Un legge di bilancio da 30/32 miliardi che ha tra i suoi punti chiave una sanatoria per il rientro dei capitali all’estero, che secondo le prime stime potrebbe portare nelle casse dello Stato tra i 3 e i 5 miliardi. Spazio poi anche per una revisione del reddito di cittadinanza, una nuova rottamazione e l’innalzamento del tetto al contante. Queste alcune delle misure cardine su cui il governo Meloni sta lavorando in vista del cdm di lunedì. Oggi alle 18 il premier incontrerà i capigruppo di maggioranza.
All’interno della manovra ci sarà dunque l’innalzamento del tetto al contante, che inizialmente era stato inserito nel dl Aiuti quater per poi essere sfilato. A confermare la presenza della misura sono state proprio fonti della Lega che hanno sottolineano come «dal 1° gennaio 2023 il tetto per l’uso del contante salirà a 5.000 euro. La norma sarà inserita nella legge di bilancio». Altra misura di carattere fiscale è la flat tax che dovrebbe prevedere l’estensione della tassa piatta ad autonomi e partite Iva con ricavi fino a 85.000 euro (al momento la soglia è di 65.000). In bilico invece la flat tax incrementale per chi non aderisce al regime forfettario che avrebbe un’aliquota del 15% sull’incremento di reddito nel 2022 rispetto al maggiore dei redditi dichiarati nei tre anni precedenti.
Altro nodo cruciale è poi la rottamazione delle cartelle, per le quali il governo sta prevedendo di inserire delle forti agevolazioni per i debiti fino a 3.000 euro. Ma andiamo con ordine. Il primo livello della sanatoria andrà a colpire le cartelle fino a 1.000 euro relative al periodo d’imposta 2000-2015, prevedendo una sostanziale riduzione delle somme dovute attraverso lo strumento del saldo e stralcio. Da ricordare come questa misura, salvo modifiche, è rivolta ai contribuenti che versano in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica. L’Isee di riferimento non deve superare i 20.000 euro. Il secondo step riguarda invece i debiti fiscali tra i 1.000 e i 3.000 euro (il periodo di riferimento temporale è sempre tra il 2000 e il 2015). In questo caso si pensa a una possibile regolarizzazione delle posizioni pagando solo la metà dell’imposta non saldata. Per le cartelle sopra ai 3.000 euro, si sta ragionando sull’idea di far pagare l’intera imposta con una maggiorazione del 5%. La rottamazione, secondo il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, è fondamentale dato che «questa massa di cartelle c’è perché nel corso del tempo si sono avvicendati tanti provvedimenti in base ai quali, dopo l’iter che parte dagli avvisi di accertamento spesso non onorati dai contribuenti, si traducono in cartelle esattoriali: in tutto 1.132 miliardi. Di questi, la Corte dei conti ci dice che se ne possono riscuotere solo il 6-7%». A queste misure si dovrebbe aggiungere lo scudo fiscale per i patrimoni all’estero, misura che, ha assicurato il Mef di Giancarlo Giorgetti, non prevederà «nessun condono di carattere penale».
Oltre alla questione rottamazione, il governo Meloni deve anche ragionare sul taglio del cuneo fiscale, misura largamente attesa all’interno della legge di bilancio. Da ricordare come a dicembre c’è già una prima scadenza, decisa dal governo Draghi, che vede il termine dello sgravio contributivo del 2% per i lavoratori con redditi annui fino a 35.000 euro e che se confermato costerebbe 3,5 miliardi di euro. Somma che si dovrebbe invece moltiplicherebbe se si volesse dare seguito al programma del centrodestra e dunque attuare una misura più audace, come chiesto dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che prevede lo stanziamento di ben 16 miliardi di euro per dare sollievo ai redditi sotto i 35.000 euro. Opzione, quest’ultima, che per il momento sembrerebbe non trovare spazio, per motivi di risorse, all’interno della manovra.
Spazio invece ci sarà per quota 41, la revisione del reddito di cittadinanza e misure contro il caro bollette per famiglie e imprese. Ma andiamo con ordine. Per quanto riguarda la questione delle pensioni per il solo 2023 si prevede di introdurre quota 41, una misura transitoria volta, da una parte, a scongiurare la Fornero, e dall’altra, nel riuscire a rendere l’uscita dal mondo del lavoro più flessibile e dinamica. Sul reddito di cittadinanza il governo si sta ancora confrontando per trovare la soluzione più adatta all’attuale contesto economico: «Siamo ancora nella fase di studio. Abbiamo proposto di non estenderlo più a vita ma con una tempistica precisa per chi è abile al lavoro. Diciotto mesi di reddito con sei mesi di stop con formazione e inserimento nel mondo del lavoro, poi un decalage di 12 mesi. Arriviamo a un percorso di 36 mesi di reddito e poi si esce», ha detto il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. E infine il pacchetto, più corposo in termini economici, che riguarderà le misure per aiutare famiglie e imprese contro il caro bollette. I provvedimenti inseriti nella legge di nilancio saranno sulla stessa scia di quelli decisi con il dl Aiuti quater e quindi crediti di imposta, rateizzazione e taglio delle accise. Matteo Salvini ha poi annunciato che nella manovra entrerà anche il rilancio del ponte sullo stretto.
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