Volevano un federatore, pare che abbiano trovato un congelatore. Di ovuli. Silvia Salis, sindaco festaiolo di Genova molto gradito per i party che organizza e molto sponsorizzato dalla stampa, secondo qualche bene informato potrebbe diventare la figura di collegamento di un centrosinistra con qualche problema identitario: ne parlano i retroscena di vari quotidiani, l’ipotesi serpeggia da qualche giorno.
In ogni caso, trattasi di figura lanciatissima, che – come tutti i politici dei tempi recenti – sfrutterà l’incarico di prima cittadina per tentare il salto nel calderone della politica nazionale. L’occasione per testare il gradimento sul campo e per fare proseliti si presenta grazie al libro che la Salis ha immancabilmente pubblicato per Feltrinelli, intitolato È già domani. Basta leggere l’anteprima uscita ieri su Repubblica per capire che aria tira.
Il libro di Salis e il racconto della maternità
Con che tema si lancia la Salis? Le lotte operaie? I salari? Macché. Sposa in toto la linea woke scelta negli Usa da Alexandria Ocasio-Cortez e sponsorizza i cosiddetti diritti riproduttivi. «Il tempo non aspetta, mio figlio è arrivato con la fecondazione», è il titolo dell’imperdibile brano uscito su Repubblica per raccontare il percorso di Salis «verso la maternità: non bisogna vergognarsi di parlarne pubblicamente».
Che non ci si debba vergognare di parlarne in pubblico, può darsi. Che lo si debba fare per forza, è un altro paio di maniche. Che questo sia il punto di partenza di una leader emergente fa un po’ tristezza. «Per molto tempo avevo pensato alla maternità come a qualcosa che sarebbe arrivato naturalmente, quando il momento giusto si fosse presentato», scrive Salis. «È una convinzione diffusa, soprattutto tra le donne che hanno costruito la propria vita attorno a percorsi lavorativi intensi. Si crede che il tempo sia elastico, che le stagioni della vita possano essere spostate come appuntamenti su un’agenda. La realtà è diversa. A un certo punto capisci che il corpo ha un suo calendario e che la maternità, come molte cose importanti, non è sempre una strada lineare».
Congelamento degli ovociti e diritti riproduttivi
Date queste premesse, che cosa suggerisce Salis? Forse di non concentrarsi solo sulla richiesta performativa nell’ambito professionale? Di dare maggiore importanza a famiglia e maternità? Manco per sogno. Ciò che fa è sponsorizzare la fecondazione in vitro. «Per me è importante parlarne, così come ha fatto la deputata democratica statunitense Alexandria Ocasio-Cortez nell’agosto scorso, condividendo sui suoi canali social il percorso di congelamento degli ovociti a 36 anni», spiega Salis. «Non c’è niente di cui vergognarsi nel dichiararlo pubblicamente; anzi, la notizia ha riacceso il dibattito sui costi e sulle tutele legate alla conservazione della fertilità, un tema che resta in gran parte a carico delle singole persone ma che inizia a stimolare proposte di sostegno regionale (come in Puglia e Toscana)».
Certo, ovviamente bisogna anche spingere per la crioconservazione degli ovuli, tema che ultimamente è diventato molto caro ai progressisti, con tutta probabilità grazie alla spinta del complesso tecno-sanitario che, nella maternità artificiale, vede una nuova e profittevole fonte di guadagno destinata a diventare sempre più importante.
Le critiche alla fecondazione assistita
La Salis è solo l’ultima esponente sinistrorsa pronta a schierarsi in questa ennesima battaglia per i nuovi diritti che cancellano quelli vecchi. Salis parla della fecondazione assistita come di una «tecnologia straordinaria». Più abile di molti sui colleghi, ne enfatizza il lato più umano, la collega al risveglio del corpo, la fa sembrare del tutto naturale. Ovviamente sorvola sulle difficoltà, le percentuali di riuscita, i costi, le numerose problematiche della crioconservazione che sul nostro giornale abbiamo più volte elencato. L’importante è mostrarsi molto alla moda, seguire le tendenze statunitensi e, soprattutto, agevolare il sistema dominante. Guai a dire che forse sarebbe meglio ripensare i rapporti umani, i tempi della nostra esistenza e le priorità della vita. Meglio invitare al congelamento degli ovuli a pagamento, come se le tecnologie riproduttive fossero una cura per la sterilità.
Spoiler: non lo sono. Nella migliore delle ipotesi rappresentano una extrema ratio per chi ha difficoltà. Ma qui si preme per farle diventare la norma, quasi che si volesse meccanizzare la riproduzione, rendere artificiale ciò che è naturale per corrispondere alle esigenze del business.
Il centrosinistra e l’agenda dei diritti riproduttivi
In fondo è scontato che la nuova icona della sinistra scelga questi temi come rampa di lancio: coincidono con l’agenda etica radicale, che i progressisti hanno sposato in toto. Poi, scusate, anche il campo largo sta nascendo in vitro, quindi tutto torna. E chissà, magari un giorno, non avendo abbastanza elettori, la sinistra deciderà di fabbricarsene di nuovi in laboratorio. O di crioconservare i pochi che le restano.
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