Mr Microsoft telefona a Giuseppi e ora può incassare oltre 150 milioni
Bill Gates (Ansa)
Nella bozza del dl Rilancio spunta un finanziamento all’ente che piazza bond per Gavi, il trust dei vaccini foraggiato da Bill Gates. Senza controlli democratici, Giuseppe Conte ha sposato la sua agenda. E la porterà al G20.

Sabato 2 maggio: alla vigilia della fase 2, il magnate Bill Gates, direttamente da Seattle, contatta Giuseppe Conte. «Al centro del colloquio», spiega una nota di Palazzo Chigi, c’è «la promozione della cooperazione globale nella lotta al coronavirus». In particolare, «Conte ha ribadito l’intenzione italiana di tenere ben in evidenza» il tema del contrasto alle pandemie e della ricerca sui vaccini «nell’agenda del G20 del 2021, di cui il nostro Paese assicurerà la presidenza. Elemento fortemente sostenuto da Bill Gates». E cosa spunta, 11 giorni dopo, dentro le 400 e rotte pagine della bozza del decreto Rilancio, discussa in cdm? Oltre 150 milioni di finanziamento all’International finance facility for immunisation e alla Coalition for epidemic preparedness innovations, creature legate a doppio filo alla galassia di Mr Microsoft.

Il testo definitivo del decreto, nonostante la televendita del premier, ancora non esiste. La maggioranza litiga sulle coperture e le misure sono al vaglio della Ragioneria dello Stato. Ma se confermata, l’elargizione a favore dei trust sanitari calzerebbe a pennello, in un impianto normativo più da Milleproroghe che da maxi finanziaria.

All’articolo 40, la bozza del dl prevede «l’estensione della partecipazione dell’Italia all’International finance facility for immunisation» (nell’originale è scritto male, con la zeta). Il nostro Paese ne è partner dal 2005 e ora dispone «un contributo globale di euro 150 milioni, da erogare con versamenti annuali fino al 2030, valutati in 30 milioni a decorrere dall’anno 2026». In più, «è autorizzato il versamento aggiuntivo», sempre all’Iffim, di 5 milioni nel 2020, «per il finanziamento della Coalition for epidemic preparedness».

Ma in che modo questi enti sono collegati a Gates? L’Iffm è uno strumento finanziario che piazza sui mercati delle obbligazioni, dette vaccine bonds, per raccogliere risorse da destinare a Gavi alliance. E cos’è Gavi? Il suo vecchio nome parla da sé: Alleanza mondiale per vaccini e immunizzazione. È una partnership di soggetti pubblici e privati, lanciata nel 1999 dalla Fondazione Bill e Melinda Gates, che impegnò 750 milioni di dollari. Al suo bilancio contribuiscono l’Oms, e, tramite l’Iffim, vari Paesi, Italia inclusa. Ma la parte del leone, manco a dirlo, la fa Mr Microsoft: a marzo, per il quadriennio 2016-2020, la Fondazione Gates aveva donato a Gavi più di 1 miliardo e mezzo di dollari. In sostanza, con il decreto Rilancio, l’Italia stanzia risorse in favore di un’organizzazione che piazza vaccine bonds, con i quali finanzia un ente quasi monopolizzato dai capitali di Gates.

La copertura, ironia della sorte, il decreto la individua nel Fondo per interventi strutturali di politica economica. Quello che i governi usano come una specie di salvadanaio per le misure omnibus, ma che era nato per «agevolare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, anche mediante interventi volti alla riduzione della pressione fiscale». Imprese e famiglie si morderanno le mani, pensando al massacro di tasse cui vanno incontro a fine estate. Si noti, poi, che la sovvenzione non pare nemmeno essere direttamente connessa alla pandemia: i 30 milioni annui dovrebbero essere versati a partire dal 2026, quando si spera che il Covid-19 sia solo un brutto ricordo. Per quest’anno, il dl Rilancio mette sul piatto solo i 5 milioni aggiuntivi da indirizzare alla Coalition for epidemic preparedness innovations. In questo caso, il link con Mr Microsoft è ancora più cristallino: l’organizzazione è stata cofondata è ed è cofinanziata dalla Bill e Melinda Gates foundation e dal Wellcome trust, l’altro colosso delle charity sanitarie.

Ancor prima che i soldi, in ballo c’è la volontà di inserirsi in una specifica filiera internazionale. È una questione di potere, il vero nocciolo della campagna di lobbying condotta da Bill Gates approfittando del coronavirus. Il creatore di Microsoft sarà pure un filantropo, ma la sua crociata per il vaccino significa che la sua fondazione potrà mettere le mani su un business enorme. E che l’ingegnere elettronico potrà condizionare l’agenda sociosanitaria mondiale. Il senso del finanziamento contenuto nel decreto Rilancio, che curiosamente arriva poco dopo il colloquio ConteGates, è questo qua: segnalare che Roma abbraccia il programma pluriennale del miliardario statunitense. D’altronde, come ammesso candidamente da Palazzo Chigi, Giuseppi s’è impegnato a portare avanti le sue istanze al G20 dell’anno prossimo, quando a presiedere il vertice sarà proprio l’Italia.

In questa partita, perciò, c’è un grande assente: il meccanismo dei controlli democratici. Più semplicemente, una discussione pubblica, trasparente, informata, sull’opportunità di consegnare i pieni poteri a un miliardario che risponde solo a sé stesso, che ha tante idee brillanti ma nessun supervisore e che gode dell’opportunità d’imporre politiche e soluzioni agli Stati, solo perché ha tanti soldi e tanti canali d’accesso ai leader politici. È giusto che l’Italia alimenti questi vincoli con Bill Gates? L’individuo che, magari trascurando persino le terapie più promettenti, punta tutti i fiches sul vaccino? Che vuole un lockdown a oltranza fino a farmaco prodotto e distribuito, ovviamente sotto la sua egida, all’intero orbe terracqueo? Quali opacità sarebbe opportuno dissipare, prima di compiere un simile passo? Che ne pensa il M5s, teoricamente sensibile a certi cortocircuiti?

Essendo un decreto legge, il dl Rilancio sarà discusso in Parlamento. È una buona notizia: se l’articolo 40 non scomparirà prima, quelle domande, i deputati, potranno rivolgerle direttamente al governo.

Da non perdere