Altro che gelati, a Milano è guerra. Esecuzione in strada: ucciso a 18 anni
Ansa
Caccia a una gang di bosniaci che avrebbe prima picchiato il connazionale per poi freddarlo con tre colpi. Mentre la giunta del sindaco Giuseppe Sala pensa ai divieti anti movida, nella zona Sud-Est è faida tra bande.

Mentre la giunta di Beppe Sala si preoccupa di vietare acqua e gelati d’asporto dopo mezzanotte, e dopo aver negato, in passato, un problema di sicurezza nella città, a Milano ieri notte è andato in scena un omicidio brutale, che più sono andate avanti le indagini e più è sembrato assumere i connotati di un regolamento di conti. Sono le tre di notte in via Varsavia, accanto all’ortomercato nella zona Sud-Est di Milano, quando un gruppo, che gli inquirenti stimano di quattro persone (ma i fratelli della vittima parlano di cinque o sei), attacca il Ducato grigio in cui Jhonny Sulejmanovic, diciottenne di origine bosniaca ed etnia rom, dorme insieme alla moglie. Le forze dell’ordine hanno repertato sull’asfalto almeno sei bossoli da revolver calibro 7,65, ovvero l’arma che ha ucciso il giovane. Tre proiettili sono andati a segno e si sono conficcati nel torace. Altri colpi, invece, hanno crivellato la carrozzeria del furgone. La moglie, che ha assistito alla scena, è rimasta illesa.

La coppia si era stabilita in quella via da circa sei mesi. Dormivano nei loro veicoli anche altri membri della stessa famiglia, tra cui i genitori, il fratello e la sorella. Gli aggressori avrebbero prima mandato in frantumi i vetri del furgone con dei bastoni, poi avrebbero picchiato Sulejmanovic. Infine l’hanno giustiziato (è morto al Policlinico circa un’ora dopo il soccorso).

A quell’ora l’area è di solito già frequentata dai grossisti che iniziano a scaricare le merci. Gli inquirenti hanno subito fatto queste valutazioni: i killer conoscevano il furgone, quindi il delitto è stato pianificato. Inoltre è emerso che solo un’ora prima dell’agguato avevano avuto un’accesa discussione con la vittima. Un uomo in particolare.

«Voleva attirare mio marito fuori dalla macchina, voleva che andassero a bere, mio marito ha detto: “Non vengo a bere con voi, voi siete ubriachi e drogati, dove mi portate?”», ha raccontato a Pomeriggio 5 Samantha, la moglie di Sulejmanovic (incinta di un mese). Il suo racconto comprende le fasi dell’aggressione e dell’omicidio: «Ci hanno picchiati. Hanno picchiato me e mio marito. Dopo hanno sparato».

Per risolvere il caso, però, un certo peso specifico viene attribuito dagli inquirenti alle parole di Kevin, il fratello della vittima, sebbene sul movente il ragazzo è sembrato molto vago: «Mio fratello è stato punito perché non è uscito a bere col gruppo di cui faceva parte il suo assassino». Questa per gli inquirenti sarebbe, invece, solo la strategia messa in campo dai killer per attirare Sulejmanovic in una trappola. La parte più importante del suo racconto riguarderebbe invece l’identità degli assassini (che, stando al racconto del giovane, sarebbero di origini bosniache. «Mangiavamo insieme, bevevamo insieme, lavoravamo insieme», ha detto il fratello della vittima che agli inquirenti ha mostrato un video su Tik Tok per aiutarli nell’identificazione, «e poi che fanno, mi uccidono un fratello?»), ma anche il presunto proprietario della pistola con la quale sarebbe stato commesso il delitto. Nel pomeriggio, infatti, c’è stata una violenta lite tra un cinese che gestisce un bar nel quartiere che si è trasformato nella scena del crimine e i familiari della vittima che lo hanno accusato di aver fornito l’arma al killer. Gli investigatori hanno acquisito anche i filmati delle telecamere di sorveglianza che puntavano sulla strada. E pare che abbiano già individuato l’auto con la quale gli aggressori sono arrivati in via Varsavia per poi fuggire. Il cerchio, valuta chi indaga, si è stretto abbastanza. E i killer potrebbero avere le ore contate.

Il brutale episodio si inserisce all’interno di una polemica in corso da anni, tra il centrodestra e l’amministrazione dem, sulla sicurezza della città. Secondo Francesco Rocca, consigliere comunale di Fdi, si tratta del «più grave episodio di una situazione di illegalità e degrado presente da anni in zona Ortomercato».

«Sono anni che i residenti esasperati segnalano le problematiche», continua, spiegando come l’area sia di fatto una pentola a pressione esplosa nell’omicidio di ieri notte. Gli fa eco l’ex vicesindaco di Milano, oggi deputato, Riccardo De Corato, che parla di periferie «allo sbando e in mano alla criminalità organizzata e a delinquenti», come per esempio la zona attorno all’Ortomercato. Lo storico esponente di An ha anche riferito che chiederà la convocazione di un’apposita audizione presso la Commissione d’inchiesta alla Camera per la sicurezza e il degrado delle periferie italiane (di cui è membro), «con la presenza del Questore di Milano, del Comandante dell’Arma dei Carabinieri e del sindaco Sala, al fine di contrastare e arginare queste gravi situazioni che si sviluppano nelle periferie provocando disagi e grossi problemi a tutti i cittadini che ci vivono».

La Lega non ci va più leggera. «Mentre Sala adotta provvedimenti assurdi come il divieto di mangiare il gelato per strada la sera, non si accorge che intanto a Milano si spara e si muore», ha dichiarato il coordinatore regionale Fabrizio Cecchetti. «I milanesi meritano una città più sicura, libera dal degrado, dove mamme, bambini, giovani e anziani possono liberamente uscire di casa senza incorrere in episodi del genere. La priorità è ristabilire legalità e ordine. Possibile che il sindaco non lo capisca?». «Qualcuno a sinistra», ha aggiunto il deputato leghista Igor Iezzi, «dovrebbe spiegare a Sala che con provvedimenti assurdi e fuori da ogni realtà non si combatte l’illegalità a Milano».

Tra una parata antifascista e un provvedimento anti movida, si scopre forse il problema della sicurezza c’era davvero.

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