Ormai ci sono pochi dubbi. Il Mes presterà dei soldi all’Italia. In questo fine settimana sono stati febbrili i contatti tra le capitali europee, la Commissione e la Bce. Hanno tutti lavorato alacremente al fine di trovare una soluzione di compromesso. Il Consiglio Ecofin (ministri dell’Economia) convocato per oggi alle 15 in teleconferenza, dovrà mettere a punto i dettagli e convenire uno schema di massima e giovedì i leader europei dovrebbero dare la loro definitiva approvazione. Il Parlamento italiano? Al momento è prevista un’audizione informale del ministro Roberto Gualtieri per domani, alle 15, davanti alle Commissioni Bilancio riunite. Come se non ci fosse o quasi.
Sin da venerdì 12 le prime voci avevano comunque innescato parecchia tensione sui mercati, che avevano cominciato a dubitare della tenuta finanziaria dell’Italia, chiedendosi che bisogno ci fosse di ricorrere al Mes quando l’Italia si finanziava regolarmente emettendo Btp sul mercato. Mercoledì 18 la Bce aveva temporaneamente calmato gli animi, promettendo di acquistare fino a dicembre almeno 130/150 miliardi di Btp. Ma è subito apparso chiaro che Christine Lagarde aveva solo comprato tempo. Al blocco tedesco (con l’Olanda a fare la parte del poliziotto cattivo) non sta bene che la Bce si spinga oltre una certa soglia negli acquisti di debito italiano, decisione già pericolosamente sotto la scure della Corte costituzionale tedesca, perché è pronta a scattare l’accusa di finanziamento monetario del deficit, vietato dai Trattati. Vogliono mettere le mani sul nostro bilancio, e il Mes è strumento perfetto per farlo. Mentre fino a venerdì si aveva solo un quadro indiziario al riguardo, tra sabato e ieri chiare impronte digitali sono state lasciate dal Commissario Ue Paolo Gentiloni e dall’intervento di un gruppo di economisti di prestigio vicini all’establishment Ue. Il primo ha dichiarato, dapprima velatamente al Sole 24 Ore e poi in modo esplicito al Financial Times, che ci sarà un accordo «a giorni». Secondo Gentiloni, si lavora su tre opzioni.
1 Il Mes offrirebbe alla generalità degli Stati aderenti una linea di credito «a condizioni rafforzate» accompagnata da uno specifico accordo che regoli le spese finanziabili; questa linea di credito spalancherebbe le porte all’azione della Bce come acquirente in misura illimitata di titoli pubblici italiani nell’ambito del programma Omt, varato da Draghi nel 2012 per Paesi in difficoltà. L’offerta alla generalità degli Stati servirebbe a evitare l’onta, mal digerita a Roma, di condizioni di rientro specificamente riferite all’Italia.
2 Una speciale linea di credito del Mes mirata al finanziamento delle spese per l’emergenza sanitaria.
3 L’emissione di coronabond da parte del Mes, sempre per l’emergenza sanitaria.
Quanto prospettato da Gentiloni trova precisa corrispondenza, quasi su carta carbone, con l’articolo pubblicato sabato sul sito Voxue.org da 13 economisti europei, tra cui gli italiani Francesco Giavazzi e Lucrezia Reichlin. Essi liquidano come ancora prematura l’opzione di emettere eurobond, mutualizzando così il debito tra i paesi dell’eurozona. Teoricamente sarebbe la scelta migliore, ma il Mes non è adatto per farlo e gli Stati membri stanno già facendo scelte di bilancio autonome per mitigare gli effetti della crisi. La loro soluzione è quella di una nuova linea di credito con scadenza molto lunga, con una condizionalità ridotta all’essenziale, dedicata al finanziamento di spese per contenere gli effetti della crisi da Covid-19, a patto che i beneficiari non lo sfruttino per far passare aumenti di spese o riduzioni di tasse non connesse alla crisi. Non si sa chi valuterà cosa è connesso e cosa non lo è.
La trappola in cui vogliono attirarci è chiara. Ricevere il sostegno della Banca centrale per i propri titoli pubblici, come accadrebbe in qualsiasi altra parte del mondo, secondo i falchi del Nord è un pasto gratis che non intendono concederci, ci vogliono prima subalterni e sotto condizione. Questa è l’Europa.
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