prova ad attaccare i forzieri della Fratellanza musulmana per frenare l’ascesa del numero dei radicalizzati grazie alla martellante campagna mediatica dell’Isis in Francia. Non solo attentati sventati e continui arresti: dal 2017 sono 704 gli islamisti rispediti nel Paese di origine e altri 256 sono tuttora sottoposti a provvedimento di espulsione.

Lo scorso 3 maggio a Rosenau (Alto Reno) un quattordicenne è stato arrestato dagli investigatori della Direzione generale della sicurezza interna (Dgsi). Secondo gli investigatori il minorenne «è sospettato di essere impegnato nelle tesi del gruppo jihadista Daesh e di preparare azioni violente». Una fonte investigativa ha rivelato che nonostante la giovane età «il ragazzo era deciso a fabbricare esplosivi e le ricerche avevano già dimostrato che lo ha fatto in passato. Le indagini dovranno ora stabilire se c’era un piano d’azione associato e in quale fase fosse». Sono 42 gli attacchi terroristici sventati dal 2017 di cui «almeno una dozzina dal 2020» ha dichiarato a Rmc/Bfmtv il ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin che ha aggiunto: «La minaccia terroristica in generale e islamista in particolare è molto forte». Infatti occorre ricordare che dal 2012 gli attacchi terroristici in Francia hanno ucciso 271 persone e provocato quasi 1.200 feriti. Per contrastare la minaccia Parigi ha costruito un complesso sistema nel quale tutti i servizi della comunità di intelligence collaborano. Strutture specializzate, compreso uno staff permanente (EMaP), riuniscono tutti i servizi di intelligence e i servizi di polizia giudiziaria incaricati di contribuire alla lotta al terrorismo.

Ufficialmente sono 5.720 le persone radicalizzate

Tutte strutture che si occupano non solo di prevenire gli attacchi ma anche di monitorare tutti coloro che sono ritenuti «una minaccia per la sicurezza dello Stato». Al 1° marzo 2023 erano 5.720 le persone radicalizzate registrate nella piattaforma Fsprt (Fichier des signalements pour la prévention de la radicalisation à caractère terroriste) di cui 503 con doppia nazionalità e 1.138 stranieri. Si tratta di un numero da prendere con grande cautela perché nessuno è in grado di fare una stima di coloro che non sono iscritti nella piattaforma antiterrorismo.

Dal 2017, almeno 856 stranieri radicalizzati hanno lasciato la Francia, la maggior parte a seguito di un’espulsione forzata, mentre altri 256 sono attualmente sottoposti a provvedimento di espulsione. Secondo le autorità d’Oltralpe di questi ultimi «118 sono in carcere, 19 sono in centri di detenzione amministrativa, 13 sono ricoverati in ospedale , 84 sono agli arresti domiciliari e 22 sono seguiti da vicino dai servizi per motivi di indagine». Tutti coloro che sono stati espulsi sono oggetto di un provvedimento anti-ritorno, segnato in particolare da un interdizione amministrativa – e definitiva – dal territorio e impreziosito dall’iscrizione nel fascicolo delle persone ricercate. Questo rende l’allerta automatica in caso di controllo di polizia o valico di frontiera, il più delle volte esteso alla zona Schengen. La maggior parte degli islamisti rientrati ai confini sono uomini mentre le donne rappresentano solo il 2,6% del totale. Come ha scritto in una recente inchiesta Le Figaro la distribuzione per paese di provenienza mostra che arrivano in più della metà dei casi (55,82%) dal Maghreb, dove sono quindi destinati al rientro. Segue la Russia (10%), dove risiedono molte cellule di islamisti ceceni, poi Guinea, Afghanistan, Mali o Belgio, da dove sono partiti i kamikaze del 13 novembre 2015. In totale si citano 63 paesi: una prova se ce ne fosse ancora bisogno, della pluralità della minaccia islamista. In Francia la mappa delle regioni e dei dipartimenti di residenza degli stranieri radicali soggetti a provvedimento di espulsione riflette i bacini di immigrazione. Così, le Bouches-du-Rhône sono prime con 67 espulsi dal 2017 poi il dipartimento di Parigi (55 espulsi) e Seine-Saint-Denis (49 espulsi), seguiti da Essonne, Nord e Alpi Marittime con rispettivamente 36, 33 e 31 islamisti messi sul primo aereo disponibile. Non manca nessuna regione visto che cinque radicalizzati sono stati espulsi dalla Corsica e dai territori d’oltremare.

Altro enorme problema è quello delle carceri dove al febbraio scorso c’erano 300 persone incarcerate per atti di terrorismo senza dimenticare che tra il 2020 e il 2022 oltre 270 persone sono state rilasciate per fine pena e che rappresentano una costante minaccia per gli uomini della Dgsi mentre sono 21 le persone condannate per terrorismo che sono state private della cittadinanza dal 2014, di cui 19 dal 2019. In una recente pubblicazione curata dalla Dgsi si legge che «al-Qaeda, che ha rivendicato l’attacco a Charlie Hebdo il 7 gennaio 2015, rimane determinata a colpire i paesi occidentali. In lotta con l’Isis per la preminenza sulla scena del jihad internazionale, alcune delle sue filiali, in particolare in Somalia e nel Sahel, si distinguono a livello locale per il loro aumento di potere operativo. In Francia, alla minaccia proiettata si è aggiunta una minaccia proveniente in modo preponderante da attori endogeni (si tratta quindi di una minaccia endogena e non di una minaccia esogena), particolarmente influenzata dalla persistente propaganda jihadista, nonostante la sua minore produzione». Seppur il numero delle persone presenti nella piattaforma Fsprt sia calato rispetto al 2019-2020 (erano 8.132) c’è grande preoccupazione per quello che accadrà nel medio periodo vista l’impressionante campagna mediatica dell’Isis che continua a citare la Francia come paese da colpire: qui occorre ricordare che dalla Francia nel corso degli anni sono partiti quasi 2.000 foreign fighters diretti nel «Siraq».

Ora il governo francese ha deciso di accelerare la sua offensiva sul fronte dell’islam radicale, questa volta colpendo duramente i Fratelli Musulmani nelle loro strutture economiche. A due anni e mezzo dall’assassinio di Samuel Paty, professore di storia e geografia, decapitato nell’ottobre 2020 all’uscita dal suo college a Conflans-Sainte-Honorine dal diciottenne ceceno Abdoullakh Abouyezidovich Anzorov (poi ucciso dalla polizia) e a cinque mesi dopo l’espulsione in Marocco del predicatore estremista Hassan Iquioussen affiliato alla Fratellanza, la Dgsi ha individuato non meno di venti fondi finanziari «dubbi» legati all’Islam politico.

Il predicatore della Fratellanza musulmana Hassan Iquioussen

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