Nel 2023 il gruppo ha aumentato ricavi e profitti, distribuendo ai soci 6,6 miliardi e bonus ai dipendenti per 1,9 miliardi. Ma a Torino ci sono gli ammortizzatori e Pomigliano è in crisi. Oggi vertice sull’occupazione.

Stellantis fa il pieno di utili, brinda con un +5,7% del titolo in Borsa, dispensa bonus ai dipendenti e assicura di voler aumentare la produzione in Italia. Nel frattempo, però, a Mirafiori dal 12 febbraio è partita la cassa integrazione che interesserà a rotazione tutti i 2.260 operai delle linee della 500 elettrica e delle Maserati fino al 31 marzo, quindi sette settimane consecutive. Poi, alla ripresa si fermerà la produzione della Maserati Levante. E oggi a Roma è previsto un altro vertice anche con il ministro Urso sulla cassa integrazione.

Eppure, il gruppo guidato da Carlo Tavares ha proposto la distribuzione di un dividendo di 1,55 euro ad azione, in aumento del 16% su base annua, oltre ad annunciare un programma di buyback (acquisto dio azioni proprie) da 3 miliardi da eseguire sul mercato entro fine anno. Complessivamente, dunque, nel 2023 il gruppo ha corrisposto 6,6 miliardi ai soci sotto forma di dividendi e riacquisti di azioni (+53% rispetto al 2022). I ricavi netti segnano un incremento del 6% a 189,5 miliardi, mentre l’utile netto è aumentato dell’11% a 18,6 miliardi e il flusso di cassa industriale si è attestato a 12,9 miliardi (+19%) rendendo disponibile sul piano patrimoniale 61,1 miliardi di liquidità industriale. «I risultati record sono la prova che continueremo a essere solidi anche in previsione di un turbolento 2024», ha commentato Tavares. Ieri rispondendo ai giornalisti italiani, l’ad ha usato toni assai concilianti: «Amiamo l’Italia e amiamo i nostri dipendenti italiani. Stiamo lavorando con il governo italiano per aumentare la produzione. Per fare in modo che Torino e l’Italia vincano, non c’è bisogno che qualcun altro perda». Poi, una raffica di assicurazioni: tutti gli impianti in Italia serviranno l’obiettivo concordato da Stellantis con il governo di portare la produzione a 1 milione di auto nel Paese entro il 2030, le tempistiche potrebbero anche essere accorciate e, in un mercato con il giusto equilibrio, nessun impianto in Italia rimarrà inattivo. Tavares ha rimarcato molto i premi ai dipendenti in tutto il mondo per un ammontare complessivo di circa 1,9 miliardi sotto forma di partecipazione agli utili e bonus variabili. Per quelli italiani, dopo aver applicato il contratto collettivo specifico di lavoro, l’azienda ha previsto l’erogazione di un premio medio pari a 2.112 euro ad aprile di quest’anno, in aumento del 10% su base annua. In particolare, ai dipendenti a cui è applicato il Ccsl, verrà erogato un premio pari al 7,2% della retribuzione, che corrisponde in media a 1.812 euro lordi, cui si aggiungerà il riconoscimento straordinario di 300 euro lordi.

E i lavoratori in cassa integrazione? Sugli operai in cig a Mirafiori, la fabbrica in cui viene prodotta la 500e, Tavares ha spiegato che l’impianto sospende «la produzione di tanto in tanto perché non ci sono abbastanza clienti» per la 500e, che è stata vittima della mancanza di incentivi all’acquisto in due mercati chiave, Italia e Germania. Si tratta, a suo dire, di un «prodotto premium e se si vuole vendere un prodotto premium ad alti volumi c’è bisogno di aiuto, che viene dai sussidi che aiutano i cittadini ad acquistare un prodotto premium a costi accessibili», quindi la situazione potrebbe migliorare «non appena Italia e Germania avranno a disposizione i sussidi». A Pomigliano, invece, viene prodotta la Panda, modello per il quale «la domanda è molto alta» ma che sarà messo fuori produzione dal 2026. L’addio alla Panda mette a rischio le sue linee produttive e su questo punto Tavares ha precisato che, con le giuste condizioni, il modello sarà potenzialmente sostituito da un altro veicolo a seguito di un’analisi da parte dei suoi team di prodotto. Intanto, l’impianto sta producendo anche la «Alfa Romeo Tonale, un forte successo che viene esportato molto negli Usa e così la Dodge Hornet», che con la Panda fanno sì che l’impianto sia a pieno regime.

Oggi, ha spiegato il numero uno di Stellantis, «raggiungere l’obiettivo finale di 1 milione di veicoli implica che si utilizzino tutti gli impianti in Italia, quindi c’è un futuro per Pomigliano e per Mirafiori. Siamo pertanto grati al governo italiano di aver concesso agli italiani incentivi per acquistare veicoli elettrici. Se studiamo il livello di ordini senza incentivi e con incentivi, l’impatto è di 20.000 veicoli. Se si danno i sussidi, automaticamente si aggiungono altri 20.000 veicoli alla produzione in Italia». Quanto ai presunti privilegi per la parte francese dell’azionariato, «l’ad di Stellantis è un cittadino portoghese. Io ho una sola cittadinanza, non sono italiano, francese o americano. Questo significa», ha sottolineato, «che quando prendo decisioni, le prendo solo nel migliore interesse di Stellantis come compagnia globale». Insomma, non nell’interesse di Parigi. Vedremo.

Sempre ieri, intanto, sul fronte della governance di Stellantis è stato annunciato un cambio di poltrone: alla prossima assemblea dei soci il cda proporrà Claudia Parzani quale nuovo amministratore non esecutivo indipendente. Parzani è partner di uno studio legale globale ma soprattutto dal 2022 è presidente di Borsa Italiana, nonché vicepresidente del gruppo 24 Ore.

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