Due proteste, due misure. Da giorni gli italiani sono costretti a subire i sermoni che gli «eco guerrieri» di Ultima generazione proferiscono dai pulpiti che i media più importanti mettono volentieri a disposizione di questi ragazzotti arrogantelli e verbalmente violenti. Atti stupidi come l’imbrattamento di opere d’arte hanno permesso a costoro di trasformarsi in piccole celebrità, una versione più petulante delle sardine. Evidentemente galvanizzati dalla situazione, ieri gli attivisti sono tornati alla carica, bloccando il traffico nella centralissima piazza Cinque giornate a Milano. È dovuta intervenire la polizia per trascinare via cinque persone, che hanno colto l’occasione per ribadire i consueti slogan, conditi dall’immancabile piagnucolio: «Nessuno ci ascolta!».
In realtà, li stanno ascoltando tutti quanti, volenti o nolenti. Di più: la città in cui si ostinano a manifestare è già molto più avanti di loro. La giunta milanese guidata da Beppe Sala – con lo scopo dichiarato di migliorare la qualità dell’aria – sta facendo di tutto per disincentivare la circolazione delle auto. Il risultato è che per poggiare uno pneumatico sul territorio milanese bisogna pagare fior di quattrini, richiesti per l’ingresso nella famigerata Area B o in altre zone ancora più esclusive. Una decisione che giova pochissimo alla natura e che danneggia tantissimi cittadini per cui diventa complicato, se non impossibile, o comunque costoso raggiungere il luogo di lavoro. Ecco, potremmo dire che il sindaco ridipinto di verde di Milano agisce un po’ come i furbastri di Ultima generazione: si fa bello con le tirate ambientaliste e intanto infierisce sui lavoratori, specie le fasce più deboli. Anche gli eco esaltati ottengono lo stesso risultato quando impediscono la circolazione e causano disagi e ritardi a chi va a guadagnarsi il pane.
Tale singolare coincidenza di vedute e azioni non stupisce. Ultima generazione è quanto di più funzionale al potere dominante possa esistere. Costoro compiono azioni plateali per sostenere una causa di cui si sono già appropriate tutte le più importanti corporation globali nonché svariate organizzazioni sovranazionali a partire dall’Unione europea. È proprio grazie alle scriteriate politiche (sedicenti) ecologiste di Bruxelles che i soliti noti – cioè le classi medie e medio-basse – sono costrette a fare i conti con l’aumento dei costi dell’energia, ma questa parte del problema sembra non interessare ai fanatici manifestanti, e ovviamente non interessa agli eco-chic molto presenti a sinistra.
Nonostante tutte queste evidenti e parecchio irritanti contraddizioni, Ultima generazione continua a dominare la scena. E che sia perfettamente conforme al pensiero prevalente lo dimostrano i commenti che – con generatore automatico – partoriscono tutti gli osservatori liberal-progressisti. La frase che si conviene pronunciare in salotto è la seguente: «Questi poveri giovani sbagliano magari i modi della protesta, ma hanno ragione e si battono per una causa giusta». Invece, per diamine, è proprio la causa a essere profondamente sbagliata: costoro, utili idioti, portano acqua al sistema che credono di combattere. Un sistema che, infatti, dona visibilità e megafoni che loro – poveracci – non sanno nemmeno utilizzare perché incapaci di dialogo ed elaborazione critica.
Se fossero in grado di svolgere un’analisi politica più seria e articolata, forse si chiederebbero perché alla loro ridicola protesta venga concesso tanto spazio e ad altre battaglie la stessa attenzione sia negata. Sempre la realtà milanese ci fornisce un esempio perfettamente calzante. Martedì notte alcuni militanti della Rete studenti Milano ha imbrattato i muri della sede dell’Inail. «Oggi abbiamo sanzionato la sede Inail di Milano a seguito del mancato risarcimento alla famiglia di Giuliano De Seta, morto in alternanza scuola-lavoro nel settembre scorso; risarcimento che è stato negato con la motivazione paradossale della mancanza di qualifiche di Giuliano, nemmeno considerato stagista a tutti gli effetti», hanno scritto gli studenti in un comunicato. «Noi crediamo sia l’ennesima riconferma di un fatto ormai accertato e palese: lo Stato non è interessato alla scuola, e men che meno a risolvere un problema ormai palese, ovvero la mancanza di sicurezza sul lavoro nel nostro Paese».
