Uberto Crescenti: «Il cambiamento climatico? Colpa dei vulcani e del sole»
Uberto Crescenti (Youtube)
Il geologo: «La mia disciplina dimostra che nei secoli passati le temperature sono state anche più alte. E oggi gli eventi avversi sono meno frequenti di un tempo».

Si batte per quella che gli scienziati chiamano aletheia: la verità dei dati che servono da verifica alle teorie. Uberto Crescenti, fisico di formazione, è uno dei padri della geologia moderna in Italia e non smette di dichiarare che l’Onu sul clima dice il falso, che il procurato allarme sul clima nasconde un business. A 82 anni non smette la sua attività di ricerca. Ha lavorato per la Montecatini in gioventù, cercando fonti energetiche, poi si è dedicato alla scienza e all’insegnamento. Il suo curriculum accademico è sterminato. Basti dire che è stato Rettore dell’Università di Chieti per 12 anni e ha insegnato nei maggiori atenei italiani e all’estero. Ora dal suo buen ritiro di Pescara osserva ancora la sua «amata terra» e nei giorni in cui, dopo le alluvioni in Toscana, torna prepotente il mantra del cambiamento climatico andiamo ad ascoltarlo per sapere davvero come stanno le cose.

Professore il coro dei catastrofisti è unanime: l’uomo distrugge il pianeta con le emissioni climalteranti. È davvero così?

«È una falsità colossale. Il premio Nobel per la fisica 1973 Ivar Giaever così si è espresso in merito: “Il riscaldamento globale dovuto all’uomo è la più grande frode pseudoscientifica che abbia mai visto nella mia lunga carriera di fisico”».

Possibile che un gas come la CO2, indispensabile alla vita, sia il primo responsabile della morte?

«Non esistono prove scientifiche a sostegno di questa affermazione. In particolare non c’è correlazione tra l’aumento della CO2 in atmosfera e l’andamento della crescita della temperatura. In particolare, mentre la CO2 è sempre aumentata dal 1880 circa ad oggi, la temperatura nello stesso intervallo di tempo è variata autonomamente. In particolare tra il 1940 e il 1970 c’è stato un rallentamento della crescita della temperatura addirittura con una leggera diminuzione. La stessa cosa è avvenuta dal 1998. Inoltre l’esame delle temperature registrate dal 1918 ad oggi nella stazione meteorologica del Gran San Bernardo in Val d’Aosta, a 2.200 metri di quota, mostra il succedersi di ben 11 fasi climatiche, caldo-fredde, come dimostrato da una attenta analisi della glaciologa Augusta Vittoria Cerutti di Aosta. Nello stesso intervallo di tempo la CO2 è invece sempre aumentata».

Il clima cambia, su questo credo non ci siano dubbi. Ma perché cambia è la domanda che tutti ci poniamo e finora ci hanno dato una sola risposta: per via delle emissioni. Esiste un’altra possibile e plausibile risposta?

«Non ci sono certezze sulla causa del cambiamento climatico. Probabilmente la causa principale è il sole come dimostrano le ricerche di Nicola Scafetta, professore di Fisica dell’ambiente all’Università di Napoli. Da non sottovalutare però anche l’attività vulcanica del nostro pianeta. Nel maggio 2019 Enrico Bonatti, geologo di fama mondiale, pubblicò un articolo dal titolo «Tutti guardano al sole come causa del riscaldamento globale del nostro pianeta, ma il caldo viene anche da sotto». In particolare Bonatti si riferiva alla tettonica a zolle che regola la morfologia del nostro pianeta. Così ad esempio ci sono oltre 60.000 km di dorsali medio oceaniche (la più nota è quella che percorre tutto il nostro pianeta da Nord a Sud e separa ad ovest le placche americane da quelle africano-europea ad est) da cui fuoriesce il magma a temperature superiori ai mille gradi. Così pure ci sono oltre 40.000 km di fosse oceaniche (profonde migliaia di metri) cui si associano fenomeni vulcanici in superficie».

Voi geologi avete gli strumenti per misurare le mutazioni di struttura del pianeta. Si può risalire a una storia del clima «leggendo» le rocce, la morfologia della terra?

«Le scienze geologiche (geologia, paleontologia, morfologia soprattutto) consentono di ricostruire la storia del nostro pianeta, con estremo dettaglio. Così si scopre che il nostro pianeta è un vero e proprio organismo vivente (le montagne crescono, si sviluppano e poi scompaiono); viviamo troppo poco per accorgerci di questa attività (per un essere microscopico che vive qualche frazione di secondo il mare in tempesta è statico, non vede il formarsi dell’onda, il suo movimento e il frangersi). Noi siamo come quell’essere microscopico e viviamo troppo poco per accorgerci delle notevoli variazioni della morfologia del nostro pianeta. Così in fatto di clima le scienze geologiche permettono di ricostruire in dettaglio le variazioni climatiche del nostro pianeta. Così si scopre il succedersi di fasi calde e fasi fredde (fasi glaciali e interglaciali) che sempre ci sono state».

Alcuni suoi colleghi che vanno molto di moda in televisione parlano di irreversibilità del cambiamento climatico, sostengono che l’innalzamento previsto di 1,5 gradi della temperatura è sottostimato e sostanzialmente chiedono che si cambi subito stile di vita. Sembra un invito alla decrescita felice. Ma è davvero questa la strada?

