- I veti incrociati non si scioglieranno fino al 20 novembre, quando Teresa Ribera sarà sentita in Parlamento a Madrid sull’alluvione di Valencia. Manfred Weber e Antonio Tajani mostrano ottimismo. Elly Schlein continua il balletto su Raffaele Fitto e ripete: «No a scivolamenti a destra».
- La bocciatura di parti della riforma, ad esempio sui Lep, rende non ammissibile il referendum sull’autonomia.
Lo speciale contiene due articoli.
Ursula von der Leyen è alle prese con una corrida: la partita politica sulle nomine dei vicepresidenti esecutivi della nuova Commissione europea (Kaja Kallas, Raffaele Fitto, Roxana Mînzatu, Stéphane Séjourné, Teresa Ribera e Henna Virkkunen), ancora non confermate a causa di una serie di veti incrociati, si sta giocando in Spagna ed è sostanzialmente tutta interna al Partito popolare europeo. La delegazione popolare spagnola, infatti, sta facendo fuoco e fiamme affinché il Ppe non dia il via libera alla vicepresidente esecutiva Teresa Ribera, socialista designata dal premier Pedro Sánchez, alla quale Ursula von der Leyen ha affidato le deleghe alla Transizione pulita, giusta e competitiva e alla Concorrenza. Teresa Ribera, ministro alla Transizione ecologica in Spagna, è infatti nel mirino dei popolari spagnoli, per la tragica alluvione di Valencia, che ha provocato più di 220 vittime. I popolari spagnoli capitanati da Alberto Nunez Feijòo, infatti, cercano di proteggere il governatore di Valencia, Carlos Mazón, popolare pure lui, accusato di aver sottovalutato il rischio dell’alluvione. Mazón è stato quasi scaricato anche dagli alleati di Vox, e si è reso protagonista di comportamenti quanto meno bizzarri nelle ore dell’alluvione: è stato irreperibile per molte ore, ha pubblicato e poi cancellato sui social un video in cui segnalava che «la Dana (l’evento meteorologico estremo, ndr) si stava spostando su Cuenca» minimizzando i rischi. I popolari spagnoli per difendere Mazón accusano di inefficienza il governo centrale, e quindi la Ribera. Ecco perché stanno pressando i loro colleghi europei affinché non diano il via libera alla Commissaria indicata da Sánchez e nominata dalla Von der Leyen.
I socialisti, da parte loro, rispondono con un controveto su Raffaele Fitto, ma si tratta in ultima analisi solo di una contromossa, come spiega alla Verità una fonte europea di primissimo piano: «I popolari spagnoli», spiega il nostro interlocutore, «vorrebbero bocciare la Ribera, per ragioni di politica interna, ma è evidente che una mossa del genere avrebbe ripercussioni gravissime su tutta la Commissione, poiché Sánchez non accetterebbe mai di cambiare commissario. Fitto, così come gli altri vicepresidenti, si ritrova in mezzo a questa diatriba. Il Ppe sta facendo buon viso a cattivo gioco», aggiunge la nostra fonte, «e per far contenti gli spagnoli aspetterà il 20 novembre, quando la Ribera si presenterà davanti al Parlamento di Madrid per spiegare la sua versione». E a quel punto? «A quel punto», prevede la nostra fonte, «la situazione si sbloccherà, magari con i mal di pancia dei popolari spagnoli».
Sembra facile, ma non lo è poi tanto, poiché gli spagnoli sono sostenitori di Manfred Weber, leader del Ppe, che deve vedersela con una fronda interna capitanata dal premier polacco Donald Tusk. Comunque sia, fino al 20 novembre andremo avanti con schermaglie e polemiche incrociate, dopodiché le nebbie dovrebbero diradarsi in vista del voto «di fiducia» del 27 novembre all’intera Commissione europea. Che si vada verso una schiarita dopo il 20 novembre lo confermano le parole del capodelegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, Fulvio Martusciello, esponente di spicco del Ppe, che pure è stato durissimo nei confronti della Ribera durante l’audizione della commissaria incaricata: «I falchi tacciano», ammonisce Martusciello, «ora è tempo di colombe. La settimana che si apre sarà fondamentale per chiudere l’accordo sul via libera ai vicepresidenti della Commissione europea. Abbiamo dato voce ai falchi nei giorni scorsi, gli stessi che, dal fronte opposto, si sono fiondati sulla proposta italiana. Dopo l’incontro tra Antonio Tajani e Manfred Weber (che ha detto al Corriere: «I socialisti diano un segnale chiaro sul vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto», tanto più che «ha fatto una presentazione convincente»), è evidente che la settimana entrante sarà decisiva. Non è escluso che le riunioni dei coordinatori si tengano lunedì 25 novembre, con un possibile via libera alla Commissione già il 27 a Strasburgo. Sarà importante ascoltare Teresa Ribera al Parlamento spagnolo», conferma Martusciello, «partendo sempre dal principio garantista che rappresenta la nostra bussola. E poi decideremo la strategia».
Intanto, in Italia, Elly Schlein prova a darsi un tono, dopo che i suoi «no» a Fitto sono stati ridicolizzati perfino dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che giovedì scorso ha ricevuto al Quirinale il ministro e gli ha fatto gli auguri «per l’affidamento dell’incarico ,così importante per l’Italia», come ha fatto sapere il Colle attraverso una nota. «In Ue», sostiene la Schlein, «i socialisti stanno chiedendo a Ursula von der Leyen di chiarire qual è la maggioranza che la sostiene. Su alcune tematiche c’è stato un obiettivo scivolamento a destra. Il Ppe ha votato insieme ai nazionalisti per affossare il regolamento sulla deforestazione. Siamo di fronte a un bivio fondamentale della storia» aggiunge il segretario del Pd, «perché non ci sono scuse per nessuno». Lo scivolamento a destra c’è stato alle elezioni europee dello scorso giugno, ma Elly nel paese delle meraviglie sembra averlo dimenticato…
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