Israele all’assalto dell’Iran: è guerra. Colpiti i siti nucleari, vertici azzerati
Effetti dell'attacco israeliano su Teheran (Getty Images)
Eliminati i capi delle Guardie della rivoluzione e gli scienziati che lavoravano all’atomica. Forti esplosioni nella Capitale e negli obiettivi strategici, Fordow e Isfahan in fiamme: 78 morti e 329 feriti il bilancio parziale.

Dopo decenni di avvertimenti da parte di Israele sul pericolo del programma nucleare iraniano, e mesi di preparativi, l’alba di venerdì ha segnato l’inizio di una vasta operazione lanciata da Tel Aviv contro la Repubblica islamica: «Siamo in stato di guerra con l’Iran, non è una semplice operazione militare», hanno dichiarato alti ufficiali dell’Idf a Ynet. L’operazione, denominata «Am KeLavi» – traducibile dall’ebraico come «Forza del Leone» – è il risultato di una lunga preparazione, realizzata attraverso la stretta sinergia tra Idf, Mossad e il comparto industriale bellico del Paese con l’ausilio di informazioni di intelligence Usa. Secondo l’Associated Press, ora il Pentagono sta reindirizzando le risorse verso il Medio Oriente, in previsione di possibili ritorsioni. La Uss Thomas Hudner, un cacciatorpediniere con sistema di difesa missilistica, si sta dirigendo verso il Mediterraneo orientale, mentre un altro cacciatorpediniere è in arrivo, pronto per eventuali ordini della Casa Bianca.

L’offensiva ha preso di mira installazioni nucleari, strutture militari, basi di missili e figure di vertice del regime. Israele ha definito l’azione un «attacco mirato e preventivo» contro Teheran, giustificandolo con una «minaccia imminente» derivante dai progressi nucleari dell’Iran. Funzionari israeliani di alto livello hanno avvertito che l’operazione potrebbe innescare una fase di ostilità prolungata.

Secondo fonti ufficiali, nelle prime ore del mattino si sono susseguite diverse ondate di bombardamenti su numerosi obiettivi sparsi, continuati per tutta la giornata. L’Aeronautica israeliana ha impiegato oltre 200 velivoli: i caccia avrebbero sganciato più di 330 ordigni su circa un centinaio di bersagli, ha reso noto l’Idf. L’Iran ha lanciato almeno 100 droni kamikaze (tutti intercettati) e si attende una reazione di ben altro spessore. I Pasdaran hanno infatti promesso che «apriranno le porte dell’Inferno a Israele». Ma il colpo subito è durissimo. Tra le vittime ci sono Hossein Salami comandante delle Guardie della rivoluzione islamica (Ircg); Mohammad Bagheri, capo di Stato maggiore delle Forze armate iraniane; Esmail Qaani, comandante della Forza Quds dell’Ircg; Amir Ali Hajizadeh, comandante della forza aerospaziale dell’Ircg, Gholam Ali Rashid, comandante del quartier generale Khatam al-Anbiya; Ali Shamkhani, consigliere politico della guida suprema Ali Khamenei. Questi sei generali erano tra i massimi vertici della struttura militare iraniana. In un duro colpo al programma nucleare iraniano, l’agenzia di stampa Tasnim ha confermato che sei scienziati nucleari di alto livello – Abdolhamid Minooshahr, Ahmad Reza Zolfaqari, Amir Hossein Faghi, Motlabizadeh, Mohammad Mehdi Tehranji e Fereydoun Abbasi – sono stati uccisi negli attacchi israeliani. La prima raffica di missili ha colpito le residenze di alti ufficiali militari e ricercatori nucleari, concentrate soprattutto nel cuore di Teheran. In alcune circostanze le esplosioni hanno distrutto singole unità abitative all’interno di edifici multipiano, ma almeno un grattacielo è crollato su sé stesso provocando il cedimento di decine di piani nel cuore della notte. Nella medesima fase iniziale dell’attacco sono stati presi di mira anche i complessi nucleari sotterranei di Natanz e Fordow. Dal primo sito è stato diffuso un video che mostra un vasto incendio in corso. Il bombardamento iniziale ha interessato nove installazioni strategiche, tra cui centri operativi, hangar di droni e scali militari. Sei di questi obiettivi si trovavano nei sobborghi della Capitale. Il comando centrale dell’Ircg è stato completamente annientato. Durante gli attacchi non c’è stata alcuna reazione da parte della difesa antiaerea iraniana: è plausibile che gli attacchi israeliani siano stati condotti da caccia rimasti al di fuori dello spazio aereo iraniano, probabilmente in volo sopra il territorio iracheno, e con missili cruise lanciati da sottomarini Dolphin operativi nel Golfo Persico. L’attacco ha colpito non solo obiettivi strategici, ma inevitabilmente anche aree residenziali a Teheran e altre città. Secondo i media locali, a Teheran almeno 78 civili sono stati uccisi e 329 sono rimasti feriti ma si tratta di stime non confermate in modo indipendente. Circa due ore dopo è scattata la seconda fase. In questa nuova incursione sono stati neutralizzati i radar di sorveglianza e le batterie della difesa aerea, compromettendo le capacità di risposta dell’Iran contro le squadriglie in volo. Successivamente l’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riportato che Israele ha lanciato un attacco missilistico contro una base aerea situata a Hamedan, nell’area nordoccidentale dell’Iran. Stando a quanto riferito, il bersaglio sarebbe stato la base Noje, che avrebbe subito ingenti danni. L’offensiva israeliana contro il programma nucleare iraniano, l’apparato militare e il sistema missilistico di Teheran potrebbe protrarsi per diversi giorni. Secondo quanto riferito da un alto funzionario dello Stato ebraico al Wall Street Journal «l’operazione è tutt’altro che conclusa e il piano predisposto da Israele prevede una durata di almeno due settimane». Mentre scriviamo Israele ha ripreso i raid in Iran e ha colpito il sito nucleare fortificato di Fordow e vengono segnalate esplosioni a Isfahan, sito di conversione dell’uranio con la difesa antiaerea iraniana ancora impotente. Secondo le stesse fonti, esplosioni sono state udite in vari punti della Capitale Teheran mentre le sirene hanno suonato a Gerusalemme e nella zona in seguito al lancio di un missile dallo Yemen, caduto nella zona di Hebron senza fare danni. Inoltre, un messaggio di massima allerta è stato diffuso dal Comando del Fronte Interno israeliano. L’esercito ha invitato l’intera popolazione a «recarsi immediatamente nei rifugi e rimanervi fino a nuovo avviso ufficiale».

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