Lagarde molla la Bce nella tempesta
Christine Lagarde (Ansa)

Christine Lagarde prepara il trasloco al World Economic Forum, già a novembre. Un cambio di scrivania niente male: da Francoforte, dove si maneggiano tassi, inflazione e aspettative dei mercati, a Davos, dove i potenti del pianeta si ritrovano ogni anno per discutere di come salvare il mondo.

A riferirlo è Reuters. Se l’ipotesi si concretizzasse, Lagarde lascerebbe l’Eurotower con quasi un anno d’anticipo sulla scadenza naturale del mandato. Per ora non c’è alcuna decisione definitiva. Il consiglio di amministrazione del Wef, del quale fa parte la stessa Lagarde, dovrebbe riunirsi il 2 novembre, ma il punto non è soltanto dove potrebbe andare Lagarde. È soprattutto quando potrebbe partire. Perché, nella complicata liturgia delle istituzioni europee, il calendario non è mai un dettaglio burocratico: spesso è il vero padrone della partita.

Lagarde e il possibile addio anticipato alla Bce

Dietro la possibile accelerazione ci sarebbe infatti la politica francese. Anticipare l’uscita della presidente della Bce consentirebbe di avviare la successione e riorganizzare alcuni incarichi ai vertici dell’istituzione prima delle presidenziali francesi della primavera 2027. In altre parole, Emmanuel Macron finché siede all’Eliseo può ancora giocare le proprie carte. Dopo, chissà.

La vittoria quasi certa di Marie Le Pen provocherebbe un terremoto. E non importa se a provocarlo sarebbe la volontà popolare. Le tecnocrazie sono allergiche alle urne.

una corsa contro il tempo per mettere al sicuro gli equilibri istituzionali prima che cambi il vento politico francese. Altro che semplice trasloco. Qui si prepara un risiko per ridisegnare gli equilibri dell’Europa finanziaria. Perché quando si sposta una sedia a Francoforte, spesso cominciano a scricchiolare anche quelle vicine.

Il problema è che tutto questo accade mentre i mercati avrebbero bisogno soprattutto di certezze. La Bce è chiamata a gestire una fase complessa, nella quale ogni segnale proveniente dai suoi vertici viene passato al setaccio da investitori e operatori finanziari. Una successione preparata con ordine può garantire continuità. Una girandola di nomine percepita come il risultato di un incastro politico rischia invece di alimentare interrogativi sulla stabilità dell’istituzione.

L’indipendenza della Bce e le incertezze dei mercati

L’indipendenza della Bce resta un pilastro dell’architettura europea, anche se nessuno può fingere che le grandi decisioni istituzionali nascano in un vuoto pneumatico, lontano dalle ambizioni dei governi.

Lagarde avrebbe davanti a sé un approdo prestigioso. Il World Economic Forum è una passerella dove si incrociano capi di Stato, banchieri, imprenditori e grandi investitori. Resta da capire l’intenzione di lasciare Francoforte prima del previsto o se le indiscrezioni anticipino una decisione ancora tutta da maturare. La scadenza ufficiale del mandato rimane nell’ottobre 2027 e, al momento, non è stato annunciato alcun addio. Ma la sola possibilità di una partenza anticipata basta a mettere in moto le manovre per la successione. La partita, dunque, è appena cominciata. Da una parte la Bce, che deve garantire continuità e credibilità; dall’altra il World Economic Forum, pronto a offrire a Lagarde un nuovo palcoscenico internazionale; sullo sfondo, Parigi, dove le elezioni del 2027 potrebbero cambiare gli equilibri politici e rendere assai più complicata la distribuzione degli incarichi europei.

Se Lagarde farà davvero le valigie, non sarà soltanto una presidente che lascia il proprio ufficio prima della scadenza. Sarà l’apertura di una partita delicata, nella quale ogni nomina avrà un peso e ogni settimana potrà fare la differenza.

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