«Io, prigioniero in hotel a Shanghai. Così funziona la quarantena in Cina»
Kevin Frayer/Getty Images
Un imprenditore italiano racconta la sua esperienza: isolamento totale e controllo a vista.

Carlo G. è un imprenditore italiano che vive a Hong Kong da diversi anni. Lavora per una grossa multinazionale e la settimana scorsa è dovuto andare a Shanghai per lavoro. Prima di sbarcare in Cina il manager è costretto a passare due settimane di quarantena in un albergo scelto dal governo cinese. Dalla sua camera alla periferia della megalopoli cinese spiega alla Verità come la Cina sta gestendo la quarantena.

Cosa ha dovuto fare per venire a Shanghai?

«Il viaggio deve essere preparato in primis con una lettera di invito da parte di una entità giuridica cinese. La lettera di invito viene registrata presso il distretto in cui l’azienda ha sede. Dopodiché viene inviata all’ufficio visti di Shanghai. In casi di approvazione tutto viene inviato al governo di Hong Kong che rilascia il permesso per partire. Ci sono poi alcune procedure ben precise da seguire: due settimane prima della partenza bisogna fare un test salivare che va ripetuto fino a un massimo di 72 ore prima del volo. Se è negativo, prendi l’aereo. Nel mio caso l’aeroporto di Hong Kong era semideserto, così come quello di Shanghai. Io sono arrivato nel terminal che raccoglie i Paesi di lingua cinese».

Poi cosa succede?

«Uscito dall’aereo c’è un percorso predefinito e delimitato da transenne. Il personale ha tutte le protezioni: tuta bianca, mascherina, guanti, cappuccio e occhiali protettivi. Si arriva a un punto in cui si deve fare un altro tampone. Successivamente si arriva alla raccolta delle valigie. A quel punto si prendono i bagagli e si viene smistati tra coloro che restano a Shanghai e chi deve andare verso altre destinazioni. Si arriva poi a un recinto dove si procede alla registrazione che serve per accedere ai mezzi di trasporto che porteranno alla destinazione finale. Ci sono controlli continui per verificare che le persone che sono nel primo recinto siano quelle che effettivamente devono prendere l’autobus per andare nell’hotel previsto dal governo. Giunti a destinazione c’è un altro controllo al centro di isolamento per verificare che le persone scese dall’autobus siano quelle che devono entrare nelle camere. Tutto viene controllato scrupolosamente per evitare errori. Gli hotel sono tutti transennati con barriere alte almeno due metri e c’è un solo ingresso e una sola uscita».

L’hotel com’è?

«Si tratta di un albergo decente. Potendo, certo, avrei scelto diversamente. Se non altro la stanza è spaziosa. In camera viene fatto trovare un pacchetto con tutti i beni di prima necessità come spazzolini, acqua da bere, disinfettanti per le pulizie. Il frigo bar è stato tolto. Non so perché. C’è proprio il buco, dove prima è chiaro ci fosse. Non si può uscire dalla stanza. Ci sono centri dove non si può nemmeno aprire la porta da dentro. Nel mio caso si può aprire, ma ci sono delle telecamere da dove guardano se violi l’isolamento. Fuori dalla mia stanza c’è un tavolino dove appoggiano il cibo per colazione, pranzo e cena. Per fortuna c’è una scrivania dove posso lavorare. Internet è decente la mattina, la sera lentissimo. C’è anche la televisione, solo cinese ovviamente».

Le pulizie chi le fa?

«La pulizia è a tuo carico. Ti viene dato uno straccio e le fai da solo. L’isolamento è completo e rigoroso. Non si possono avere contatti con nessuno, se non con il medico che, tutto bardato, viene a provare la febbre ogni giorno».

Il cibo com’è?

«È tutto confezionato e prodotto da una cucina interna. Si tratta di cibo cinese. A volte lo lascio perché immangiabile, altri giorni più passabile».

Gli hotel sono tutti dello stesso livello?

«Non saprei con certezza. Conoscendo la Cina, posso dire che gli hotel sono di livello decente nelle grandi città. Chi deve andare in ambienti più rurali non so cosa possa trovare».

Quando tornerà a Hong Kong la attendono altri 15 giorni di quarantena?

«Spero di no. Dovrò stare qui due mesi e mi auguro che la situazione migliori. A Hong Kong, comunque, i controlli sono molto più all’acqua di rose, infatti ci sono molto più contagi. Molte persone giunte dall’India hanno portato anche il virus».

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