- Il senatore leghista Claudio Borghi: «Se Von der Leyen andrà avanti con il green toccherà a loro fermarla. La coalizione comunque non è in crisi».
- Il capogruppo forzista al Senato Maurizio Gasparri: «Siamo nel Ppe, inevitabilevotare Ursula. Gli altri saranno ininfluenti, ma non è un’offesa».
Lo speciale contiene due interviste.
Claudio Borghi, senatore della Lega. Allora voi e Forza Italia vi fate i dispetti?
«Nessun dispetto. Siamo stati tutti e due coerenti, solo con qualche sfumatura diversa. Noi abbiamo sempre detto molto chiaramente che non avremmo mai votato per Ursula von der Leyen e che non saremmo mai stati in maggioranza con i Socialisti e così è stato. Loro che avrebbero votato Ursula l’hanno detto più sottovoce e avevano detto che non sarebbero mai stati con i Verdi. L’unica differenza sta qui, ma siamo stati coerenti tutti e due».
Intanto però sul codice della strada di Matteo Salvini Fi al Senato propone emendamenti. Tensioni?
«Sul fatto che sia ora che entrambi i rami del Parlamento possano iniziare a dire la propria siamo d’accordo un po’ tutti. Però, se vogliamo iniziare a fare così, diciamocelo e facciamolo con tutte le leggi, non iniziando casualmente da una tipicamente nostra».
I giovani di Fi sui social vi accusano di aver votato come Ilaria Salis…
«Questo è un artificio retorico, perché una cosa è votare “con”, un’altra è votare contro. Votare con significa condividere un’unità di intenti, per votare contro i motivi possono anche essere opposti. Non dovrebbe essere difficile da comprendere».
Su alcuni giornali leggiamo di un centrodestra in crisi, litigioso, spaccato. C’è armonia nella maggioranza?
«Il centrodestra non è affatto in crisi, quelle che vengono diffuse più che notizie sono speranze di chi scrive. Prima dell’elezione della Von der Leyen a chi mi chiedeva: “Che succede se la Meloni vota Von der Leyen?”, cosa che poi non ha fatto, rispondevo che dopo aver fatto cadere il governo Conte per poi ritrovarmi Speranza e Gualtieri al comando, non metterei in discussione questo governo neanche se la Meloni votasse Attila».
Intanto però Tajani dice che siete ininfluenti. Si sente ininfluente?
«In politica c’è una maggioranza e un’opposizione. L’opposizione deve fornire un’alternativa per il futuro, mentre chi è in maggioranza deve contare qualcosa, non fare la dama di compagnia. Per cui, spetta adesso a Fi far vedere, visto che sono in maggioranza e continuano a dirlo, se riescono a fermare tutto il programma di Ursula».
E come fanno? Si incatenano ai cancelli dell’Europarlamento?
«Non lo so, ce lo spieghino loro. Stare in una maggioranza comporta oneri e onori. Noi l’abbiamo provato con Draghi, quando non riuscivamo a fermare tante cose, pur provandoci e a volte riuscendoci come per il catasto, e ciò anche se la gente ci contestava tutte le cose che non riuscivamo a fermare. Se Ursula andrà avanti per la sua strada, ad esempio sul green, poi sarà un po’ difficile per gli amici di Forza Italia dire che non sia colpa pure loro. Mi auguro che riescano a fermare tutte quelle iniziative che vanno in senso contrario a quanto facciamo noi in Italia».
I rapporti tra di voi in Parlamento sono sempre sereni?
«Ma sì. Al contrario della sinistra, dove sono veramente divisi su tutto, noi sulla maggior parte delle questioni domestiche siamo sempre andati d’accordo. Quanto successo in Europa non comporta nessunissimo problema per il governo dell’Italia. Quello che ribadisco è che in Italia abbiamo un sacco di problemi che derivano dall’Europa. Cambiare l’Europa insieme a chi l’ha ridotta così mi pare difficile, ma vedremo chi avrà ragione».
Tra l’altro alcuni giornali riferiscono che se voi e Fi litigate, la maestra Meloni poi vi bacchetta…
«Oddio, a me personalmente la Meloni non mi ha mai chiamato…».
Ma come…
«Non mi ha mai chiamato sguainando il righello! Ci siamo sentiti per cose costruttive e se qualche volta l’abbiamo convinta a stare dalla parte giusta ne sono contento».
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