Giuliano De Seta, 18 anni, è morto schiacciato da un blocco di metallo da una tonnellata mentre si trovava in un’azienda veneta per tre settimane di cosiddetta alternanza scuola-lavoro. Si tratta del terzo ragazzo morto nel giro di pochi mesi, un decesso che va a unirsi ai tantissimi altri che ogni giorno funestano il mondo del lavoro italiano. Il caso di Giuliano ha ottenuto qualche prima pagina anche in virtù del coinvolgimento di Inail, che si è esposta pubblicamente spiegando che non avrebbe erogato soldi alla famiglia del giovane. «I genitori non hanno avuto diritto a una rendita per la morte di Giuliano perché il reddito familiare supera la soglia minima di legge, calcolata in base alla composizione del nucleo familiare, ma i diritti dei dipendenti, degli stagisti e degli studenti in formazione lavoro per Inail sono gli stessi», ha dichiarato al Corrie del Veneto la direttrice dell’Inail del Veneto, Enza Scarpa.
In realtà, secondo Luca Sprezzola, legale dei De Seta, quello dei dirigenti Inail è stato un intervento abbastanza fuori luogo. «Le giustificazioni di Inail sono arrivate a voi giornalisti», ci ha detto ieri, «ma noi non li abbiamo mai sentiti. Hanno dichiarato di averci versato un assegno da 10.500 euro (per il pagamento delle spese funerarie, teoricamente, ndr), ma a noi non è mai arrivato. In ogni caso, noi a Inail non abbiamo mai chiesto niente. Ci sono le polizze della scuola e dell’azienda, sappiamo che per legge a Inail non dobbiamo chiedere niente. Soprattutto, però, in questo momento ai genitori non interessano soldi e risarcimenti: vogliono solo capire la dinamica della morte di Giuliano, che non avrebbe dovuto trovarsi nel luogo in cui ha trovato la morte».
Che il risarcimento sia dovuto o meno si suppone sarà appurato successivamente, anche perché alcuni parlamentari hanno annunciato interrogazioni. Qui ci interessa un altro aspetto della faccenda, e cioè la ricezione mediatica di questi avvenimenti. Che un ragazzo muoia durante l’alternanza scuola-lavoro è semplicemente inaccettabile. Che ne muoiano tre in pochi mesi è disgustoso. Dunque la battaglia degli studenti contro questo meccanismo di sfruttamento dei giovani è sacrosanta, e merita supporto. Vero, la Rete milanese che ha imbrattato la sede di Inail ha sbagliato mira: tra gli altri, se l’è presa pure con l’attuale ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, insultandolo (e ricavandone querela). Ora, che Valditara non c’entri nulla con le morti e con il sistema scuola-lavoro è piuttosto evidente, dunque i manifestanti se la sono presa con la persona sbagliata.
Tuttavia, benché sbagliata nei modi, la loro protesta si occupa di una causa sacrosanta, come è sacrosanta la lotta di chi chiede maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro. E qui sorge il problema: perché delle menate ecologiste si parla ogni giorno da mesi, e di lavoro nei talk show e sui giornali blasonati si parla pochissimo? Perché gli esponenti della Rete studenti non sono in onda a tutte le ore? In fondo sono giovani pure loro, hanno usato la vernice pure loro e sempre loro hanno travalicato. Che cosa li differenzia da Ultima generazione? Forse la risposta l’abbiamo: gli ecologisti giovano al discorso dominante, chi parla di lavoratori e di morti veri e visibili, invece, infastidisce e turba la quiete.
Dopo tutto, questa è la funzione di molta parte dell’ambientalismo: sventolare spauracchi immaginari per distogliere l’attenzione dai drammi veri su cui si potrebbe – anzi si dovrebbe – agire subito.
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