«Si tratta di colleghi schierati ideologicamente. Tra questi Mario Tozzi (si veda su internet alla voce «Crescenti Tozzi» due miei interventi). Non è possibile fare previsioni sul futuro del clima in quanto non conosciamo tutte le cause che lo determinano. Certo è invece che nel passato abbiamo avuto fasi calde superiori a 1.5 gradi centigradi senza il verificarsi della fine del nostro pianeta Ad esempio 52 milioni di anni fa la temperatura è stata superiore di ben 8 gradi centigradi senza il verificarsi della fine nostro pianeta. In tempi meno lontani si ricorda il periodo caldo romano quando Annibale attraversò le Alpi con gli elefanti su passi oggi impercorribili per il ghiaccio, così pure il periodo caldo medioevale (tra il 900 e il 1400) con temperature superiori a 12 gradi quando i vichinghi colonizzarono la Groenlandia. Il nostro pianeta non è scomparso».

Indubbiamente dietro l’allarme sul clima ci sono anche notevoli interessi: si pensi solo alla finanza cosiddetta green, agli Esg. È possibile che via sia stata una pianificazione dell’allarme?

«In un libro molto interessante dal titolo Climatismo, una nuova ideologia di Mario Giaccio, edizioni 21/mo secolo, è ben documentato l’enorme interesse finanziario che sin cela sotto il falso problema della fine del nostro pianeta a causa del riscaldamento globale».

I giovani di Ultima generazione come prima quelli di Friday for future sono sentinelle dell’ambiente o solo ragazzi manipolati che possono diventare anche ecoterroristi?

«I giovani di ultima generazione sono vittime della campagna catastrofista che da anni è diffusa nelle scuole, nei giornali (1989, Repubblica del 2 novembre: «Dieci anni per salvare la Terra». 2007, Repubblica, 16 dicembre: «Ambiente: due anni per salvare il mondo», eccetera) e dalle tv di Stato. Non sono però scusabili per le azioni di stampo terroristico».

L’Europa con il suo green deal e ciò che ne deriva pare impegnata ad obbedire ad una sorta di religione laica: il verde a ogni costo. Ma ha senso porsi dei limiti di emissione al 2035 quando ad esempio Cina ed India prendono impegni al 2070?

«Non ha senso. Si pensi che all’Europa si deve l’emissione di gas climalteranti per il 9% del totale mondiale (l’Italia è allo 0,9%). Che senso ha quindi intervenire con costose politiche?».

L’energia è uno dei capitoli centrali di questo dibattito sul clima. Prima dipendevamo dalla Russia, oggi dagli arabi e in parte dall’America, e per le tecnologie e la fornitura dalla Cina. Ha senso puntare tutto sulle rinnovabili, sulla mobilità in elettrico, o si dovrebbe pensare ad esempio al nucleare e sviluppare una tecnologia energetica autonoma?

«Non vi è dubbio che il nucleare è la fonte di energia più sicura e non inquinante. L’Italia paga un prezzo troppo alto in tema di approvvigionamento energetico. Due grandi manager del passato, Enrico Mattei e Felice Ippolito, tentarono di rendere autonoma l’Italia in fatto di approvvigionamento energetico. Ippolito per il nucleare fu di fatto eliminato con la irresponsabile attività della magistratura che praticamente lo cancellò. Mattei invece fu assassinato probabilmente per iniziativa delle grandi compagnie petrolifere»

Il professor Zichichi e non solo lui insiste nel sostenere che il cambiamento climatico è derivante dall’attività solare e dunque l’uomo può pochissimo. Gli si ribatte che tutta la scienza pensa il contrario. Come stanno davvero le cose?

«Il professor Zichichi ha ragione. Non è vero che tutta la scienza pensa al contrario. Si dice che solo il 3% degli scienziati è anticatastrofista. Basti pensare che il libro dal titolo La Natura non l’Uomo governa il clima (edito da 21/mo secolo) ha avuto oltre 30.000 adesioni da tutto il mondo. Se questo è il 3% allora i catastrofisti dovrebbero essere circa un milione!».

Ultima domanda: gli allarmi ripetuti sulle alluvioni, l’enfasi su questi eventi avversi che però in molti dicono essere «normali», hanno un senso? Ed è vero che ci sono meteorologi che si «spacciano» per climatologi, ma tra le due discipline c’è un abisso, che è un po’ come affidare lo studio della storia a un cronista? Stiamo vivendo davvero un’anomalia catastrofica o siamo in una bolla propagandistica?

«Sul tema ricordo un bel libro di Sergio Pinna (ordinario all’Università di Pisa) dal titolo La falsa teoria del clima impazzito, Felici editore. in cui si dimostra con una analisi dettagliata degli eventi estremi del passato che tali catastrofi sono in effetti diminuite. Ricordo pure che Christopher Landsea, climatologo studioso di uragani, si dimise dall’Ipcc (organismo fondato dall’Onu) perché non condivideva le affermazioni di questo organismo che sosteneva in uno dei suoi documenti che al contrario tali eventi erano aumentati».

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