- Spunta un video in cui il colosso Makao, che ha lavorato per il leader di En Marche, compare accanto all’uomo nella cui casa fu scovato Abdelhamid Abaaoud, la mente degli attacchi.
- Banlieue parigine in fiamme. Coprifuoco per i minorenni. A Colombes, a Nord della capitale, chi ha meno di 17 anni non potrà circolare dopo le 22. Il sindaco spera così di arginare le violenze dei giovanissimi, sempre più frequenti.
- «All’Eliseo c’è una polizia parallela». Duro intervento di Marine Le Pen sull’affaire legato alla figura del controverso Alexandre Benalla. Intanto il presidente prende la parola e spiazza tutti: «Alexandre non è il mio amante» .
- Magistratura all’assalto del Front national. Conti bloccati per il movimento populista I giudici indagano sui fondi del partito.
Lo speciale contiene quattro articoli.
Makao, un rugbista originario della Repubblica Democratica del Congo di 27 anni, è stato una delle guardie del corpo di Emmanuel Macron nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2017. Niente di strano, se non fosse che la stampa francese ha scoperto che il colosso di 2,13 metri annovera tra le proprie conoscenze Jawad Bendaoud, l’affittacamere, dei terroristi del Bataclan. Chi ha reso possibile tutto ciò? A quanto pare, è l’uomo che da una settimana occupa le prime pagine dei giornali: Alexandre Benalla. Un fedelissimo ex «gorilla» di Macron.
Per capire la situazione bisogna fare qualche passo indietro e tornare al 2015. Nelle ore successive ai tragici attacchi terroristici al Bataclan, in alcuni ristoranti parigini e allo Stade de France, costati la vita a 130 persone, le forze dell’ordine francesi hanno ritrovato il covo di alcuni dei membri del commando terrorista. Una bicocca nel cuore di Saint-Denis, la cittadina alla periferia nord di Parigi, spesso teatro di fatti di cronaca legati alla delinquenza o al terrorismo. Una cittadina dove a fianco della celebre cattedrale, dove per secoli hanno trovato l’estremo riposo i sovrani francesi, vivono numerose comunità di origine immigrata.
Nell’appartamento, avevano soggiornato la «mente» degli attentati, Abdelhamid Abaaoud e altri complici dopo la carneficina. L’abitazione è stata distrutta dall’attacco delle teste di cuoio francesi, una volta individuato il covo. E mentre la stampa seguiva l’azione delle forze speciali, davanti alle telecamere del canale all news Bfm News, è passato anche Jawad…. che candidamente aveva dichiarato «ho appreso che (l’assalto delle teste di cuoio, ndr) era a casa mia… A me è stato domandato di fare un piacere. Ho fatto un piacere, normale».
La spavalderia del giovane non è stata sufficiente ad evitargli un processo, dal quale, a gennaio di quest’anno, è uscito assolto in primo grado (ma la procura ha deciso di fare appello) perché i giudici hanno stimato che Jawad Bendaoud non sapesse che stava dando rifugio a dei terroristi.
Tornando ai giorni nostri, Bendaoud – che lo scorso giugno è stato condannato a portare il braccialetto elettronico per ingiurie contro dei poliziotti – conosce il gigante Makao. La prova si trova il alcune story di Instagram, pubblicate il 6 giugno scorso sul profilo di Bendaoud. Nei video i due sono ripresi mentre giocano al videogioco Fifa 2018. Il quotidiano Libération ha anche confermato di aver trovato sul profilo Instagram di Makao una foto che lo ritraeva insieme a Emmanuel Macron all’Eliseo. Lo scatto non risale ai tempi della campagna elettorale, è stato realizzato solo due giorni prima dei video.
Ma il legame tra il presidente della Repubblica francese e il giovane congolese è stato reso possibile proprio grazie a Alexandre Benalla. È lo stesso Makao ad affermarlo in un’intervista pubblicata il 22 marzo scorso dal quotidiano locale La Nouvelle République dopo la visita ufficiale di Macron a Tour. Nell’illustrare il proprio percorso da sportivo, nato a Kinshasa ed ex membro della nazionale congolese di rugby, Makao ha spiegato di aver giocato anche per alcune squadre transalpine, di aver lavorato come buttafuori per varie discoteche parigine e ai concerti di due star del rap francese. Successivamente «Alexandre Benalla mi ha contattato». Continuando a leggere l’intervista si apprende quanto sia stato forte il legame tra lui, Emmanuel Macron, la prémière dame e la famiglia di quest’ultima. Il self made man di origine congolese, ha affermato in effetti di non lavorare più per il presidente «perché vorrebbe che entrassi in polizia. È il suo direttore della sicurezza, Alexandre Benalla, che sapendo che abito a Tours, ha voluto fare una sorpresa al capo, che mi ha dato un bacio in fronte perché era contento di rivedermi». E ancora: «È una famiglia d’oro…», «mi consideravano come un figlio, non come un dipendente. Sono stato nella loro casa di Touquet», cioè nella residenza privata dei Macron.
I deputati della commissione d’inchiesta dell’Assemblea Nazionale, stanno cercando di fare luce in merito alle relazioni tra Macron e Benalla. Della commissione fa parte anche Marine Le Pen che ha sollecitato chiarimenti sulle circostanze che hanno portato a questa situazione. L’ex candidata del Rassamblement National (nuovo nome del Front National), intervistata il 23 luglio da Bfm Tv, è andata oltre. Ha ricordato la notizia, circolata su internet, sui legami tra Benalla e Makao e tra quest’ultimo e Jawad Bendaoud. «Una guardia del corpo di Emmanuel Macron», ha dichiarato, «conosceva intimamente colui che è stato l’affittacamere di Daesh… Sembrerebbe che sia stato il signor Benalla a reclutare questa guardia del corpo. Ma Macron è il presidente della Repubblica, non il capo di una gang».
Matteo Ghisalberti
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