È stato un discorso particolarmente duro quello pronunciato ieri da Vladimir Putin alla Duma. Il presidente russo ha minacciato «conseguenze tragiche», qualora i Paesi della Nato dovessero schierare delle truppe in territorio ucraino. «Hanno iniziato a parlare della possibilità di inviare contingenti militari della Nato in Ucraina. Ricordiamo il destino di coloro che in passato hanno inviato i loro contingenti nel territorio del nostro Paese. Ora le conseguenze per gli eventuali interventisti saranno molto più tragiche», ha dichiarato. «Anche noi disponiamo di armi che possono colpire obiettivi sul loro territorio. Ciò crea davvero la minaccia di un conflitto con armi nucleari e quindi la distruzione della civiltà», ha proseguito.
«Faremo di tutto per porre fine alla guerra, per sradicare il nazismo, per risolvere tutti i compiti dell’operazione militare speciale, per proteggere la sovranità e la sicurezza dei nostri cittadini», ha continuato lo zar, per poi smentire di essere intenzionato a inviare nello spazio delle armi nucleari. Il capo del Cremlino ha comunque precisato che Mosca starebbe lavorando a «sistemi d’arma avanzati» e ha escluso un ritiro delle proprie truppe dall’Ucraina. Putin ha anche affermato che l’invasione dell’Ucraina sarebbe sostenuta dalla «maggioranza assoluta» dei cittadini russi. «I primi missili balistici pesanti Sarmat sono stati consegnati alle truppe. Presto ne faremo dimostrazioni nelle aree in cui sono basati in servizio di combattimento», ha inoltre detto.
Lloyd Austin, capo del Pentagono, ha reagito alle minacce dello zar, avvertendolo che se Kiev dovesse cadere ci sarà uno scontro Nato-Russia. Le parole di Putin, comunque, erano dirette contro Emmanuel Macron, che lunedì non ha escluso l’invio di truppe occidentali in Ucraina. Un’affermazione che gli ha paradossalmente attirato le critiche sia dei russi sia della stessa Nato. «Prima di fare tali dichiarazioni, Macron farebbe bene a ricordare come finì per Napoleone e i suoi soldati», ha dichiarato il presidente della Duma, Vyacheslav Volodin. «Non ci sono piani per truppe da combattimento della Nato sul terreno in Ucraina», ha affermato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Una posizione fondamentalmente condivisa anche dal cancelliere tedesco, Olaf Scholz.
Eppure Macron è sempre stato quello che, in seno alla Nato, ha più volte mostrato un approccio maggiormente morbido con Mosca: basti pensare alle sue fallimentari iniziative diplomatiche con il Cremlino nella prima parte del 2022. Le sue parole sulle truppe occidentali in Ucraina vanno quindi innanzitutto lette come una stoccata proprio alla Nato. Non è d’altronde un mistero che la Francia auspichi da sempre un indebolimento delle relazioni transatlantiche, per imporre la propria egemonia sull’Ue nel settore della Difesa. Il punto è che le velleitarie dichiarazioni dell’inquilino dell’Eliseo hanno innescato un effetto boomerang: si sono infatti indirettamente trasformate in un assist al Cremlino, creando delle spaccature in seno all’Alleanza atlantica. Spaccature che a Mosca devono aver osservato e accolto con favore. Pur di condurre la sua partita personale, Macron ha indebolito la deterrenza occidentale verso la Russia.
D’altronde, sul piano squisitamente militare, il nodo della questione risiede nel fatto che, come la Russia, anche alcuni Paesi della Nato possiedono armi nucleari. E la Francia è tra questi. In un simile quadro, il Financial Times ha recentemente riportato che, sulla base di documenti trapelati, la soglia per l’uso di armi nucleari tattiche da parte delle forze russe sarebbe più bassa di quanto pubblicamente ammesso. Si tratta di un elemento allarmante. È inoltre interessante rilevare che, secondo la testata britannica, quei documenti «mettono in luce i profondi sospetti nei confronti della Cina tra l’élite della sicurezza di Mosca, anche quando Putin ha iniziato a stringere un’alleanza con Pechino». Come che sia, ieri l’inquilino dell’Eliseo è tornato sulle sue affermazioni di lunedì. «Ogni parola che pronuncio sul tema della guerra in Ucraina è pesata, pensata e misurata», ha dichiarato. «Non escludiamo nulla», ha inoltre detto a Politico la premier estone, Kaja Kallas.
Nel frattempo, Mosca si è detta disponibile a dei negoziati in Turchia con Kiev, «se ci saranno istruzioni adeguate». Dall’altra parte, Pechino ha affermato di voler svolgere un ruolo «per la soluzione politica della crisi ucraina», mentre l’Europarlamento ha approvato una risoluzione che chiede all’Ue di supportare Kiev con tutto quanto è necessario. A votare a favore sono stati tutti gli eurodeputati italiani, tranne la delegazione del Movimento 5 stelle e un paio di esponenti dei Verdi, che si sono schierati contro. Segno che, forse, il cosiddetto «campo largo» a sinistra sta già iniziando a scricchiolare. Ad astenersi sono invece stati l’ex grillino Dino Giarrusso e il leghista Danilo Oscar Lancini.
Nei prossimi giorni, i ministri europei degli Esteri e della Difesa si incontreranno a Parigi per discutere di Ucraina e Moldavia. Il presidente serbo, Aleksander Vucic, ha intanto affermato di non ritenere Putin responsabile della morte di Alexei Navalny. L’esatto contrario di quanto asserisce una risoluzione dell’Europarlamento, secondo cui lo zar ha la «responsabilità penale e politica» del decesso dell’attivista, morto in un carcere russo due settimane fa.
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